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Cahier de voyage

Dieci giorni di novembre in IRAN

Prima di partire mi sono successe tre cose. La segretaria dell’Associazione che ha organizzato il viaggio di gruppo mi ha telefonato per conoscere il nome di mio padre. “È morto da vent’anni”, ho risposto. Ma senza non sarei potuta partire per l’Iran. Sono dovuta andare a depositare le impronte digitali e il passaporto. Mi sono trovata di fronte a due scuole di pensiero degli amici. La prima diceva: ”L’Iran? E perché mai? È troppo pericoloso”. La seconda: “Che bello e alternativo! Ti invidio”. A volte, basta poco per sapere con chi abbiamo a che fare. Sono andata per motivi culturali, storici, artistici, spirituali, fisici. Viaggio come pellegrinaggio di conoscenza, come modo di capire meglio se stessi e gli altri.

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