Egitto e deserto bianco 🗓

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 Dal 08 al 16 novembre 2026 – posti disponibili

Profondo Egitto: deserto bianco e oasi del sud

                                                                 

Il Deserto Bianco è un paesaggio che sfugge a ogni definizione. Non dune dorate, ma sculture naturali di gesso e calcare, levigate dal vento fino a sembrare funghi, torri, animali silenziosi che vegliano sull’orizzonte, che all’alba s’accendono di rosa e al tramonto virano verso l’ambra. Di notte, invece, il paesaggio si trasforma in un mare latteo e il cielo sembra potersi toccare con le dita, le rocce brillano di riflessi lunari e il confine tra terra e infinito si dissolve; opere d’arte che raccontano il dialogo eterno tra pietra, vento e luce in un silenzio assoluto che sa di infinito.
Poi d’improvviso appaiono palmeti, sorgenti termali, giardini e orti che profumano d’umido e della polvere del tempo. Nelle oasi s’avvertono echi di civiltà, templi faraonici, fortezze romane, tombe cristiane, cupole islamiche e mercati, dove il tè si versa lento, ambrato, come un rito antico e i datteri sono i confetti del matrimonio fecondo tra il deserto e l’acqua. Il deserto non si attraversa, si ascolta, si vede, si vive.

Programma:

1° giorno, domenica 8 novembre: Bergamo > Il Cairo

Partenza in pullman da Belluno in mattinata verso l’aeroporto di Bergamo; Arrivo, disbrigo delle formalità d’imbarco e partenza con volo Bergamo/Cairo 12h45 e arrivo alle ore /17h30 al Cairo. Trasferimento all’hotel per la sistemazione nelle camere riservate e la cena.

2° giorno, lunedì 9 novembre: Il Cairo

Prima colazione e cena. Intera giornata dedicata alla visita delle piramidi, della sfinge di Giza e del nuovo museo egizio GEM.
Giza non è solo il luogo delle piramidi, è il Cairo che guarda il Nilo dalla riva occidentale. Il nome antico della zona era Rostau, che già allora significava luogo della soglia. Qui, secondo la cosmologia egizia, si passava dalla vita alla morte: e Giza è diventata celebre nel mondo grazie proprio a tre sepolcri reali eretti oltre 4.500 anni fa. Poi, le sabbie hanno via via svelato tombe, steli, statue, e anche qualche falsificazione ottocentesca. La piana sabbiosa dove oggi arrivano i pullman turistici era una necropoli. Gli archeologi descrivono un’urbanistica funeraria vera e propria, con strade, templi, case per i sacerdoti e per gli operai, magazzini, officine.
Oggi a Giza c’è il GEM, il Grand Egyptian Museum, recentemente inaugurato, è il simbolo di come l’Egitto voglia raccontarsi al futuro. Sorge su un’altura che guarda verso le piramidi, con un’architettura pensata per dialogare con loro, ma senza imitarle.
Il nuovo museo presenta pezzi mai esposti prima e di oggetti trasferiti dal vecchio Museo Egizio del Cairo, un milione di oggetti, si dice, forse di più. Sarà anche esposto tutto il corredo di Tutankhamon per la prima volta per intero.
Ciò che colpisce è sì il contenitore e, naturalmente il contenuto, ma anche l’idea di raccogliere in un luogo solo ciò che per secoli è stato saccheggiato, venduto, spedito in Europa per essere esposto in vetrine museali di vetro opaco. Al GEM l’Egitto prova a riprendersi la propria storia. Non con la narrazione nostalgica, ma con un ordine nuovo.

3° giorno, martedì 10 novembre: Il Cairo > Fayoum > Wadi el-Rayan > Wadi al-Hitan > Tunis

