Alpi Carniche

21-22 settembre 2019

arte e natura nella Valle del But

Programma

Sabato 21 settembre 2019
ore 7:00 – Partenza con pulmino e mezzi propri dal piazzale dello stadio via Sappada alla volta di Cercivento, sosta lungo il percorso.
ore 9:30 – Arrivo a Cercivento e proseguimento a piedi (circa 3 chilometri) con guida, su comodo sentiero, fino a raggiungere Paluzza e il complesso della Torre Moscarda.
ore 12:30 – 14:00 – pranzo libero a Paluzza o presso la pizzeria “La Torate” (€ 10 pizza più bevanda, previa prenotazione)
ore 14:00 – si torna a Cercivento con i mezzi e visita guidata al complesso dei mosaici
ore 17:30 – trasferimento al Hotel Park Oasi di Arta Terme ***
ore 19:30 – cena in hotel con prodotti tipici della Carnia (escluse bevande).
Si invitano i partecipanti a voler segnalare in sede di iscrizione eventuali intolleranze alimentari (allergie, menù vegetariano, ecc.)

Domenica 22 settembre 2019
ore 7:30 – colazione
ore 8:00 – partenza del gruppo A) per Passo Monte Croce Carnico (mt 1350) per il GIRO DEL PAL PICCOLO
Dal parcheggio del Passo di Monte Croce Carnico si prosegue verso il confine austriaco imboccando a destra un sentiero (indicazioni in giallo) della rete austriaca.
I passaggi disagevoli sono facilitati da passamani metallici, gradini e parapetti in legno. Raggiunta la cima (1866 m) si apre un ampio panorama sul pianoro sommitale disseminato di opere belliche e sulla Creta di Collinetta. Si scende seguendo ora il segnavia CAI 401 e poi lungo la mulattiera sul fianco sud-ovest del Pal Piccolo; si perviene alla palestra di roccia (La Scogliera) e si ritorna al Passo.
ore 15:00 – rientro al Passo Monte Croce e ricongiungimento lungo strada con il gruppo B).

Gruppo B) Il percorso verrà deciso la sera prima a cena in base ai partecipanti e, comunque, non sarà impegnativo ma più naturalistico ed artistico.

Partenza per il rientro con arrivo previsto a Belluno ore 18:00-19:00 circa

Dislivello: circa 600 metri
Tempo di percorrenza: 4/5 ore
Difficoltà: escursionistico con qualche breve passaggio con staffe e corde metalliche; si richiede un buon allenamento fisico
Equipaggiamento: scarponi o pedule, giacca a vento, mantella, borraccia, viveri, ricambio di biancheria. Consigliate le racchette telescopiche.
posti disponibili n. 25
Riferimenti cartografici: Carta TABACCO n. 09 scala 1:25.000 ALPI CARNICHE CARNIA CENTRALE
Iscrizioni: presso la sede del Gruppo “Belluno” in Via Carrera n.1 – negli orari di apertura, entro mercoledì 4 settembre 2019, con contestuale versamento obbligatorio della quota di partecipazione. Si prega di lasciare il numero di cellulare per eventuali contatti.
Accompagnatori: Oscar Ferrara (cell. 338/4750123) e Paolo Da Canal (cell.339/4495929)

In ogni caso, data la variabilità del clima, gli accompagnatori si riservano di modificare il programma anche il giorno stesso delle escursioni.

Programma dettagliato in sede




Passo Gardena – Rif. Puez – Colfosco

8 settembre 2019

Il Parco naturale Puez-Odle è un’area naturale che racchiude principalmente due gruppi montuosi: il gruppo del Puez e il gruppo delle Odle, entrambi appartenenti alle Dolomiti di Gardena.
L’area protetta è delimitata a ovest dalla valle Isarco, a nord dalla val Pusteria, a est dalla val Badia e a sud dalla val Gardena.
Il gruppo del Puez, è suddiviso col gruppo dello Stevìa, i sottogruppi Sassongher, Gran Cir-Vallunga, dove la cima più alta è il Piz de Puez (2913 m). Il parco è attraversato da nord a sud dall’Alta via n 2.

Programma

ore 6:30 – partenza in pullman dal piazzale della Stazione di Belluno con pullman si prosegue via Agordo sino al Passo Gardena. È prevista una pausa caffè lungo il percorso

ore 9:00 – arrivo a Passo Gardena (2120 m). Scesi dal pullman ci si incammina per il sentiero Alta Via n 2 sino a raggiungere il Rif. Jimmy (2222 m) per proseguire, sempre su n 2, verso Forc.lla Cier (2469 m) e di seguito alla Forc.lla de Crespena (2528 m). Si lascia il sentiero n 2 e si proseguire su segnavia n 2A per raggiungere Sas Ciampac (2672 m). Per ghiaioni e roccette, dopo essere tornati sul sentiero n 2, si giunge alla For.lla de Ciampei Somafurcia (2366 m) e si prosegue per giungere alla meta: Rif. Puez (2475 m).
Dopo aver pranzato ci si incammina per la via del ritorno. Si riprende il n 2 fino a For.lla de Ciampei Somafurcia (2366 m), si devia per seguire il sentiero n 4 attraversando L’Val (2104 m) sino ad imboccare il sentiero n 4A e scendere verso Malga Edelweiss (1997 m) e di qui sino a Colfosco (1650 m) dove troveremo il pullman.

ore 16:30 – partenza da Colfosco per il viaggio di ritorno a Belluno

Dislivello: in salita mt. 700 – in discesa mt. 900
Difficoltà: è richiesto un allenamento commisurato alla lunghezza del percorso, piede fermo e assenza di vertigini.
Tempo di percorrenza: 6.5 ore – Distanza Stimata: Km 12
Riferimenti: Carta Tabacco n. 07 Alta Badia – Arabba – Marmolada
Equipaggiamento: scarponi, giacca a vento, mantella o ombrello, borraccia, consigliate le racchette telescopiche.
Accompagnatori: Antonella Dalle Grave  (cell. 347 7455868) e  Gianna Trevisan (Cell. 373 5101875).
Iscrizioni: presso la sede del gruppo Belluno, entro martedì 3 settembre con il versamento della quota.

Il presente programma è da ritenersi indicativo, potrà subire delle variazioni che saranno comunicate dopo la ricognizione.

Programma dettagliato in sede




Navigazione sul Sile

29 settembre 2019

… di là dal fiume e tra gli alberi

Immersi nella natura, lontani dalle automobili, scoprirete una natura intatta, tra cormorani, aironi, cicogne, ontani e i celebri salici piangenti, un habitat irripetibile, lungo il fiume di risorgiva più lungo d’Europa, oggi Parco Naturale, tra natura e ville venete.

Programma

Ore 7:00 partenza da Belluno, piazzale Resistenza, con pullman G.T., via Ponte nelle Alpi, autostrada con destinazione Quarto d’Altino.
Imbarco sulla motonave e navigazione lungo il fiume Sile
A bordo come benvenuto saranno offerti degli stuzzichini e durante il percorso verrà illustrata la storia del fiume dalla sua nascita, all’importanza commerciale e delle sue bellezze che lo circondano dalla flora e fauna; Il fiume è considerato una “piccola foresta amazzonica”.

Sosta nel paese rivierasco di Casale sul Sile: spiegazione guidata della parte storica (Torre Carrarese esternamente, Villa Frezza esternamente, che durante le 2 Guerre Mondiali diventò un ospedale da campo dove Hemingway trasportava i feriti e fu anche un deposito di ambulanze. Se possibile visita della Chiesa dove all’interno ci sono delle opere di Gian Domenico Tiepolo che rappresentano il Trionfo e la Fede).

Al termine rimbarco e navigazione lungo il tratto delle Ville Venete per ammirare la bellezza delle loro architetture.

PRANZO di pesce a bordo: risotto di pesce, frittura mista e contorni, dolci locali, vino, acqua e caffè con digestivo.

Ore 15:00 (circa) Arrivo al paese rivierasco di Casier e sbarco.
Qui termina la navigazione, ma continua il tour a bordo del nostro pullman, per una visita guidata alla città di Treviso.

Al termine, rientro quindi a Belluno, dove l’arrivo è previsto in serata.

