Sull’onda del profumo… dell’Elba

Vi siete mai chiesti che importanza hanno i profumi?
Quelle misteriose, lievi sensazioni olfattive che arrivano inattese, sull’onda di qualche intima situazione e ci riportano ad un tempo passato, ad un ricordo nascosto, ad un ritaglio di vita impensabilmente importante.
Il profumo è la magia di un incontro, un saluto alla propria anima, può determinare il nostro stare bene o male in una situazione, può trasformare l’idea di un ambiente, arricchire ed accarezzare le nostre conoscenze, il nostro bisogno di libertà.
Quando profumiamo di “buono” il mondo si avvicina, ci sorride, respira con noi ed il nostro passo lascia una scia sulla quale il tempo poi annoterà.


Io li ho respirati tutti quei “personaggi”, arieggiarsi in pompa magna, forti di un cielo pulito e di mille caldi riflessi, proprio lì al nostro arrivo a Portoferraio.
Nessuna gravità proveniente dalla fortificazione di Forte Stella a Nord, nessuna invadenza dal promontorio di Forte Falcone ad ovest e nessun divieto dalla Torre della Linguella a settentrione.
Neppure l’autorevole presenza di un imperatore come Bonaparte ha smorzato la sensazione di piacere e dinamicità.
E tantomeno la durezza del granito sparso ovunque sull’isola e l’abbondanza di minerali non solo ferrosi hanno impedito di trovare una piacevole simbiosi con l’ambiente.

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Una perfetta combinazione di materia e spirito per darci la possibilità di inventare un profumo tutto nostro.
Provate a pensare: dove avete sentito al vostro passaggio la profumazione più intensa?
Per qualcuno può essere sbucata girando per le vie accoglienti di Marciana, Marciana Marina, Rio dell’Elba, tra profumi di gelsomini, fiori di limone, glicine e pitosforo.
O forse ci siamo inebriati di mare e del suo profondo mistero sulla spiaggia di Porto Azzurro, dove scomodando anche “Nettuno” ed il destino abbiamo innalzato canti e condiviso il dono della spensierata compagnia.
Qualcun altro avrà apprezzato il profumo del proprio sudore, goccia dopo goccia sino alla vetta del Monte Capanne e la soddisfazione esplosiva di aver sfidato e superato ancora una volta la propria fisicità.
O magari salendo, per lenire la fatica, si sarà di nascosto “doppato” con i profumi della lavanda, delle ginestre, del cisto, con il prorompente aroma dell’elicriso, della salvia, dell’acetosella e rassicurato con la vasta presenza di foreste di castagni e lecci, pini domestici e mediterranei, abeti douglasia e distese di lentisco ed erica arborea.
Chi invece è planato sulla cima con il dondolio ardito della “cestovia” avrà riempito le proprie narici di adrenalina e temerarietà, di smarrimento e coraggio, apprezzando dall’alto lo spettacolo della fusione tra paesaggi di mare e di monti e…. il buon aroma di caffè una volta ritornato con i piedi sulla roccia.
Inutile dire che di fronte alla magnifica visione di orizzonti e scogliere e sollevati dal dolce profumo della vittoria, scarponi e sandali hanno trovato la quasi equa ricompensa.

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Non meno esaltante è stato il profumo della storia: quella raccolta con pazienza e passione nelle bacheche del museo di Marciana; quella ancora vibrante tra i quadri e le trine della casa di Napoleone; quella erosa dal tempo del Mulino di Moncione e delle colonne di granito, faticosamente sottratte alla roccia, dove abbiamo pure provato il profumo graffiante del “troi dello spiner”.
Nella penombra raccolta delle chiese, il profumo rassicurante di fiori e di incenso ha dato respiro al cuore e predisposto i nostri occhi a riconoscere ovunque, tra le navate, sui dipinti ed affreschi, sui lampadari, le statue, i mosaici e le vetrate, una misteriosa polvere di eternità.
Tuttavia c’è un profumo che ha sbaragliato il campo mettendo sull’attenti le papille gustative di tutti.
La squisita focaccia che le nostre guide hanno richiesto, protetto e condiviso, ha risvegliato sensazioni d’infanzia, la voglia di fare festa e di stare insieme, di partecipare alle novità, scambiare sensazioni e passi lungo la scia dei luoghi e del tempo. E mi sa che anche Napoleone si è unito alla nostra convivialità altrimenti chi può aver così furtivamente mangiato le lettere di cioccolato a forma di CTG?
Chissà quanti profumi potreste aggiungere.
Qualcuno se li sarà anche portati a casa insieme ai retrogusti dell’Aleatico o della famosa Acqua dell’Elba, a testimonianza che i profumi sono dei viaggiatori e come noi sono capaci di superare mari e monti, spazio e tempo, per animare un ricordo ed esaltare ciò che amano.
Vi confido un piccolo segreto: con il tempo ho scoperto che quando mi sento energica, lo devo al “profumo” che qualcuno mi ha donato, perché è il nostro profumo, quello personale, quello che proviene da dentro ed ha l’aroma di gesti e pensieri particolari, che ci rende inconfondibili ed immensamente CARI.

Sara