Pensione completa. Di buon mattino partenza per la depressione del Fayoum. Visita in 4×4 alle cascate del Wadi el-Rayan (150 Km, 2h30’) e proseguimento per il Wadi el-Hitan (35 Km, 45’), la valle dove sono stati rinvenuti gli scheletri fossili di balene preistoriche. Nel pomeriggio visita al villaggio di Tunis (70 Km, 1h15’) e a una scuola di vasai, poi discesa all’hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Fayoum. La depressione del Fayoum e un vasto bacino naturale, collegato al Nilo dal canale artificiale di Bahr Yussef, scavato in epoca faraonica. È una delle più ampie depressioni desertiche dell’Egitto, con il grande lago Qarun al centro, residuo dell’antico lago Moeris che in epoca faraonica copriva un’area molto più vasta. Il Fayoum, grazie alle acque che vi confluiscono dal Nilo, è da millenni un’oasi fertile incastonata nel deserto, dove gli Egizi costruirono dighe e opere di irrigazione già nel Medio Regno, trasformando la regione in un granaio capace di nutrire la capitale.
Celebri i ritratti del Fayoum, splendide immagini funerarie dipinte su tavole di legno che uniscono tecnica greco-romana e tradizione egizia, testimonianza unica dell’incontro di culture nel periodo ellenistico e romano.
Wadi el-Rayan. Il Wadi el-Rayan si trova nel deserto occidentale d’Egitto, all’interno della depressione di Fayoum, un’area che unisce l’aridità delle dune con la sorprendente presenza di laghi e cascate, le uniche naturali dell’Egitto, che collegano i due laghi principali e creano un paesaggio inatteso nel cuore del deserto. Wadi el-Hitan. La valle delle balene si trova nel deserto occidentale d’Egitto, a circa 150 chilometri a sud-ovest del Cairo, all’interno della depressione del Fayoum. In questo paesaggio arido, dove le dune si fondono con altipiani dorati e venti incessanti modellano formazioni rocciose di rara suggestione, la sabbia custodiva un segreto antico di milioni di anni, i fossili dei primi archeoceti, le balene primitive che segnarono il passaggio dalla vita marina a quella terrestre.
Nel Wadi sono stati rinvenuti scheletri completi, lunghi fino a venti metri, straordinariamente conservati e capaci di raccontare con precisione l’evoluzione di queste creature. La valle, oggi silenziosa e quasi irreale, era in epoca eocenica un mare tropicale pullulante di vita. Wadi el-Hitan è considerata una delle testimonianze più importanti al mondo dell’evoluzione biologica, un museo a cielo aperto che unisce scienza e bellezza naturale. Camminare tra i suoi resti fossili, protetti dalla sabbia e dal vento, significa compiere un viaggio nel tempo profondo, in cui il deserto si fa archivio della vita sulla Terra.

4° giorno, mercoledì 11 novembre : Tunis > Baharya > Deserto Nero > el-Ehiz > Montagna di Cristallo > el- Akkabat > Farafra