Programma dettagliato in sede




Georgia e Azerbaijan 2a partenza

16-25 settembre 2019

civiltà millenarie

Si scrive Azerbaigian, si legge petrolio. Baku, dove la terra brucia, è famosa da sempre per i fuochi eterni nei pressi della città, dovuti alla presenza di numerose sorgenti di petrolio e gas, che bruciano naturalmente. Grazie alle rendite energetiche e alla stabilità politica, garantita dalla dinastia Aliyev, l’Azebaigian ha saputo elevarsi a potenza regionale e a protagonista della scena internazionale. Pur essendo l’Azerbaigian il più lontano tra i paesi partner dall’Unione Europea, gli interessi economici complementari e gli investimenti strategici in infrastrutture energetiche, disegnano i contorni di una collaborazione solida e destinata ad approfondirsi, Mosca permettendo.
In Georgia invece Mosca ha già dato, facendo dell’Ossezia del Sud, regione della Georgia centrosettentrionale, e dell’Abcasia, all’estremo lembo di nord-ovest, due stati fantocci, de facto indipendenti. Lo stesso modello riproposto più recentemente nel Donbass. La Georgia moderna è il frutto dell’unione delle regioni storiche della Colchide, area affacciata sul Mar Nero e cristianizzata da Andrea, fratello di Pietro, e dell’lberia, più o meno corrispondente a quelli che furono i regni di Cartalia e Cachezia, sul versante sud del Gran Caucaso, dove il Vangelo fu diffuso da Santa Nina l’Illuminatrice nel IV secolo.

Programma

1° giorno, lunedì 16 settembre 2019: Bologna > (Istanbul) > Baku
Di buon mattino partenza da Belluno in pullman GT per l’aeroporto di Bologna, disbrigo delle formalità d’imbarco e doganali e partenza con volo di linea Turkish Airlines per Istanbul. All’arrivo, coincidenza con il volo Turkish Airlines per Baku. Arrivo, trasferimento in hotel e sistemazione nelle camere riservate.

2° giorno, martedì 17 settembre 2019: Baku > Ateshgah > Yanar Dağ > Baku
Pensione completa. Mattinata dedicata alla visita della città vecchia di Baku con la Torre della Vergine e il Palazzo degli Shirvanshah. Nel pomeriggio partenza per la vicina penisola di Abşeron, dove si visiteranno i siti di Ateshgah e Yanar Dağ. Rientro a Baku e cena in ristorante.

Baku. La capitale si trova sulla costa meridionale della penisola di Abşeron. Con ogni probabilità il nome Baku deriva dall’antico nome della città, Badu-kube, dove soffia il vento.
La città cominciò a essere importante dopo il terremoto nel XII secolo che distrusse Shemakha. Nel 1540, la città venne conquistata dai safavidi e nel 1604 dallo scià persiano Abbas I. Il 26 giugno 1723, dopo un lungo assedio la città si arrese alle truppe dello zar Pietro il Grande. Nel marzo del 1922 l’Armata Rossa invase Baku così l’Azerbaigian, con Armenia e Georgia, divenne parte della RSSF Transcaucasica, uno Stato federato de jure nell’URSS, de facto nuovamente occupati dalla Russia.
Abşeron. Dall’antico persiano, acque salate. Penisola della costa occidentale del Mar Caspio, lunga 65 Km e larga al massimo 30 Km, costituisce l’estrema appendice orientale del Caucaso, la costa meridionale forma un’ampia insenatura alla quale si affaccia la città di Baku. La penisola di Abşeron è ricchissima di giacimenti petroliferi.
Ateshgah. In antico persiano trono di fuoco, essendo la struttura situata presso un ormai esausto giacimento di gas naturale. La struttura religiosa pentagonale con un altare nel mezzo fu costruita nel XVII secolo da fedeli zoroastriani o indù.
Yanar Dağ. Montagna che brucia in azero. Grande falò spontaneo che arde incessantemente su una collina sulla penisola di Abşeron. Le fiamme si sprigionano per 3 m bruciando il gas che filtra da un sottile strato di arenaria porosa.
Il fuoco brucia in fiamme colorate in modo più impressionante al crepuscolo, quando i turisti e locali si radunano per osservarlo dalle numerose sale da tè nelle vicinanze.

3° giorno, mercoledì 18 settembre 2019: Baku > Şemakha > Kiş > Şeki
Pensione completa. In mattinata partenza per Şemakha e visita del Mausoleo delle Sette Cupole e della moschea Juma. Proseguimento per Şeki, visita della chiesa di Kiş e del Palazzo dei Khan. Al termine discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Şemakha. La Kamachia greco-romana, oggi Şamaxı, ha un ricco patrimonio e ha fatto da sfondo a importanti eventi politici in gran parte i suoi due millenni di esistenza. Dal VIII al XV secolo la città fu capitale dello stato di Shirvanshah e poi del Khanato indipendente di Shirvan o di Shemakha, annesso alla Russia nel 1805, e del successivo governatorato imperiale fino al devastante terremoto del 1859, quando la capitale fu trasferita a Baku. Nella sua storia undici grandi terremoti hanno scosso la città, l’unico edificio a essere sopravvissuto, è la moschea Juma, costruita nel X secolo, la prima di tutto il Caucaso. Nei dintorni della città si trova il mausoleo delle Sette Cupole, dove sono sepolti i membri delle famiglie reali di Shirvanshah.
Şeki. Fino al 1968 Nukha, in azero Nuxa, Şeki, città dell’Azerbaigian del nord, circondata dalle cime innevate del Caucaso Maggiore, fu una delle più grandi città dell’Albania Caucasica del I secolo. Originariamente situata sulla riva sinistra del fiume Kish, la città fu trasferita dove attualmente si trova dopo una devastante alluvione nel 1772, vicino al villaggio di Nukha, con cui s’identificò fino al 1968, quando tornò al nome originario. Per molti secoli, la città fu famosa per essere il centro dell’allevamento del baco da seta.
Kiş. Nel I secolo, Sant’Eliseo d’Albània arrivò a Gis, sulla riva sinistra del fiume Kura, e costruì una chiesa che divenne presto un centro di evangelizzazione per i popoli del Caucaso. Nel X secolo la chiesa di Kiş fu convertita al rito georgiano ortodosso e funzionò come vescovado fino al XVII secolo.

4° giorno, giovedì 19 settembre 2019: Şeki > Lagodekhi > Kvareli > Gremi > Alaverdi > Ikalto > Telavi
Pensione completa. Partenza per la frontiera Matsimi-Mazimçay, disbrigo delle formalità doganali, cambio del pullman e della guida e proseguimento per la visita di Lagodekhi. Arrivo a Kvareli e visita di una cantina. Visita del complesso architettonico di Gremi, della cattedrale di Alaverdi e dell’accademia di Ikalto. Arrivo a Telavi discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Lagodekhi. Villaggio cachezio situato ai piedi del Grande Caucaso, nel cuore del distretto vinicolo georgiano presso il confine azero. A Lagodekhi si trova una Riserva Naturale istituita nel 1911.
Kvareli. Villaggio cachezio nella valle di Alazani, ai piedi del Grande Caucaso, al centro della regione vinicola, celebre per il vino Kindzmarauli, un rosso semidolce.
Gremi. La fortezza reale e la chiesa degli Аrcangeli, sono tutto ciò che è rimasto di Gremi, un tempo florida città della Cachezia. La città fu capitale del Cachezia nei secoli XVI e XVII, finché l’esercito dello Shah Abbas I non la rase al suolo nel 1615. Da allora la città non ritrovò più l’antico splendore e poco dopo la capitale fu trasferita a Telavi.
Alaverdi. Il monastero di Alaverdi è un monastero ortodosso situato a 25 km da Akhmeta, fondato dal monaco siriano Yoseb, uno dei tredici Padri siriani della chiesa georgiana. Prima di allora ad Alaverdi si trovava un centro di culto pagano dedicato alla Luna. All’inizio dell’XI secolo il re di Cachezia, Kvirike il Grande, costruì una grande cattedrale, al posto della piccola chiesa dedicata a San Giorgio.
Ikalto. Villaggio situato poca a occidente della città di Telavi in Cachezia, conosciuto soprattutto per il suo complesso monastico e per l’omonima Accademia. Il monastero di Ikalto, fondato da San Zenone, uno dei 13 Padri siriani della chiesa georgiana, alla fine del VI secolo, divenne noto come uno dei centri culturali e di istruzione più importanti della Georgia.

5° giorno, venerdì 20 settembre 2019: Telavi > David Gareja > Tbilisi
Pensione completa e pranzo con cestino. Proseguimento in Cachezia e visita del sito rupestre di David Gareja con la Lavra e le grotte dipinte di Udabno (trekking di 2h). Al termine delle visite proseguimento per Tbilisi, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Telavi. Centro principale e capoluogo della Cachezia, la città è circondata su ogni lato da scenari pittoreschi. Nota già nel II secolo, dal X al XII secolo Telavi fu capitale del Regno di Cachezia. Nel XVIII secolo fu la seconda capitale del Regno Georgiano unitario di Cartalia e Cachezia.
Cachezia. Provincia storica della Georgia orientale, la Cachezia fu principato feudale indipendente dalla fine del VIII secolo fino all’inizio del XII secolo quando il re georgiano Davide il Fondatore incorporò la regione nel suo regno. Dopo la disintegrazione del regno georgiano, la Cachezia divenne nuovamente indipendente nel 1460. Nel 1762 il regno cachezio venne unificato con quello confinante di Cartalia e nel 1801 il regno di Cartalia e Cachezia fu annesso all’impero russo zarista. La Cachezia fece poi parte successivamente della Repubblica Democratica indipendente di Georgia, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica e fino al 1991 della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana.
David Gareja. Complesso monastico ortodosso georgiano in parte scavato nella roccia e in parte edificato, situato nella Cachezia, sulle pendici semidesertiche del monte Gareja, circa 70 Km a sud est di Tbilisi. Il complesso comprende centinaia di celle, chiese, cappelle e locali di abitazione scavati nella roccia. Parte del complesso si trova anche nel distretto di Ağstafa in Azerbaigian, per questo il monastero è diventato oggetto di una disputa di confine tra le autorità della Georgia e dell’Azerbaigian.

