Laos e Cambogia 🗓

image_pdfimage_print

31 gennaio – 12 febbraio 2020

Il respiro del Mekong

Il Laos custodisce, nonostante anni di guerra laterale li avessero messi in pericolo, l’ambiente e la cultura meno contaminati di tutto il sud-est asiatico. Le città ancora conservano i ritmi e le abitudini di villaggi di campagna, con il traffico ridotto e rilassato, le sottili imbarcazioni che volano sulle onde placide del Mekong, e le foreste che le assediano, in cui gli unici rumori sono i versi degli uccelli e delle scimmie. Fin dall’alba quando i giovani visi sorridenti dei monaci vestiti di zafferano, ringraziano solo con un impercettibile inchino degli occhi chi offre loro il pasto del giorno che comincia, un viaggio nel Laos è innanzitutto una gradita esperienza di silenzio.
Ventotto anni di guerra, e non dimostrarli. La Cambogia è finalmente emersa da decenni di guerra e isolamento che l’hanno reso sinonimo di atrocità, profughi, povertà e instabilità politica. La pace è ancora giovane, ma stabile, e l’atmosfera del Paese è sospesa in un limbo di dolce e moderata euforia per un benessere che gradualmente, senza fretta, comincia ad affermarsi.

Programma

1° giorno, venerdì 31 gennaio 2020: Belluno > Venezia > Francoforte > (Bangkok)
Partenza da Belluno in pullman GT per l’aeroporto di Venezia, disbrigo delle formalità d’imbarco e doganali e partenza con volo di linea Lufthansa LH 325 delle 10h40 per Francoforte. All’arrivo, coincidenza con il volo Thai Airways TG 937 delle 13h45 per Bangkok. Pernottamento a bordo.

2° giorno, sabato 1° febbraio 2020: Bangkok > Luang Prabang
Arrivo a Bangkok e coincidenza con il volo per Luang Prabang. Arrivo a Luang Prabang, discesa all’hotel, sistemazione nelle camere riservate e pranzo. Nel pomeriggio salita sulla Phou Si, la collina boscosa che si eleva nel centro cittadino, 328 gradini da salire e un paesaggio stupendo. Dopo la cena in ristorante, visita del mercato Hmong.

Hmong. Gruppo etnico conosciuto anche come miao in cinese, meo in vietnamita e maew in thai, che vive principalmente nelle regioni montane nella provincia del Guizhou della Cina meridionale e nel sudest asiatico. I hmong non cinesi sostengono che il termine miao, dato loro dagli invasori cinesi, è dispregiativo, significa letteralmente infatti barbaro del sud, e che non dovrebbe essere usato.

3° giorno, domenica 2 febbraio 2020: Luang Prabang
Pensione completa. giornata dedicata alla visita della città con il Wat Visun, del 1513, dove si trovano una stele incisa a caratteri Pali e una ricca collezione di statue del Buddha, del Wat Xieng Thong, sulla punta del promontorio che digrada verso il fiume, il tempio del XVI secolo dove, fino al 1975 venivano incoronati i re del Laos, del Haw Kham, l’ex Palazzo Reale tramutato oggi in Museo Nazionale dove si trova una copia del Pra Bang, la statua del Buddha in oro massiccio da cui la città prende il nome (l’originale è custodito in una banca laotiana).

Luang Prabang è situata alla confluenza del fiume Mekong con il Nahm Khan ed è dominata dal Phou Si, il monte meraviglioso dalle pendici ricoperte di boschi e che si innalza proprio nel centro cittadino. Lungo la principale arteria, lo Xiang Thong, sono allineati molti edifici in legno nello stile tradizionale laotiano oltre a ville del periodo coloniale. Molti anche i wat, templi dal tetto dorato i cui interni sono decorati con mosaici e affreschi che illustrano la vita del Buddha.

4° giorno, lunedì 3 febbraio 2020: Luang Prabang > Pak Ou > Luang Prabang
Pensione completa. Mattinata dedicata alla visita delle sacre grotte di Pak Ou risalendo il corso del Mekong in barche a motore, fino dove il fiume si restringe e la parete di roccia incombe. Pranzo a bordo del battello e rientro nel pomeriggio a Luang Prabang. Cena in ristorante.