Pensione completa. Trasferimento all’oasi di Baharya (360 Km, 5h). Visita del museo delle Mummie d’Oro, delle tombe di Bannentiu al Qasr Selim, poi partenza per il Deserto Nero (19 Km, 30’), l’oasi di el-Ehiz (30 Km, 45’), la Montagna di Cristallo (121 Km, 1h45’) e per le dune di el-Akkabat (90 Km, 1h15’). Discesa al lodge (207 Km, 2h45’), sistemazione nelle camere riservate e cena.
Baharya. L’oasi di Baharya si trova nel deserto occidentale egiziano, incastonata in una depressione circondata da colline vulcaniche e rilievi basaltici. Questa verde conca rappresenta uno degli insediamenti umani più antichi del Sahara egiziano, favoriti dalla presenza di sorgenti naturali che hanno permesso, fin dall’epoca faraonica, lo sviluppo dell’agricoltura in un ambiente altrimenti inospitale. Palmeti, oliveti e coltivazioni di datteri e agrumi interrompono il monotono paesaggio desertico, creando un mosaico di verde e ocra che incanta.
Nel 1996 nell’oasi di Baharya fu scoperta la cosiddetta Valle delle Mummie d’Oro, una necropoli greco-romana con centinaia di corpi mummificati splendidamente conservati, molti dei quali rivestiti da maschere dorate e da cartonnage finemente dipinto.
Oggi Baharya è un punto di partenza privilegiato per esplorare le meraviglie del deserto, come il Deserto Bianco, il Deserto Nero e le montagne di cristallo, ma mantiene anche un forte legame con le proprie radici con la popolazione locale, in parte di origine beduina, che custodisce usanze tradizionali, canti, abiti e parla una lingua araba dai tratti arcaici. Deserto Nero. Il Deserto Nero, Sahara as-Sauda, si estende tra le oasi di Bahariya e di Farafra, e colpisce per il paesaggio lunare, fatto di colline tondeggianti ricoperte di rocce basaltiche che brillano come cenere vulcanica. Questi rilievi, formatisi milioni di anni fa per l’erosione di antiche montagne e la dispersione di lave solidificate, emergono dal giallo dorato della sabbia creando un contrasto cromatico di rara suggestione. Le colline coniche si alternano a spianate dove il vento ha lasciato distese di ciottoli neri, rendendo il paesaggio quasi surreale.
El-Ehiz. L’oasi di el-Ehiz, si trova al margine meridionale dell’oasi di Bahariya. Circondata da dune dorate e formazioni rocciose, el-Ehiz si presenta come un piccolo insediamento verdeggiante, alimentato da sorgenti naturali che da secoli permettono la coltivazione di palme da dattero, olivi e orti.
Abitata già in epoca faraonica, in questa zona sono stati rinvenuti resti di templi dedicati ad Alessandro Magno e ad Amon, di antiche necropoli e di fortificazioni romane, oltre a frammenti ceramici che testimoniano la continuità di vita nel corso dei millenni.
Montagna di Cristallo. Lungo la strada che collega le oasi di Bahariya e Farafra, si trova la Montagna di Cristallo, una delle visioni più sorprendenti di questo paesaggio minerale, una grande formazione rocciosa composta da cristalli di quarzo che, illuminati dal sole del Sahara, riflettono bagliori argentei e dorati, creando un effetto quasi irreale. La sua origine risale a milioni di anni fa, quando movimenti geologici e pressioni sotterranee spinsero in superficie vene cristalline, fratturate poi dall’erosione e sparse tutt’intorno come schegge di luce. La Montagna di Cristallo è considerata una sorta di porta simbolica al Deserto Bianco, e i viaggiatori la incontrano come preludio all’itinerario più spettacolare del Sahara egiziano. Nonostante la sua fama, non è un sito protetto e proprio per questo soffre la superficialità dei visitatori, che raccolgono frammenti e, lentamente impoveriscono il sito. Straordinario il contrasto tra la desolazione del deserto e l’improvvisa esplosione di luminosità della roccia, un fenomeno naturale di segreta potenza.
El-Akkabat. Valle incastonata tra formazioni calcaree modellate dal vento e dal tempo, che si ergono come torri e pinnacoli scolpiti, candide alla luce del sole e dorate al tramonto. Il nome, che significa il passo, evoca l’idea di soglia. El-Akkabat segna infatti l’ingresso simbolico a uno dei paesaggi più spettacolari del Sahara e i viaggiatori, percorrendola, hanno l’impressione di attraversare un corridoio naturale che conduce a un mondo surreale, dove le rocce assumono forme bizzarre, simili a statue o a creature pietrificate. La sua bellezza non è legata a monumenti storici, ma all’estro primordiale della geologia, ed è una delle tappe più emozionanti degli itinerari sahariani.

5° giorno, giovedì 12 novembre : Deserto Bianco

Pensione completa. Intera giornata dedicata all’esplorazione del Deserto Bianco.
Deserto Bianco. Nel cuore del deserto occidentale egiziano, a circa 500 chilometri a sud-ovest del Cairo, si estende Sahara el-Beyda, il Deserto Bianco, un paesaggio surreale scolpito dal vento e dal tempo. Questa vasta distesa calcarea è celebre perle sue formazioni rocciose bianchissime, levigate dal vento in sagome che evocano funghi, sfingi, colonne o gigantesche figure animali. Il deserto si sviluppa tra le oasi di Bahariya e Farafra, all’interno della depressione libica, e costituisce un esempio straordinario di erosione eolica in ambiente sahariano.
Questa regione remota, un tempo sommersa dal mare, custodisce ancora fossili marini incastonati nelle rocce, testimoni silenziosi di un’era geologica passata e ospita rarissime specie di volpi del deserto, fennec e gazzelle. Le notti, con le formazioni bianche che si stagliano contro un cielo profondo e privo d’inquinamento luminoso, offrono uno degli spettacoli naturali più affascinanti del Sahara, spettacolo che richiama viaggiatori e fotografi in cerca di scatti d’eccezione, di stelle e di silenzi profondi.