6° giorno, sabato 21 settembre 2019: Tbilisi > Mtskheta > Ananuri > Gudauri
Pensione completa. Partenza per le visite della Cattedrale di Svetitskhoveli e del monastero di Jvari a Mtskheta (26 km, 45’). Proseguimento per Ananuri e visita del complesso architettonico. Al termine della visita partenza per Gudauri, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Mtskheta. Una delle più antiche città della Georgia, nella storica provincia di Kartli. La città fu la capitale del regno di Iberia fra il III secolo a.C. e il V secolo. Nel 317 a Mtskheta i georgiani si convertirono al cristianesimo e tuttora qui ha sede la Chiesa autocefala ortodossa e apostolica georgiana. Re Dachi spostò la capitale da Mtskheta alla più difendibile Tbilisi, ma Mtskheta continuò ad essere usata come luogo di incoronazione e sepoltura dei re georgiani fino alla fine del regno nel XIX secolo.
Ananuri. Complesso architettonico sulle rive del fiume Aragvi, a circa 70 chilometri dalla capitale Tbilisi, antica sede dei duchi di Aragvi, una dinastia feudale che governò l’area dal XIII secolo. Nel 1739 Ananuri fu attaccata da Shanshe di Ksani, che l’incendiò e sterminò la famiglia degli eristavi. Tuttavia, quattro anni più tardi i contadini locali si rivoltarono contro il dominio di Shanshe, uccidendo gli usurpatori e invitando il re Teimuraz II di Georgia a governare direttamente il ducato.
Gudauri. Stazione sciistica sul versante meridionale del Gran Caucaso presso il passo della Croce a 2.200 m slm.

7° giorno, domenica 22 settembre 2019: Gudauri > Stepantsminda > Ghergheti > Gudauri
Pensione completa. Al mattino partenza per Stepantsminda, da dove, con una passeggiata di 2h si giunge alla Chiesa della Santissima Trinità di Ghergheti. Pranzo presso una famiglia locale e rientro a Gudauri.

Ghergheti. La chiesa della Trinità, o Tsminda Sameba, si trova nei pressi del villaggio di Ghergheti, sulla riva destra del fiume Chkheri, a un’altitudine di 2.170 metri, sotto il Monte Kazbek. La chiesa della Trinità fu costruita nel XIV secolo. Lo storico del XVIII secolo Vakhushti Bagration scrisse che, nei momenti di pericolo, le preziose reliquie custodite a Mtskheta venivano portate nella chiesa di Ghergheti, al fine di essere messe al sicuro. Nel 1795, in seguito all’ennesima invasione persiana, anche la più importante delle reliquie georgiane, la Croce di Santa Nina, fu portata qui.

8° giorno, lunedì 23 settembre 2019: Gudauri > Gori > Uplis-tsikhe > Tbilisi
Pensione completa. Partenza per la Cartalia e visita al Museo di Stalin a Gori. Dopo il pranzo proseguimento per la visita di Uplis-tsikhe. Al termine proseguimento per Tbilisi, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Gori. Capoluogo della regione di Shida Kartli, confinante con la Federazione russa e comprendente anche la gran parte del territorio conteso dell’Ossezia del Sud, Gori si trova a poca distanza dalla zona interessata dal confine fra Georgia e Ossezia del sud. Nel centro di Gori, si trova il Museo Josif Stalin, nel cortile interno si trova ricollocata la statua del dittatore sovietico rimossa dalla piazza del municipio della città nel giugno 2010, sopravvissuta al programma di destalinizzazione voluto da Chrušcёv. Il museo è importante sia come testimonianza storica della vita di Stalin, sia come resoconto di un lungo periodo di storia sovietica.
Uplis-tsikhe. Letteralmente fortezza del signore, è una antica città scavata nella roccia. Costruita sulla riva sinistra rocciosa del fiume Mtkvari, l’antica città contiene diverse strutture databili tra la prima età del ferro e il tardo medioevo, combinazione unica di varie culture e di coesistenza di architettura pagana e cristiana. Uplis-tsikhe è stato identificato dagli archeologi come uno dei più antichi insediamenti urbani in Georgia. Strategicamente situato nel cuore dell’antico regno di Cartalia, l’Iberia degli autori classici, fu un importante centro politico e religioso del paese.

9° giorno, martedì 24 settembre 2019: Tbilisi
Pensione completa. Intera giornata dedicata alla visita della capitale georgiana con la chiesa di Metekhi, il quartiere dei Bagni, La Cattedrale della Santissima Trinità, la basilica di Ančiskhati, il Museo di Storia.

Tbilisi. Dal georgiano Tpili, caldo, a causa delle numerose sorgenti di acqua calda sulfurea della zona. L’attuale capitale della Georgia, fu fondata nel V secolo dal re Vakhtang I Gorgasali di Iberia. Il suo successore re Dachi vi trasferì la capitale del regno e la fortificò. Nei secoli passò ai Persiani, ai Bizantini e agli Arabi, che la tennero fino al XI secolo, fino a che fu conquistata dal re di Georgia David il Costruttore, che vi trasferì la sua residenza da Kutaisi e la rese capitale di uno Stato georgiano unificato e inaugurò un vero e proprio rinascimento. Durante quest’epoca a Tbilisi il poeta Shota Rustaveli visse e scrisse il leggendario poema epico ‘Il cavaliere con la pelle di pantera’. Dal 1236 la Georgia passò sotto la dominazione mongola, e successivamente sotto il dominio di invasori stranieri, che, e in più occasioni, la razziarono. Prima Tamerlano nel 1386, poi Shah Jahan, lo Scià di Tabriz nel 1444, Ak Koyunlu nel 1477, i persiani nel 1522, Shah Agha-Mohammad Khan nel 1795.
Nel 1801 il regno georgiano di Cartalia e Cachezia fu annesso all’Impero russo, e sotto il dominio russo la città fu sede dei viceré degli Zar e capitale di tutto il Caucaso imperiale e amata da Puškin, Tolstoj e Lermontov.
Dopo la rivoluzione russa del 1917, la città fu sede del governo indipendente della breve Federazione della Transcaucasia, poi fu capitale della Repubblica Democratica della Georgia fino al 25 febbraio 1921, quando fu occupata dall’Armata Rossa.
Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, Tbilisi ha vissuto periodi di instabilità e turbolenze e una breve guerra civile di due settimane tra il dicembre 1991 e il gennaio 1992. Nel novembre 2003, dopo elezioni parlamentari falsificate, più di 100.000 persone sono scese in piazza per la vittoriosa Rivoluzione delle Rose.
Durante la guerra dell’Ossezia del Sud del 2008 l’area di Tbilisi è stata colpita da molteplici attacchi aerei russi.

10° giorno, mercoledì 25 settembre 2019: Baku > (Istanbul) > Bologna
Prima colazione e trasferimento all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo Turkish Airlines per Istanbul. All’arrivo, coincidenza con volo Turkish Airlines per Bologna, e arrivo nel tardo pomeriggio quindi proseguimento in pullman per Belluno con arrivo previsto in tarda serata.

Programma dettagliato in sede




Georgia e Azerbaijan

7-16 settembre 2019

civiltà millenarie

Si scrive Azerbaigian, si legge petrolio. Baku, dove la terra brucia, è famosa da sempre per i fuochi eterni nei pressi della città, dovuti alla presenza di numerose sorgenti di petrolio e gas, che bruciano naturalmente. Grazie alle rendite energetiche e alla stabilità politica, garantita dalla dinastia Aliyev, l’Azebaigian ha saputo elevarsi a potenza regionale e a protagonista della scena internazionale. Pur essendo l’Azerbaigian il più lontano tra i paesi partner dall’Unione Europea, gli interessi economici complementari e gli investimenti strategici in infrastrutture energetiche, disegnano i contorni di una collaborazione solida e destinata ad approfondirsi, Mosca permettendo.
In Georgia invece Mosca ha già dato, facendo dell’Ossezia del Sud, regione della Georgia centrosettentrionale, e dell’Abcasia, all’estremo lembo di nord-ovest, due stati fantocci, de facto indipendenti. Lo stesso modello riproposto più recentemente nel Donbass. La Georgia moderna è il frutto dell’unione delle regioni storiche della Colchide, area affacciata sul Mar Nero e cristianizzata da Andrea, fratello di Pietro, e dell’lberia, più o meno corrispondente a quelli che furono i regni di Cartalia e Cachezia, sul versante sud del Gran Caucaso, dove il Vangelo fu diffuso da Santa Nina l’Illuminatrice nel IV secolo.