Mekong. Il fiume più lungo e più importante dell’Indocina è uno dei maggiori dell’Asia e l’undicesimo più lungo del mondo, 4.880 km dall’altopiano del Tibet attraverso Yunnan, Birmania, Tailandia, Laos, Cambogia e Vietnam.
Pak Ou. Alla confluenza del fiume Ou nel Mekong. Le celebri grotte, Tham Ting, la grotta inferiore e Tham Theung, la grotta superiore, sulla riva destra del Mekong, ospitano moltissime sculture di Buddha in differenti posizioni sacre, dalla meditazione all’insegnamento, dalla pace al nirvana.

5° giorno, martedì 4 febbraio 2020: Luang Prabang > Vientiane
Pensione completa. Sveglia all’alba per assistere alla questua dei monaci. In tarda mattinata trasferimento in aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo Lao Aviation QV 102 delle 13h05 per Vientiane. All’arrivo a Vientiane, previsto alle 14h45 dopo 40’ di volo, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e visita della città con il Wat Si Saket, tempio le cui mura del tempio presentano 6.840 nicchie che ospitano immagini del Buddha di varie dimensioni e materiali, il Haw Pha Kaew, oggi piccolo museo con numerose statue del Buddha, il That Dam, lo stupa nero, dove, secondo una credenza popolare abiterebbe un dragone a sette teste, il Pha That Luang, uno stupa dal tetto dorato costruito nel XVI secolo sotto il regno di Setthathirat, il Pathuxay. Cena in ristorante.

Luang Prabang. Ogni giorno, quando il sole si alza nel cielo, va in scena la questua dei monaci. I monaci, in fila indiana con le loro tuniche arancioni e il sorriso sulle labbra, aspettano che la popolazione depositi nei loro panieri riso e altri cibi. I monaci, soprattutto i più giovani, regalano volentieri qualcosa ai bambini che li inseguono, che a loro volta danno da mangiare ai cagnolini che scodinzolano loro intorno.
Vientiane. Francesismo per Viangchan, città della Luna, in laotiano, è la capitale del Laos, situata presso un’ansa del fiume Mekong, al confine con la Tailandia, al centro di una vasta pianura coltivata a riso.

6° giorno, mercoledì 5 febbraio 2020: Vientiane > Paksé > Altipiano di Bolaven
Pensione completa. Prima colazione e completamento delle visite di Vientiane. Dopo il pranzo in ristorante, trasferimento all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo per Paksé. All’arrivo, trasferimento a Paksong sull’Altipiano di Bolaven (55 km, 1h30’), discesa all’hotel a Ban Gnik, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Paksé. Foce del fiume Xe, in lao. La seconda città più popolosa del paese si trova alla confluenza del fiume Xe Don nel Mekong, fu la capitale del regno di Champasak fino alla sua riunificazione nel Laos, nel 1946.
Bolaven Plateau. Altipiano di origine vulcanica, che si eleva tra i 1.000 e i 1.350 m, stretto tra i monti annamiti, al confine con il Vietnam, e il Mekong, ricco di fiumi che formano innumerevoli cascate, la principale attrazione turistica dell’altipiano

7° giorno, giovedì 6 febbraio 2020: Altipiano di Bolaven > Champasak > Don Khong
Pensione completa. Mattinata dedicata alle passeggiate tra piccoli villaggi Alak e Katu, laghetti e piantagioni di caffè e alla visita delle cascate di Tad Fane e di Tad Yuang. Visita al Vat Phou di Champasak sulla riva destra del Mekong e proseguimento seguendo il corso del fiume fino a dove si allarga formando isole e isolotti per Don Khong, la grande isola. All’arrivo, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Alak. Gruppo etnico, detto anche hrlak, stanziato nelle montagne del Laos meridionale, che vivono abitualmente in villaggi di palafitte disposte in cerchio attorno ad una costruzione pubblica. Gli alak sono animisti e gli sciamani dei villaggi curano i malati, fanno cerimonie propiziatorie e predicono il futuro.
Katu. Gruppo etnico di circa un centomila persone che vive tra il Laos orientale e il Vietnam centrale. I Katu sono noti per le loro danze tradizionali, il tung tung, maschile, e la ya yá, femminile e per i tessuti in iuta.
Champasak. Fino al 1892 capoluogo delle province laotiane del Regno del Siam e già capitale nel XVIII secolo dell’omonimo regno. Nel 1893, dopo aver sottratto al Siam il controllo del Laos, i francesi spostarono la capitale laotiana a Vientiane e nel 1905, vicino a Champasak, fondarono la città di Paksé, dove trasferirono il capoluogo provinciale.
Don Khong. L’isola più grande delle Si Phan Don, l’arcipelago fluviale noto come Quattromila Isole. L’isola è il punto di partenza per l’escursione alle altre isole dell’arcipelago e alle cascate di Khone Pha Pheng. Presso le coste dell’isola vive una piccola colonia di delfini dell’Irrawaddy.