6°giorno, venerdì 13 novembre: Farafra > El Qasr > Dakhla

Pensione completa. Visita dell’oasi Farafra. Partenza verso l’oasi di Dakhla (276 Km, 4h). All’arrivo visita di El Qasr e delle tombe di al-Muzawaka. Al termine discesa al lodge, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Farafra. L’oasi di Farafra è la più remota tra le depressioni abitate del deserto occidentale egiziano, ed è circondata da un paesaggio minerale di rara purezza. L’oasi, abitata da una comunità che conserva ancora tratti linguistici e culturali peculiari, vive di agricoltura, pastorizia e artigianato, in un equilibrio fragile con l’ambiente che la circonda.
Farafra fu frequentata già in epoca faraonica, ma conobbe un rinnovato sviluppo sotto i Romani, che vi costruirono pozzi e impianti agricoli, ancora oggi visibili tra le rovine sparse nella regione. Il piccolo villaggio principale, Qasr Farafra, è un agglomerato di case in mattoni crudi, spesso decorate con motivi geometrici e pitture naïf che riflettono una spontanea vena artistica locale.
El Qasr. Ai margini dell’oasi di Dakhla, el-Qasr è uno dei villaggi islamici medievali meglio conservati del Paese. Sorto su un antico insediamento romano, il borgo si sviluppò tra il XII e il XIV secolo come centro religioso e amministrativo, con una struttura urbana compatta, fatta di vicoli ombrosi, archi in mattoni crudi e porte di legno scolpite con iscrizioni coraniche e nomi di famiglie. Le case, disposte su più livelli, sono costruite in fango e paglia, con piani superiori sporgenti che quasi si toccano, creando un labirinto di passaggi coperti che proteggono dal sole del deserto. Al centro si trovano la moschea, riconoscibile per il minareto in mattoni decorato con semplici motivi geometrici, e la madrasa, testimonianza del ruolo religioso di El Qasr durante il periodo mamelucco e ottomano. Il villaggio, abbandonato progressivamente nel secolo scorso, è oggi un museo a cielo aperto, dove il silenzio del deserto amplifica il suono dei passi tra le rovine, dove l’architettura spontanea si è intrecciata per secoli alla sabbia e alla fede.
Dakhla. A circa 350 chilometri a ovest del Nilo, tra dune dorate e falesie calcaree che affiorano come isole di pietra si trova una delle oasi più fertili e antiche del Sahara egiziano, abitata ininterrottamente fin dal Neolitico grazie alle sorgenti naturali che emergono dal sottosuolo e rendono possibile la coltivazione di palme, cereali e ortaggi. In epoca faraonica Dakhla faceva parte del sistema amministrativo dell’Alto Egitto e divenne, in epoca romana, un importante nodo carovaniero lungo le rotte del deserto, collegato alle miniere e alle vie commerciali verso la Nubia e l’Oasi di Kharga. Importanti i siti archeologici di Mut el-Kharab, antica capitale dell’oasi, della necropoli romana di el-Muzawaka, con le tombe affrescate che raffigurano scene divita quotidiana e divinità sincretiche e il villaggio medievale di El Qasr, un intricato labirinto di case in fango e vicoli coperti, straordinario esempio di architettura spontanea islamica.