Programma

1° giorno, sabato 7 settembre 2019: Bologna > (Istanbul) > Baku
Di buon mattino partenza da Belluno in pullman GT per l’aeroporto di Bologna, disbrigo delle formalità d’imbarco e doganali e partenza con volo di linea Turkish Airlines per Istanbul. All’arrivo, coincidenza con il volo Turkish Airlines per Baku. Arrivo, trasferimento in hotel e sistemazione nelle camere riservate.

2° giorno, domenica 8 settembre 2019: Baku > Ateshgah > Yanar Dağ > Baku
Pensione completa. Mattinata dedicata alla visita della città vecchia di Baku con la Torre della Vergine e il Palazzo degli Shirvanshah. Nel pomeriggio partenza per la vicina penisola di Abşeron, dove si visiteranno i siti di Ateshgah e Yanar Dağ. Rientro a Baku e cena in ristorante.

Baku. La capitale si trova sulla costa meridionale della penisola di Abşeron. Con ogni probabilità il nome Baku deriva dall’antico nome della città, Badu-kube, dove soffia il vento.
La città cominciò a essere importante dopo il terremoto nel XII secolo che distrusse Shemakha. Nel 1540, la città venne conquistata dai safavidi e nel 1604 dallo scià persiano Abbas I. Il 26 giugno 1723, dopo un lungo assedio la città si arrese alle truppe dello zar Pietro il Grande. Nel marzo del 1922 l’Armata Rossa invase Baku così l’Azerbaigian, con Armenia e Georgia, divenne parte della RSSF Transcaucasica, uno Stato federato de jure nell’URSS, de facto nuovamente occupati dalla Russia.
Abşeron. Dall’antico persiano, acque salate. Penisola della costa occidentale del Mar Caspio, lunga 65 Km e larga al massimo 30 Km, costituisce l’estrema appendice orientale del Caucaso, la costa meridionale forma un’ampia insenatura alla quale si affaccia la città di Baku. La penisola di Abşeron è ricchissima di giacimenti petroliferi.
Ateshgah. In antico persiano trono di fuoco, essendo la struttura situata presso un ormai esausto giacimento di gas naturale. La struttura religiosa pentagonale con un altare nel mezzo fu costruita nel XVII secolo da fedeli zoroastriani o indù.
Yanar Dağ. Montagna che brucia in azero. Grande falò spontaneo che arde incessantemente su una collina sulla penisola di Abşeron. Le fiamme si sprigionano per 3 m bruciando il gas che filtra da un sottile strato di arenaria porosa.
Il fuoco brucia in fiamme colorate in modo più impressionante al crepuscolo, quando i turisti e locali si radunano per osservarlo dalle numerose sale da tè nelle vicinanze.

3° giorno, lunedì 9 settembre 2019: Baku > Şemakha > Kiş > Şeki
Pensione completa. In mattinata partenza per Şemakha e visita del Mausoleo delle Sette Cupole e della moschea Juma. Proseguimento per Şeki, visita della chiesa di Kiş e del Palazzo dei Khan. Al termine discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Şemakha. La Kamachia greco-romana, oggi Şamaxı, ha un ricco patrimonio e ha fatto da sfondo a importanti eventi politici in gran parte i suoi due millenni di esistenza. Dal VIII al XV secolo la città fu capitale dello stato di Shirvanshah e poi del Khanato indipendente di Shirvan o di Shemakha, annesso alla Russia nel 1805, e del successivo governatorato imperiale fino al devastante terremoto del 1859, quando la capitale fu trasferita a Baku. Nella sua storia undici grandi terremoti hanno scosso la città, l’unico edificio a essere sopravvissuto, è la moschea Juma, costruita nel X secolo, la prima di tutto il Caucaso. Nei dintorni della città si trova il mausoleo delle Sette Cupole, dove sono sepolti i membri delle famiglie reali di Shirvanshah.
Şeki. Fino al 1968 Nukha, in azero Nuxa, Şeki, città dell’Azerbaigian del nord, circondata dalle cime innevate del Caucaso Maggiore, fu una delle più grandi città dell’Albania Caucasica del I secolo. Originariamente situata sulla riva sinistra del fiume Kish, la città fu trasferita dove attualmente si trova dopo una devastante alluvione nel 1772, vicino al villaggio di Nukha, con cui s’identificò fino al 1968, quando tornò al nome originario. Per molti secoli, la città fu famosa per essere il centro dell’allevamento del baco da seta.
Kiş. Nel I secolo, Sant’Eliseo d’Albània arrivò a Gis, sulla riva sinistra del fiume Kura, e costruì una chiesa che divenne presto un centro di evangelizzazione per i popoli del Caucaso. Nel X secolo la chiesa di Kiş fu convertita al rito georgiano ortodosso e funzionò come vescovado fino al XVII secolo.

4° giorno, martedì 10 settembre 2019: Şeki > Lagodekhi > Kvareli > Gremi > Alaverdi > Ikalto > Telavi
Pensione completa. Partenza per la frontiera Matsimi-Mazimçay, disbrigo delle formalità doganali, cambio del pullman e della guida e proseguimento per la visita di Lagodekhi. Arrivo a Kvareli e visita di una cantina. Visita del complesso architettonico di Gremi, della cattedrale di Alaverdi e dell’accademia di Ikalto. Arrivo a Telavi discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Lagodekhi. Villaggio cachezio situato ai piedi del Grande Caucaso, nel cuore del distretto vinicolo georgiano presso il confine azero. A Lagodekhi si trova una Riserva Naturale istituita nel 1911.
Kvareli. Villaggio cachezio nella valle di Alazani, ai piedi del Grande Caucaso, al centro della regione vinicola, celebre per il vino Kindzmarauli, un rosso semidolce.
Gremi. La fortezza reale e la chiesa degli Аrcangeli, sono tutto ciò che è rimasto di Gremi, un tempo florida città della Cachezia. La città fu capitale del Cachezia nei secoli XVI e XVII, finché l’esercito dello Shah Abbas I non la rase al suolo nel 1615. Da allora la città non ritrovò più l’antico splendore e poco dopo la capitale fu trasferita a Telavi.
Alaverdi. Il monastero di Alaverdi è un monastero ortodosso situato a 25 km da Akhmeta, fondato dal monaco siriano Yoseb, uno dei tredici Padri siriani della chiesa georgiana. Prima di allora ad Alaverdi si trovava un centro di culto pagano dedicato alla Luna. All’inizio dell’XI secolo il re di Cachezia, Kvirike il Grande, costruì una grande cattedrale, al posto della piccola chiesa dedicata a San Giorgio.
Ikalto. Villaggio situato poca a occidente della città di Telavi in Cachezia, conosciuto soprattutto per il suo complesso monastico e per l’omonima Accademia. Il monastero di Ikalto, fondato da San Zenone, uno dei 13 Padri siriani della chiesa georgiana, alla fine del VI secolo, divenne noto come uno dei centri culturali e di istruzione più importanti della Georgia.

5° giorno, mercoledì 11 settembre 2019: Telavi > David Gareja > Tbilisi
Pensione completa e pranzo con cestino. Proseguimento in Cachezia e visita del sito rupestre di David Gareja con la Lavra e le grotte dipinte di Udabno (trekking di 2h). Al termine delle visite proseguimento per Tbilisi, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Telavi. Centro principale e capoluogo della Cachezia, la città è circondata su ogni lato da scenari pittoreschi. Nota già nel II secolo, dal X al XII secolo Telavi fu capitale del Regno di Cachezia. Nel XVIII secolo fu la seconda capitale del Regno Georgiano unitario di Cartalia e Cachezia.
Cachezia. Provincia storica della Georgia orientale, la Cachezia fu principato feudale indipendente dalla fine del VIII secolo fino all’inizio del XII secolo quando il re georgiano Davide il Fondatore incorporò la regione nel suo regno. Dopo la disintegrazione del regno georgiano, la Cachezia divenne nuovamente indipendente nel 1460. Nel 1762 il regno cachezio venne unificato con quello confinante di Cartalia e nel 1801 il regno di Cartalia e Cachezia fu annesso all’impero russo zarista. La Cachezia fece poi parte successivamente della Repubblica Democratica indipendente di Georgia, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica e fino al 1991 della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana.
David Gareja. Complesso monastico ortodosso georgiano in parte scavato nella roccia e in parte edificato, situato nella Cachezia, sulle pendici semidesertiche del monte Gareja, circa 70 Km a sud est di Tbilisi. Il complesso comprende centinaia di celle, chiese, cappelle e locali di abitazione scavati nella roccia. Parte del complesso si trova anche nel distretto di Ağstafa in Azerbaigian, per questo il monastero è diventato oggetto di una disputa di confine tra le autorità della Georgia e dell’Azerbaigian.