8° giorno, venerdì 7 febbraio 2020: Don Khong > Si Phan Don > Don Khong
Pensione completa. Intera giornata di visita alla zona dove il Mekong si allarga formando numerosi bracci punteggiati da moltissime isole. La zona è nota come Si Phan Don, letteralmente Quattromila Isole. Piccola crociera in barca attraverso le isole, passeggiata in bicicletta (o tuktuk) sull’isola di Ban Khon fino alla cascata di Li Phi e visita delle imponenti cascate di Khone Pha Pheng.

Quattromila Isole. Si Phan Don in lao, è un arcipelago fluviale del Mekong, nel Laos meridionale presso il confine cambogiano.
Le isole principali sono Don Khong, la più grande, Don Som e Don Det. Numerose isole rimangono sommerse quando il Mekong aumenta di portata.
Khone Pha Pheng. Cascate sul fiume Mekong, presso il confine con la Cambogia, le più grandi del sud-est asiatico, e il più grande ostacolo alla completa navigabilità del grande fiume. Il salto più alto raggiunge i 21 m.

9° giorno, sabato 8 febbraio 2020: Don Khong > Dom Kralor > Preah Vihear
Pensione completa. Trasferimento al posto di frontiera di Dom Kralor, attraversamento pedonale della frontiera e trasbordo sul bus cambogiano. Partenza per Preah Vihear. Discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

10° giorno, domenica 9 febbraio 2020: Preah Vihear > Koh Ker > Beng Mealea > Siem Reap
Pensione completa. Trasferimento al sito templare, salita in pick-up e visita. Proseguimento per Koh Ker, pranzo in ristorante e visita del sito. A seguire visita del sito di Beng Mealea. All’arrivo a Siem Reap discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Preah Vihear. Tempio induista eretto durante l’Impero Khmer situato lungo il confine con la Thailandia su un’altura dei monti Dangrek in una zona assegnata alla Cambogia dalla Corte Internazionale di Giustizia con una sentenza del 1963 ribadita nel 2013. Preah Vihear, anche grazie al panorama dintorno, è uno tra i più spettacolari tra i templi risalenti all’impero Khmer.
Koh Ker. Agli inizi del X secolo la capitale dell’Impero Khmer, all’epoca in piena espansione, era Yasodharapura, che si trova nel sito di Angkor. Nelle lotte dinastiche che seguirono la morte del re Yasovarman I, Jayavarman IV fondò nel 921 Lingapura, o Chok Gargyar, Isola di gloria. Situata a circa 70 Km da Angkor, Lingapura, oggi Koh Ker, è stata a lungo quasi inaccessibile, fino al 2005 quando fu aperta una nuova strada di collegamento.
Beng Mealea. Stagno del loto, tempio indù dedicato a Visnu, costruito nello stesso stile di Angkor Wat al tempo del regno di Suryavarman II, nella prima metà del XII secolo.

11° giorno, lunedì 10 febbraio 2020: Siem Reap
Pensione completa. Mattinata dedicata alla visita di Angkor Thom, con i templi Bayon e Ba Puon, la terrazza degli Elefanti e la terrazza del Re Lebbroso. Nel pomeriggio visita del sito di Angkor Wat e del tempio di Ta Prohm. Cena in ristorante con spettacolo di danze Apsara.

