Sabato 06 giugno 2026
Davestra
Escursioni nella natura, arte, storia e tradizioni della Val Belluna e dintorni
Sabatambientali – ciclo primaverile

Escursioni nella natura, arte, storia e tradizioni della Val Belluna e dintorni
Sabatambientali – ciclo primaverile

Escursioni nella natura, arte, storia e tradizioni della Val Belluna e dintorni
Sabatambientali – ciclo primaverile

Il Deserto Bianco è un paesaggio che sfugge a ogni definizione. Non dune dorate, ma sculture naturali di gesso e calcare, levigate dal vento fino a sembrare funghi, torri, animali silenziosi che vegliano sull’orizzonte, che all’alba s’accendono di rosa e al tramonto virano verso l’ambra. Di notte, invece, il paesaggio si trasforma in un mare latteo e il cielo sembra potersi toccare con le dita, le rocce brillano di riflessi lunari e il confine tra terra e infinito si dissolve; opere d’arte che raccontano il dialogo eterno tra pietra, vento e luce in un silenzio assoluto che sa di infinito.
Poi d’improvviso appaiono palmeti, sorgenti termali, giardini e orti che profumano d’umido e della polvere del tempo. Nelle oasi s’avvertono echi di civiltà, templi faraonici, fortezze romane, tombe cristiane, cupole islamiche e mercati, dove il tè si versa lento, ambrato, come un rito antico e i datteri sono i confetti del matrimonio fecondo tra il deserto e l’acqua. Il deserto non si attraversa, si ascolta, si vede, si vive.

Una Venezia insolita: per goderne da un’altra prospettiva, quella dell’acqua, vogando insieme in una Dragon boat e per conoscerla come l’antica Porta d’Oriente con una passeggiata guidata nel sestiere Cannaregio.

A quasi 1.800 metri di altitudine, il Monte Lussari domina silenzioso il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Alpi Giulie. È una vetta di confine e, allo stesso tempo, un ponte naturale che unisce popoli e culture: latini, slavi e germanici trovano qui un luogo simbolico, dove la storia di queste terre si fonde con la bellezza dell’ambiente montano.. Cuore spirituale della montagna è il Santuario del Monte Lussari, un luogo che custodisce una leggenda antica e un significato profondo per le tre comunità linguistiche che qui convergono. Sorto nel XIV secolo come semplice cappella, ampliato due secoli dopo e più volte ricostruito dopo distruzioni causate da fulmini e bombardamenti, il santuario è sempre rinato nello stesso identico punto, quasi a ribadire la sua vocazione di simbolo di pace e unione. Oggi continua a richiamare fedeli da Italia, Austria e Slovenia, affascinati dalla sua storia e dalla forza spirituale del luogo.
I Laghi di Fusine sono uno degli angoli più caratteristici della montagna del Friuli-Venezia Giulia costituendo un mondo naturale a sé stante. Due specchi d’acqua limpida alla base di un catino di montagne imponenti.

“Parigi, 1830. Il poeta Rodolfo e il pittore Marcello dividono una soffitta e vivono la propria condizione di artisti squattrinati con tutta la spensieratezza della gioventù. Insieme al filosofo Colline e al musicista Schaunard decidono di trascorrere la vigilia di Natale al Caffè Momus. Attardatosi in casa per finire un articolo, Rodolfo conosce la sua vicina Mimì (ricamatrice afflitta da tubercolosi) e per entrambi è subito colpo di fulmine.”

I confini sono luoghi misteriosi e poco frequentati,
strani spazi dove le cose, le genti e le culture
vengono separate
rimanendo indissolubilmente in contatto
Cividale è stata luogo di passaggio e crocevia strategico per vari popoli fin dall’antichità, tra cui Celti, Romani, Longobardi, Franchi, Veneziani, Austriaci. Il passaggio di questi popoli ha lasciato un’eredità profonda nella storia, nell’architettura e nelle tradizioni della città. I siti longobardi – il monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo – sono Patrimonio Unesco dal 2011.
Alle spalle di Cividale, ecco le Valli del Natisone che si aprono a ventaglio verso la Slovenia con cui hanno condiviso, fino alla Grande Guerra, storia, tradizioni, lingua, cucina, al punto da avere un nome che è una sintesi dei due mondi: Slavia friulana, o Benecjia.
E nelle Valli del Natisone, un vero gioiello, San Giovanni d’Antro: una chiesa, una grotta, una leggenda. “…Aveva l’aspetto di un avamposto medievale, arroccato dove pareva impossibile persino piantare un chiodo. Le costruzioni tardogotiche proteggevano l’accesso all’antro vero e proprio… Ilaria Tuti, Madre d’Ossa)