6° giorno, giovedì 12 settembre 2019: Tbilisi > Mtskheta > Ananuri > Gudauri
Pensione completa. Partenza per le visite della Cattedrale di Svetitskhoveli e del monastero di Jvari a Mtskheta (26 km, 45’). Proseguimento per Ananuri e visita del complesso architettonico. Al termine della visita partenza per Gudauri, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Mtskheta. Una delle più antiche città della Georgia, nella storica provincia di Kartli. La città fu la capitale del regno di Iberia fra il III secolo a.C. e il V secolo. Nel 317 a Mtskheta i georgiani si convertirono al cristianesimo e tuttora qui ha sede la Chiesa autocefala ortodossa e apostolica georgiana. Re Dachi spostò la capitale da Mtskheta alla più difendibile Tbilisi, ma Mtskheta continuò ad essere usata come luogo di incoronazione e sepoltura dei re georgiani fino alla fine del regno nel XIX secolo.
Ananuri. Complesso architettonico sulle rive del fiume Aragvi, a circa 70 chilometri dalla capitale Tbilisi, antica sede dei duchi di Aragvi, una dinastia feudale che governò l’area dal XIII secolo. Nel 1739 Ananuri fu attaccata da Shanshe di Ksani, che l’incendiò e sterminò la famiglia degli eristavi. Tuttavia, quattro anni più tardi i contadini locali si rivoltarono contro il dominio di Shanshe, uccidendo gli usurpatori e invitando il re Teimuraz II di Georgia a governare direttamente il ducato.
Gudauri. Stazione sciistica sul versante meridionale del Gran Caucaso presso il passo della Croce a 2.200 m slm.

7° giorno, venerdì 13 settembre 2019: Gudauri > Stepantsminda > Ghergheti > Gudauri
Pensione completa. Al mattino partenza per Stepantsminda, da dove, con una passeggiata di 2h si giunge alla Chiesa della Santissima Trinità di Ghergheti. Pranzo presso una famiglia locale e rientro a Gudauri.

Ghergheti. La chiesa della Trinità, o Tsminda Sameba, si trova nei pressi del villaggio di Ghergheti, sulla riva destra del fiume Chkheri, a un’altitudine di 2.170 metri, sotto il Monte Kazbek. La chiesa della Trinità fu costruita nel XIV secolo. Lo storico del XVIII secolo Vakhushti Bagration scrisse che, nei momenti di pericolo, le preziose reliquie custodite a Mtskheta venivano portate nella chiesa di Ghergheti, al fine di essere messe al sicuro. Nel 1795, in seguito all’ennesima invasione persiana, anche la più importante delle reliquie georgiane, la Croce di Santa Nina, fu portata qui.

8° giorno, sabato 14 settembre 2019: Gudauri > Gori > Uplis-tsikhe > Tbilisi
Pensione completa. Partenza per la Cartalia e visita al Museo di Stalin a Gori. Dopo il pranzo proseguimento per la visita di Uplis-tsikhe. Al termine proseguimento per Tbilisi, discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

Gori. Capoluogo della regione di Shida Kartli, confinante con la Federazione russa e comprendente anche la gran parte del territorio conteso dell’Ossezia del Sud, Gori si trova a poca distanza dalla zona interessata dal confine fra Georgia e Ossezia del sud. Nel centro di Gori, si trova il Museo Josif Stalin, nel cortile interno si trova ricollocata la statua del dittatore sovietico rimossa dalla piazza del municipio della città nel giugno 2010, sopravvissuta al programma di destalinizzazione voluto da Chrušcёv. Il museo è importante sia come testimonianza storica della vita di Stalin, sia come resoconto di un lungo periodo di storia sovietica.
Uplis-tsikhe. Letteralmente fortezza del signore, è una antica città scavata nella roccia. Costruita sulla riva sinistra rocciosa del fiume Mtkvari, l’antica città contiene diverse strutture databili tra la prima età del ferro e il tardo medioevo, combinazione unica di varie culture e di coesistenza di architettura pagana e cristiana. Uplis-tsikhe è stato identificato dagli archeologi come uno dei più antichi insediamenti urbani in Georgia. Strategicamente situato nel cuore dell’antico regno di Cartalia, l’Iberia degli autori classici, fu un importante centro politico e religioso del paese.

9° giorno, domenica 15 settembre 2019: Tbilisi
Pensione completa. Intera giornata dedicata alla visita della capitale georgiana con la chiesa di Metekhi, il quartiere dei Bagni, La Cattedrale della Santissima Trinità, la basilica di Ančiskhati, il Museo di Storia.

Tbilisi. Dal georgiano Tpili, caldo, a causa delle numerose sorgenti di acqua calda sulfurea della zona. L’attuale capitale della Georgia, fu fondata nel V secolo dal re Vakhtang I Gorgasali di Iberia. Il suo successore re Dachi vi trasferì la capitale del regno e la fortificò. Nei secoli passò ai Persiani, ai Bizantini e agli Arabi, che la tennero fino al XI secolo, fino a che fu conquistata dal re di Georgia David il Costruttore, che vi trasferì la sua residenza da Kutaisi e la rese capitale di uno Stato georgiano unificato e inaugurò un vero e proprio rinascimento. Durante quest’epoca a Tbilisi il poeta Shota Rustaveli visse e scrisse il leggendario poema epico ‘Il cavaliere con la pelle di pantera’. Dal 1236 la Georgia passò sotto la dominazione mongola, e successivamente sotto il dominio di invasori stranieri, che, e in più occasioni, la razziarono. Prima Tamerlano nel 1386, poi Shah Jahan, lo Scià di Tabriz nel 1444, Ak Koyunlu nel 1477, i persiani nel 1522, Shah Agha-Mohammad Khan nel 1795.
Nel 1801 il regno georgiano di Cartalia e Cachezia fu annesso all’Impero russo, e sotto il dominio russo la città fu sede dei viceré degli Zar e capitale di tutto il Caucaso imperiale e amata da Puškin, Tolstoj e Lermontov.
Dopo la rivoluzione russa del 1917, la città fu sede del governo indipendente della breve Federazione della Transcaucasia, poi fu capitale della Repubblica Democratica della Georgia fino al 25 febbraio 1921, quando fu occupata dall’Armata Rossa.
Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, Tbilisi ha vissuto periodi di instabilità e turbolenze e una breve guerra civile di due settimane tra il dicembre 1991 e il gennaio 1992. Nel novembre 2003, dopo elezioni parlamentari falsificate, più di 100.000 persone sono scese in piazza per la vittoriosa Rivoluzione delle Rose.
Durante la guerra dell’Ossezia del Sud del 2008 l’area di Tbilisi è stata colpita da molteplici attacchi aerei russi.

10° giorno, lunedì 16 settembre 2019: Baku > (Istanbul) > Bologna
Prima colazione e trasferimento all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo Turkish Airlines per Istanbul. All’arrivo, coincidenza con volo Turkish Airlines per Bologna, e arrivo nel tardo pomeriggio quindi proseguimento in pullman per Belluno con arrivo previsto in tarda serata.

Programma dettagliato in sede




Impressioni d’Etiopia

Quanta gente in cammino dal mattino fino all’imbrunire!!

bambini ed adulti carichi di merci ( taniche per l’acqua, fascine di canne da zucchero, sorgo, mais, legna etc…) camminano con disinvoltura tra carretti trainati da asini e mandrie ( di zebù, pecore, capre ed asini) che occupano disordinatamente la strada; taxi collettivi, corriere, Bajaj e camion completano il traffico.
Bambini e ragazzi sorridenti imbracciando libri e quaderni si dirigono verso le rispettive scuole.
Chissà, tutte queste persone, da dove vengono, quanta strada devono percorrere quotidianamente per comperare o vendere?!

I nostri autisti sono sempre puntuali, cordiali e disponibili. Io viaggio sulla jeep n°4, l’autista si chiama Muluken ( per gli amici Mule) ed è bravissimo ad evitare le numerose buche sul percorso ed a fare lo slalom nel convulso traffico della capitale. Inoltre è sempre pronto a segnalarci qualcosa di significativo, specialmente i vari tipi di uccelli illustrandoceli con l’ausilio di un bel libro a tema.

Le mani: quelle di chi ti invita a danzare che siano al villaggio etnia Dorze od alla cena etnica ad Addis Abeba. Le mani, a volte invadenti, dei bambini con il caratteristico richiamo “yu yu” chiedendo birr, pen o…altro ma anche imparano a contare fino a 10 dall’amarico all’italiano alla festa del Meskel mentre aspettiamo l’accensione del falò. La mano salda e gentile di Baru di etnia Borana che mi aiuta nella discesa e risalita al cratere di El Sod e canta una filastrocca per aiutare Maria Teresa a superare un momento di crisi durante la risalita.