Angkor Thom. Grande città in lingua khmer, è il nome usato dal XVI secolo in poi per l’ultima delle capitali dell’Impero Khmer sorta nel sito di Angkor. In origine, il nome della città era Yasodharapura, lo stesso della capitale precedente che, più vecchia di tre secoli, venne inglobata in Angkor Thom. Angkor Thom fu fondata nel tardo XII secolo dal re Jayavarman VII dopo i saccheggi dei Champa del decennio 1170-1180. La città copre un’area di circa 9 km² in cui si possono trovare diversi monumenti, sia di epoche precedenti che costruiti da Jayavarman VII e suoi successori.
Al centro della città si trova il tempio-montagna del Bayon, centro del culto di stato di Jayavarman VII.
Gli edifici più importanti di Angor Thom, ancorchè risalenti alla capitale precedente, sono l’ex-tempio di stato del Ba Phuon e il Phimeanakas, all’epoca incorporato nel Palazzo Reale.
Angkor. Nell’autunno del 1901 la nave Formidabile, che riportava Pierre Loti in Francia, tradì il suo nome e fu costretta a uno sfibrante ancoraggio a Saigon. Lo scrittore marinaio andò su una barca a vapore fino a Phnom Penh, attraversò con una chiatta il lago del Tonle Sap, e su un carro trainato da bufali arrivò finalmente dopo cinque giorni a Siem Reap. Visitò per due giorni le rovine di Angkor, e in altri cinque giorni tornò a Saigon. Racconterà poi undici anni dopo le sue due settimane cambogiane, descrivendosi come ‘Un pellegrino ad Angkor’. A partire dal Cinquecento occasionali visitatori avevano raccontato le sorti della città in rovina, abbandonata nel 1431 sotto la spinta delle conquiste thai, e avvolta dalla giungla in un abbraccio mortale. Angkor, centro dell’Impero Khmer tra il IX ed il XV secolo, è il più vasto sito religioso al mondo.
Nella zona sono stati ritrovati 72 templi principali e un migliaio circa di templi secondari, gran parte dei quali in rovina. Il Parco Archeologico di Angkor si estende oggi su 400 km², ma le ricerche degli archeologi hanno portato alla luce l’esistenza di un complesso urbano vasto più di 1.000 km², che si ipotizza potesse ospitare circa 700.000 abitanti. Il più conosciuto dei templi è l’Angkor Wat, che fu l’unico dei templi di grandi dimensioni a non essere mai abbandonato, continuando ad essere utilizzato come monastero buddista anche dopo il XVI secolo.
Ta Prohm. Tempio costruito nel tardo XII secolo dal re Jayavarman VII come monastero buddista Mahayana e come università. Il sito di Ta Prohm è rimasto nelle stesse condizioni in cui è stato trovato, l’atmosfera creata dalla combinazione di alberi che crescono sulle rovine e la giungla circostante lo hanno reso uno dei templi più suggestivi di Angkor.
Il tempio è stato usato come location cinematografica nel film Tomb Raider.

12° giorno, martedì 11 febbraio 2020: Siem Reap > Bangkok
Prima colazione e pranzo. Giornata dedicata alla visita dei templi di Angkor fuori dai sentieri battuti, Chau Srei Vibol, Banteay Samré, Krol Ko, Banteay Prei, Prasat Prei, Banteay Thom. Al termine delle visite trasferimento all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo per Bangkok.

Chau Srei Vibol. Grande tempio, noto anche come Wat Trak, in cima a una collina, a 17 km da Siem Reap. Il tempio non è mai stato restaurato.
Banteay Samré. Tempio induista, a est del baray orientale di Angkor. Sebbene non sia stata rinvenuta la stele di fondazione, pare sia stato costruito su iniziativa di un alto funzionario di corte durante il regno di Suryavarman II, agli inizi del XII secolo.
Krol Ko. Tempio buddista khmer presso Angkor risalente al regno di Jayavarman VII, edificato a cavallo della fine del XII secolo., costituito da una torre singola in arenaria racchiusa in un doppio recinto.
Banteay Prei. Piccolo tempio poco lontano da Prasat Prei, poco visitato dai turisti, di cui rimangono il corridoio dell’aula centrale e resti del fossato.
Prasat Prei. Piccolo tempio in rovina su una collinetta ricoperta di foresta. Si possono vedere i resti di un gopuram, della torre centrale, delle sale e delle mura. La parte centrale del tempio è l’unica restaurata.
Banteay Thom. Cittadella grande, in khmer moderno. Tempio di medie dimensioni, costruito sotto Jayavarman VII a cavallo del XIII secolo, situato in posizione isolata a nordovest di Angkor Thom e invaso dalla vegetazione. Sopravvivono due torri centrali, le rovine di una biblioteca, un passaggio coperto con alcune sezioni del tetto e un gopuram.

13° giorno, mercoledì 12 febbraio 2020: Bangkok > Milano
Coincidenza con il volo Thai Airways per Milano. Arrivo a Milano Malpensa, proseguimento in pullman per Belluno.

Programma dettagliato in sede

Share
from to
Turismo Viaggi