7°giorno, sabato 14 novembre:  Dakhla > Balat > Kharga

Pensione completa. Partenza per la visita del sito di Ain Asil a Balat (40 Km, 45’). All’arrivo all’oasi di Kharga (160 Km, 2h30’). Visita al Tempio di Hibis e della necropoli paleocristiana di al-Bagawat. Al termine discesa al lodge, sistemazione nelle camere riservate e cena.
Balat. Letteralmente palazzo, piccola città nella parte orientale dell’oasi di Dakhla. Tre chilometri a nord-est, sorgeva Ain Asil, identificata come la capitale amministrativa dell’oasi durante la VI Dinastia dell’Antico Regno, circa 2550 a.C. Gli archeologi hanno scoperto un palazzo del governatore e una mastaba appartenuta a un importante governatore locale.
Kharga. L’oasi di Kharga, la più grande del deserto occidentale d’Egitto, si estende lungo un’ampia depressione sabbiosa, in posizione strategica al crocevia delle antiche rotte carovaniere che collegavano la Nubia e il Sudan con la valle del Nilo. Abitata fin dalla preistoria, Kharga conobbe il suo massimo splendore in epoca faraonica, che lasciò tracce imponenti, tra le quali il Tempio di Hibis, dedicato ad Amon e costruito tra il VI e il V secolo a.C., rimasto integro.
El-Bagawat. Una delle più antiche e meglio conservate necropoli cristiane del mondo si trova nei pressi dell’oasi di Kharga.
Circondata da colline ocra e dal silenzio del deserto, la necropoli si estende ai piedi del Gebel al-Teir con oltre 260 cappelle funerarie costruite in mattoni crudi tra il III e il VII secolo. Questi piccoli edifici, dalle cupole tondeggianti e dalle pareti spesse, uniscono la semplicità dell’architettura del deserto con un’intensa spiritualità, riflessa negli affreschi che decorano alcune tombe. Le pitture, ancora in parte visibili, raffigurano scene bibliche tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, interpretate con un linguaggio che fonde il simbolismo copto e lo stile tardo-romano.
Al centro della necropoli si trova la Cappella della Pace, la più celebre, con la sua cupola decorata da motivi geometrici e una rara immagine di Cristo tra gli apostoli.

8°giorno, domenica 15 novembre:  Kharga > Qasr el-Ghueita > Qasr el-Zayyan > Luxor

Prima colazione e pranzo.  Partenza per la visita di Qasr el-Ghueita (25 Km, 45’) e Qasr el-Zayyan (5 Km, 15’). Al termine trasferimento a Luxor (315 Km, 4h45’), in tempo utile per il volo MS 069 della Egypt Air alle ore 21h40. Arrivo alle 22h50. Trasferimento in Hotel e sistemazione nelle camere riservate.
Qasr el-Ghueita. Il Castello della Piccola Valle sorge nel cuore dell’oasi di Kharga e rappresenta uno degli esempi più completi di insediamento templare e fortificato di epoca tolemaica. Il nome descrive perfettamente la sua posizione, su una lieve altura che domina la piana circostante, un tempo verde di palmeti e campi irrigati. Il complesso, costruito tra il IV e il II secolo a.C., fu dedicato al dio Amon e alla triade tebana con Mut e Khonsu. Il tempio conserva ancora il portale monumentale e parte delle iscrizioni geroglifiche che narrano riti e offerte dei sovrani tolemaici. Intorno al santuario si sviluppa una cittadella racchiusa da mura di mattoni crudi, con abitazioni, magazzini e una rete di corridoi che testimoniano l’organizzazione di una comunità stabile, legata alle carovane che attraversavano il deserto lungo la Via delle Oasi.
Durante il periodo romano il sito fu ulteriormente fortificato e utilizzato come presidio militare, funzione che mantenne fino ai primi secoli dell’era cristiana.
Qasr el-Zayyan. Sito archeologico di epoca tolemaico-romana, posto sull’antica Via delle Oasi che collegava Assiut, sul Nilo, con la frontiera nubiana. Al centro del Castello della Bellezza, nella parte meridionale dell’oasi di Kharga, si trova un tempio dedicato al dio Amon-Re di Hibis, eretto nel II secolo a.C. e ampliato in epoca romana, uno degli ultimi luoghi di culto attivo del pantheon egizio in un’epoca ormai ellenizzata. Attorno al tempio si estendevano un piccolo insediamento e una fortezza di mattoni crudi, utilizzata per il controllo delle carovane e la difesa dell’oasi.

9° giorno, lunedì 16 novembre 2026: Luxor > Il Cairo > Bergamo

Prima colazione. Mattina dedicata alla visita al quartiere medievale di Darb el Amar, patrimonio UNESCO, caratterizzato da storiche moschee, madrasse e palazzi nobiliari. Al termine trasferimento in aeroporto e partenza per Bergamo alle ore 15h35 con volo Air Arabia. Arrivo previsto alle ore 18h35 dopo 4h di volo. Proseguimento in pullman per Belluno 

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