Penso a quanto strani possiamo sembrare noi quando visitiamo i villaggi delle varie etnie.
Qui siamo noi gli stranieri. Guardiamo e fotografiamo, curiosi, i Karo i Konso gli Hammer.
Ma forse non ci rendiamo bene conto che anche noi abbiamo i nostri “riti” e modi per affermare la nostra appartenenza ad un “clan” ( piercing, tatuaggi, ma anche abiti tradizionali, divise, inni e processioni…).

Tiziana




Viaggio in Etiopia

La valle dell’Omo

Breve riflessione

Oggi riguardavo le foto e mi sono detta : “Sto rivedendo il nostro album di famiglia” perché noi veniamo da lì, da quelle terre dove è stata ritrovata Lucy ed altri ominidi, tutti nostri parenti evolutivi.
Ed è dalla Rift Valley che è iniziata la migrazione che continua e continuerà perché l’uomo è “migrante” per sua natura.

Ma quante differenze!!!!!!

“Noi siamo più evoluti” questa è l’affermazione ricorrente.

Ma più evoluti in che cosa?

  • nel voler possedere sempre di più
  • nell’usare in maniera indiscriminata i beni che la natura ci elargisce
  • nel rifiuto del diverso
  • nell’essere sempre in “affanno”

Abbiamo visitato vari villaggi, etnie diverse, ma una cosa li accomunava: la serenità, la tranquillità, ma soprattutto il loro vivere in comunità, la condivisione.
Da noi a volte non si conosce nemmeno chi abita nello stesso condominio.

Quindi due considerazioni conclusive:

  • abbiamo le stesse radici
  • nonostante ci riteniamo più evoluti, dobbiamo riconoscere che gli altri possono darci molto.

Luisa Fasolo




Sabatambientali

autunno 2018

Il ciclo autunnale dei Sabatambientali, organizzato dal CTG, si è svolto regolarmente a cavallo di settembre e ottobre, sfruttando giornate quasi estive.
Con la prima uscita sabato 29 settembre ci siamo recati a Feltre a visitare il nuovo Museo Diocesano sito in Via Paradiso. Ad accoglierci la dott.ssa Tiziana Conte, curatrice del Museo, che ci ha accompagnato di sala in sala, illustrandoci con competenza e passione i vari pezzi esposti e i locali finemente affrescati, riservandoci qualche curioso aneddoto sul lavoro di recupero e restauro di alcune opere d’arte. L’ala nuova, recentemente restaurata, ha affascinato tutti i presenti e suggestivo è stato il colpo d’occhio verso Feltre affacciandosi dalle finestre.

Sabatambientali autunno 2018

Sabato 6 ottobre il tempo ci ha quasi tradito ma ci siamo ritrovati lo stesso in quasi una ventina a Mel a percorrere le stradine di Follo, dove Michele ci ha illustrato la Chiesa di S. Gottardo e la storia di alcune famiglie che hanno vissuto nel passato nella località zumellese. La sempre affascinante Carrera ci ha condotto alla piazza di Mel, ora uno dei “Borghi d’Italia” nonché fregiata dalla bandiera arancione riconoscimento conferito dal Touring Club Italiano, non prima di essere entrati nell’androne di un antico palazzo, grazie all’ospitalità della proprietaria.

Sabatambientali autunno 2018

Il ciclo si è concluso sabato 13 ottobre a Caralte dove siamo stati ospiti dei Gruppi Vallesane del Cadore e Zafferano Dolomiti. In più di trenta persone abbiamo assistito alla spiegazione e prova di intaglio dei collari in legno che, in occasione della suggestiva transumanza, addobbano le capre vallesane, mansuete capre dal vello molto folto e lungo e dalla particolare colorazione metà nera e metà bianca, che abbiamo poi raggiunto al pascolo. La visita è proseguita attraverso un boschetto per scendere al ponte sul Piave dove, una volta, sorgeva il Cidolo, una specie di chiusa artificiale, costruita interamente in legno, che fungeva da sbarramento per i tronchi che fluitavano lungo il fiume provenienti dal Cadore. Giunti a Sacco, piccola borgata in comune di Perarolo, abbiamo potuto vedere come si coltiva lo zafferano, con alcuni fiori dall’acceso color lilla già pronti per essere raccolti entro qualche ora. A concludere la visita un assaggio di alcuni formaggi di capra e gustosi dolcetti allo zafferano, oltre alla spiegazione da parte di una esperta cuoca di alcune semplici ricette da fare con il cosidetto oro rosso.
Anche stavolta abbiamo quindi scoperto alcune delle ricchezze della nostra provincia, territorio che non smette mai di sorprenderci per la varietà e l’interesse dei suoi luoghi.

Sabatambientali autunno 2018




Etiopia 2018

La nostra grande avventura nella Valle dell’Omo

LORO
“Popoli della Valle dell’Omo, dove tutto è iniziato” recitava il titolo del viaggio in Etiopia. Io dico: dove tutto è rimasto lì nella notte dei tempi. Dal canto mio credo di aver scoperto il “buco nero” dell’Africa. In tutti i sensi. Un buco dal quale quelle popolazioni faticano ad uscire perché legate a tradizioni ancestrali condite con un intruglio di magia, religiosità e tradizioni varie; un buco dove si frustano le donne forse per puro predominio maschile e dove queste vittime si beano di ferite sanguinanti e di piaghe virulente che esibiscono con chissà quale orgoglio anche quando diventano orribili cicatrici sulla schiena; un buco dove il giovane maschio è sottoposto a iniziazione col rischio di essere espulso a vita dalla società se non riesce a saltare su un palcoscenico fatto di schiene di tori, anzi di zebù, frastornati da chiassosi balli e schiamazzi tribali; un buco dove le donne per essere più belle si massacrano il labbro per inserirvi un piattello sempre più grande e sempre più pesante.

Avevo già visitato l’Etiopia nella regione del Tigray e dello Scioa e ne ero rimasta impressionata profondamente sia per il livello di povertà di quel popolo che cammina e sia per la bellezza delle chiese rupestri e per la maestosità dei picchi montuosi. Ma stavolta a colpirmi è stata l’arretratezza in termine assoluto. Si dirà: siamo sicuri che il progresso sia la forma migliore del vivere? Forse non lo siamo. Ma constatare che al mercato vendono persino la pietra levigata e il sasso per frantumare i semi per farne farina, beh… la cosa la dice lunga. Credo che non ci voglia molto per costruire un seppur rudimentale macinino. D’altronde se per arare trascinano ancora un bastone di legno per fendere le zolle, significa che siamo ben lontani dal mettere in moto una qualsivoglia inventiva per migliorare lo stato del vivere.
Deludenti, secondo me, sono state le guide locali Michelangelo e Andrea, scoordinate e confusionarie nelle rare spiegazioni al gruppo riunito, ma talvolta date a gruppetti estemporanei: chi c’era c’era e gli altri dovevano accontentarsi del passa parola. Soprattutto la prima guida si limitava a dare sfoggio di cultura generale sull’origine delle etnie, ma con gravi lacune nel riferire – o con volontà di mascherare – realtà evidenti che ancora isolano il Paese in un mondo che corre.

NOI
Ma tralasciamo i miei ragionamenti personalissimi sulla qualità della vita nel sud dell’Etiopia e veniamo a noi 26 del Ctg partiti belli e pimpanti e ritornati impolverati e stremati. Ma felici, almeno per quanto mi riguarda. Sulla schiena ormai a pezzi avevamo chilometri e chilometri, ben 2500, sui fuoristrada in continuo sussulto e “schivanelle” per evitare non solo le voragini lungo il percorso (asfalto con solo tre anni di vita!), ma per non fare stragi di esseri viventi quali greggi, mandrie, uomini e bambini danzanti in mezzo alla strada.
Come detto, abbiamo visto davvero cose dell’altro mondo nella nostra grande avventura nella Rift Valley guidati da Anacleto. Una volta giunti in Africa – a parte l’inconveniente del museo di Addis Abeba senza energia elettrica – i più sono partiti subito alla grande con la calata nella bocca di un antico vulcano che forma il lago nero El Sod da cui si estrae il sale. Tutto bene in discesa, ma problemi in salita: se Maria Teresa era emersa dal cratere paonazza, Loredana era simil-cadavere. In una ipotetica gara al femminile la vittoria è stata conquistata da Loretta, tallonata da Bruna. Mentre la scalatrice Clara non si è potuta esprimere: a lei il compito di “scopa”. Tra i maschi non c’è stata storia: i soliti Leonildo, Elio, Lorenzo… dai muscoli di ferro.

A parte la parentesi “poverella” al Borana Lodge di Yabelo dove per rifare i letti – meglio dire giacigli – è bastato che tirassero su le coperte, siamo stati alloggiati abbastanza bene. Indimenticabile è stata la sfarzosa e affascinante Festa del Meskel a Jinka. La cerimonia per noi è stata ancor più coinvolgente dal momento che il nostro super operatore Efrem è stato invitato dalle troupe televisive locali a collaborare con loro e a salire sul palco principale per fare le riprese.
Intanto il viaggio nella Valle dell’Omo proseguiva tra popolazioni primitive e abbastanza ostili, che si ammorbidivano e si mettevano in mostra in cambio di una manciata di birr (pochi centesimi di euro). E così si susseguivano molte altre situazioni da zoo che francamente facevano stringere il cuore, o quanto meno riflettere. Eppure tutti noi, con i nostri rimorsi, lì ostinati a scattare le foto e magari a brontolare se qualcuno si metteva entro il nostro mirino.
Col passare dei giorni nei 7 fuoristrada della nostra carovana i singoli equipaggi rinsaldavano amicizie e ne creavano di nuove per poi ritrovarsi tutti insieme la sera nei lodge. Ma qui il bello – si fa per dire – era che ognuno stava per proprio conto a smanettare con gli smartphone che però il più delle volte non si connettevano con casa. Non solo i più giovani, a dire il vero di young c’era solo Verena, ma anche i più attempati non tiravano su lo sguardo dal display fino a quando immancabilmente non mancava la corrente.
Il bello di questi viaggi impegnativi è che i partecipanti sono un po’ Moschettieri: “tutti per uno e uno per tutti”. Se qualcuno non si sente bene ecco che scendono in campo gli “esperti”. E noi avevamo addirittura tre medici: Enrichetta, Laura ed Emanuele; e due super infermiere: Tiziana e Loredana. Non mancavano i consigli di Edda, il dinamismo di Ines, il sempre presente buon senso di Ivette, le battute pronte di Loris o il sorriso accomodante di Elena. Poi c’erano le professioniste del clic Bianca e Laura. A completare il gruppo numeroso, ma tutto sommato compatto, c’erano i meno “casinisti” Paola, Patrizia, Luisa e Alberto. Insomma nella Rift Valley etiope eravamo davvero una bella comitiva.

Maria Zampieri




Sabatambientali autunno 2018

Escursioni nella natura, arte, storia e tradizioni della Val Belluna e dintorni


Sabato 29 settembre 2018

FELTRE: il Nuovo Museo diocesano di arte sacra
A vent’anni esatti dal primo progetto, e con solo tre mesi di chiusura totale al pubblico, il Palazzo Vescovile di via del Paradiso a Feltre riapre ai visitatori. Nei suoi locali nasce il Nuovo Museo Diocesano di Feltre e Belluno che in 27 sale raccoglie un impressionante numero di opere d’arte di elevatissimo spessore. Accompagnati da una guida ci verranno svelati i suoi tesori e i segreti di un restauro condotto seguendo la più complessa delle filosofie, quella che conserva il racconto del tempo aprendo contemporaneamente lo spazio al nuovo.

Appuntamento: Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30 o a Feltre parcheggio in Pra del Moro ore 15:00
Durata: circa 2h
Dislivello: nessuno
Interesse: culturale
La visita prevede il costo di un biglietto di ingresso di € 5,00 più la spesa della guida € 40,00 che verrà divisa tra i partecipanti.
Accompagnatore: Margherita Marzemin (cell. 339/4495929)


Sabato 6 ottobre 2018

MEL: da Fol alla piazza di uno dei “Borghi più belli d’Italia”
L’itinerario ci permetterà di conoscere l’abitato di Follo e la sua chiesetta quattrocentesca ricca di affreschi e altre opere d’arte, ma contraddistinta anche dalla presenza di segni della devozione popolare nei riguardi di San Gottardo. Da qui saliremo verso Mel lungo l’antica strada denominata “Karera” e, durante il tragitto, avremo l’opportunità di osservare tracce della presenza di importanti famiglie del luogo e di conoscere alcune storie dal sapore quasi di leggenda.

Appuntamento: L’itinerario ci permetterà di conoscere l’abitato di Follo e la sua chiesetta quattrocentesca ricca di affreschi e altre opere d’arte, ma contraddistinta anche dalla presenza di segni della devozione popolare nei riguardi di San Gottardo. Da qui saliremo verso Mel lungo l’antica strada denominata “Karera” e, durante il tragitto, avremo l’opportunità di osservare tracce della presenza di importanti famiglie del luogo e di conoscere alcune storie dal sapore quasi di leggenda.
Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30 o a Mel parcheggio del Kanguro ore 14:45
Durata: circa 2h30′
Dislivello: circa 100 metri
Interesse: antropico, artistico
Calzature e abbigliamento: comodo
Accompagnatore: Michele Buoso (cell. 333/9572357)


Sabato 13 ottobre 2018

CARALTE: lo Zafferano ovvero l’oro rosso della Dolomiti
Arrivati a Caralte – località Cima Molino – parcheggeremo le auto nello spazio Marmi Cadore.
Ospiti del Gruppo Zafferano Dolomiti ci verrà data dimostrazione dell’intaglio artigianale dei collari in legno che vengono fatti indossare alle caprette Vallesane durante la transumanza. Ci verrà descritta la loro razza e visiteremo il loro pascolo. Breve trasferimento a Sacco, piccolo borgo sul greto del Piave e visita alla coltivazione dello Zafferano Dolomiti, con descrizione della qualità della spezia coltivata nel Bellunese.
Seguirà un momento conviviale con degustazione di prodotti derivati dal latte di capra, Plum cake e Mignon di pasta frolla allo zafferano e il Cremoso allo Zafferano Dolomiti.

Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30
Dislivello: minimo
Durata: circa 2h30′
Interesse: naturale e antropico
Calzature e abbigliamento: comodo adatto a camminare sui sentieri e sui prati.
La visita prevede il contributo di € 5,00
Accompagnatore: Margherita Marzemin (cell. 339/4495929)


NOTE GENERALI

Mezzi di trasporto: privati con spesa di euro 0,25 al km per auto, da distribuire tra gli occupanti di ogni
mezzo.
Rientro: verso le ore 18:00 – 18:30
Animazioni: le uscite saranno guidate da animatori del CTG con possibili collaborazioni esterne, per le
quali può essere eventualmente richiesto un contributo.
Partecipazione: aperta a tutti (soci e non soci) 
Informazioni: presso la sede del Gruppo “Belluno” – Via Carrera n. 1, nelle ore di apertura (tel. 0437/950075)
o da Margherita (0437/752494 339/4495929)




Pellegrinaggio Regionale 2018

16 settembre 2018

ad Asolo

L’anno scorso siamo saliti al Santuario dei SS. Vittore e Corona ad Anzù di Feltre, quest’anno il CTG Comitato Provinciale di Treviso ci propone una meta di grande impatto attrattivo: ASOLO.
È noto infatti che Asolo è uno dei luoghi simbolo del paesaggio veneto.
La fama e l’aura poetica di Asolo sono indissolubilmente legate alla regina di Cipro Caterina Cornaro (1454/1510) che, ricevuta la signoria del paese in cambio della cessione della sua isola alla Repubblica di Venezia, fece innalzare qui un’elegante corte, dedita alla vita culturale.

Programma

Ore 7:30 – partenza da Belluno (Stadio e poi Stazione) via Feltre, Cornuda.

Ore 9:00 – ritrovo ad Asolo (Parcheggio ex Ospedale). Accoglienza e segreteria. Possibilità di utilizzare i bagni.

Ore 9:30 – inizio del pellegrinaggio con la prima riflessione; le altre 6 riflessioni saranno tenute nelle fermate intermedie e all’arrivo in Cattedrale.

Tema del Pellegrinaggio: La preghiera del Padre Nostro.

Ore 11:15 – S. Messa, celebrata dal Consulente Ecclesiastico regionale del CTG Veneto Don Mario Gonzo.

Ore 12:15 – trasferimento in bus navetta a Forcella S.Maurizio.

Ore 13:00 – Aperitivo e pranzo comunitario presso la Baita degli Alpini.

Ore 15:30 – Pomeriggio ad Asolo. È prevista la visita guidata al Museo Civico e al Centro Storico; in alternativa: libero a spasso per il centro.

Prenotazioni: in Sede negli orari di apertura.
Chiusura iscrizioni: entro venerdì 31 agosto.

Programma dettagliato in sede




La lunga ciclovia delle Dolomiti

9 settembre 2018

da Cortina a Belluno
in collaborazione con la FIAB – Amici della Bicicletta – di Belluno

Programma

ore 7:30 – Ritrovo a Belluno in Piazzale Resistenza, carico biciclette sul pullman.

ore 8:00 – partenza.

ore 10:00 circa – arrivo a Cortina, scarico biciclette e cappuccino.

Ore 10:30 – partenza con le bici da Cortina. A San Vito breve sosta alla vecchia stazione per visitare l’orto didattico con le “coltivazioni di un tempo”, che mostra quali fossero le piante che una volta venivano seminate nella zona. Proseguiamo fino a Valle dove faremo tappa al bar-ristoro “La Tappa”, ritrovo di ciclisti di tutte le età e nazionalità. A Tai di Cadore lasciamo la ciclabile e ci immettiamo sull’Alemagna. Percorreremo la storica “Cavallera”, attenzione! È una entusiasmante discesa, ma occorre prudenza.

Ore 13:00 circa – sosta pranzo (al sacco) a Perarolo, un tempo importante centro per la fluitazione e il commercio del legname. È prevista la visita guidata (€ 2,00) al piccolo, ma molto interessante Museo del Cìdolo e del legname, fondato nel 2005 per valorizzare l’importante storia economica di Perarolo. Centrale nell’organizzazione del museo è, appunto, il vecchio cìdolo in località Sacco (smantellato dall’ENEL e purtroppo non più ricostruito): questa struttura, presente solo nel Cadore, faceva da barriera ai tronchi che scendevano per via fluviale, senza impedire però il passaggio regolare delle acque e permettendo di rifornire le numerose segherie vicine con regolarità. Molto interessante è anche il giardino del palazzo Lazzaris – Costantini, che, nel 1881-1882, fu dimora di soggiorno della Regina Margherita di Savoia e del principe reale Vittorio Emanuele. Inoltre non mancheremo di visitare il “Covo dei Zatèr”…per una birra o un caffè.

Ore 15:00 circa – di nuovo in sella ci aspettano ancora una quarantina di km per arrivare a Belluno: accompagneremo il Piave nella sua stretta forra spettacolare fino a Longarone, dove il fiume si allarga. Passando per Provagna e Dogna ci porteremo a Soverzene e percorreremo la bella ciclabile appena inaugurata, a sbalzo sul Piave, arrivando a Soccher. Infine, passando per Polpet, raggiungeremo Belluno dove dovremmo arrivare verso le 18.

Lunghezza e difficoltà: ca 70 km. Oltrepassata Cortina, la ciclabile è sterrata fino a “Dogana Vecchia”, poi completamente asfaltata in leggera, costante discesa. C’è una interruzione in località Venàs di Cadore e dovremo fare un breve tratto su marciapiede con bicilette a mano. Da Pieve di Cadore a Castellavazzo percorreremo la vecchia “Alemagna” strada a bassissimo traffico, infine, da Castellavazzo a Belluno, il percorso è parte su ciclabili in sede propria, parte su strada promiscua a basso traffico.
Bici richiesta: qualsiasi, esclusa la “bici da corsa” perché il tratto sterrato iniziale non è adatto a questo tipo di biciclette. Controllare la bici, in modo particolare cambio e freni. Obbligatoria camera d’aria di ricambio, consigliabile il casco.
Attenzione: NON è una gara! È obbligatorio NON superare il/la Capogita. Il gruppo sarà chiuso da una “scopa” che è in contatto con il capogita in modo da non perdere nessuno per strada. La pedalata non presenta salite significative, ma è lunga – 70 km – quindi richiede un minimo di allenamento.
Posti disponibili – n.40 (20 posti riservati ai soci CTG)
Iscrizioni: al CTG – via Carrera 1 – entro venerdì 24 agosto, con versamento della quota
Accompagnatrice CTG: Antonia Dal Pont – Info cell. 338 179 9957
Accompagnatore FIAB Belluno: Pierluigi Trevisan – Info cell. 344 233 6637

Programma dettagliato in sede




Cima Mulaz

23 settembre 2018

Pale di San Martino

Programma

Ore 7:30 – partenza con pulmino e mezzi propri, dal Piazzale della Stazione di Belluno, alla volta del parcheggio in Val Venegia (1730 mt), via Agordo, Falcade e Passo Valles.

Ore 9:00 – partenza di tutti i gitanti con due itinerari.
Il gruppo A – segue la strada sterrata fino alla malga Venegiota e oltre fino ad un bivio; si lascia la stradina e si prende ora il sentiero n° 710 che sale al Passo del Mulaz (2619 mt), con tratti anche ripidi. Un’ultima salita consente il raggiungimento della panoramica cima del Monte Mulaz (2890 mt). Dopo il pranzo al sacco e le foto di rito, rientro con percorso circolare. Tornati al Passo, si scende al Rif. Volpi di Misurata al Mulaz e da li, per il sentiero n° 751 dell’Alta Via n° 2, si giunge al Passo del Fochet del Focobon (2291 mt) e subito dopo al Passo di Venegiota (2303 mt). Un’ultima discesa, per il sentiero n° 749, permette di chiudere l’anello e tornare al parcheggio di partenza.
Il gruppo B – si inoltra, come il gruppo A, per la stradina che sale alla Malga Venegiota, ma la abbandona quasi subito imboccando un comodo sentiero, verso destra, che sale alla Malga di Iuribello (1868 mt). Proseguendo, si incrocia e si segue la stradina che, dal Passo Rolle, sale al Rif. Capanna Cervino. Un ultimo sforzo consente, infine, il raggiungimento della Baita Segantini (2170 mt), con i suoi laghetti e la vista incantevole sulle Pale di San Martino. Sosta per il pranzo al sacco o in baita. Ora, per comoda carrareccia si scende alla Malga Venegiota e al punto di partenza.

Ore 16:30 – partenza per rientro, con arrivo previsto a Belluno per le ore 18:00 circa.

Dislivello escursione:
gruppo A: 1180 m
gruppo B: 500 m
Difficoltà: nessuna difficoltà tecnica, si richiede un discreto allenamento fisico.
Equipaggiamento: scarponi o pedule, giacca a vento, mantella od ombrello, viveri, ricambio di biancheria. Consigliate le racchette telescopiche.
Posti disponibili: n° 25; la precedenza nell’assegnazione dei posti sul pulmino verrà definita in base all’ordine dell’iscrizione, completa del versamento della quota.
Riferimenti cartografici: cartina Tabacco n° 022 – Pale di San Martino -1:25000.
Iscrizioni: presso la sede del Gruppo Belluno negli orari di apertura entro venerdì 7 settembre 2018.
Accompagnatore: Vanni Case (cell. 3408248222) e Paolo Da Canal.

Programma dettagliato in sede




Laguna di Marano

25 settembre 2018

ultima fermata per i grandi migratori

La Laguna di Marano è un’area di una straordinaria bellezza paesaggistica che ospita una fauna e una flora unica e di grande valore naturalistico. Protetta dal mare aperto da una serie di isole e isolette, come quella di Sant’Andrea e quella di Martignano, nota anche come l’Isola delle conchiglie, è caratterizzata da una vegetazione palustre e dalla singolarità degli insediamenti temporanei dei pescatori, i tipici “casoni”, costruzioni fatte di canna e legno, che rendono la Laguna di Marano uno dei luoghi più interessanti dell’Alto Adriatico.

Programma

Ore 7:00 – Partenza da Belluno (p.le Stazione) – via Ponte Alpi e autostrada.
Chi volesse usufruire della fermata allo Stadio è pregato comunicarlo in Sede.

Sosta di ristoro lungo il percorso.

Arrivo a Marano ed imbarco sulla motonave. Navigheremo sulle acque della laguna di Marano guidati da una qualificata spiegazione dell’ambiente per conoscere i più piccoli segreti del mondo della laguna.
La caratteristica principale del paesaggio, però, è il canneto (fragmiteto). L’importanza ed il prestigio internazionale delle foci dello Stella sono stati sanciti con un Decreto Ministeriale che dichiarava l’area “zona umida di valore internazionale quale habitat per gli uccelli acquatici”. Oggi l’Oasi è divenuta “Riserva Naturale Regionale” con il nome “Foci del Fiume Stella”

Pranzo a bordo a base di pesce (possibilità di mangiare carne, bisogna avvisare al momento dell’iscrizione).

Nel pomeriggio, a fine navigazione, eventuale tempo a disposizione per una passeggiata nella cittadina, tra le sue calli in stile veneziano e poi rientro a Belluno, dove l’arrivo è previsto in serata.

Programma dettagliato in sede

 




Etiopia

22 settembre-3 ottobre 2018

Nella Valle dell’Omo per la festa del Meskel

Un viaggio incentrato specificatamente sulla conoscenza dei singolari usi e costumi delle popolazioni della Valle del’Omo, con la partecipazione alla festa del Meskel e visite ai mercati tipici locali. Il tutto contornato dal suggestivo paesaggio di savane, laghi e foreste, in una terra selvaggia e meravigliosa, non ancora contaminata dal turismo di massa.

Programma

1° giorno – sabato 22 settembre 2018: Belluno > Venezia > Roma Fiumicino (Addis Abeba)
Partenza in pullman da Belluno verso l’aeroporto di Venezia.
Disbrigo delle formalità d’imbarco e doganali e partenza con volo Alitalia AZ1480 delle 19h40 per Roma Fiumicino.
Successiva partenza con volo Ethiopian Airlines ET 703 delle 23h45 per Addis Abeba. Pasti e pernottamento a bordo.

2° giorno – domenica 23 settembre 2018: Addis Abeba > Awasa
Arrivo previsto ad Addis Abeba alle 06h35 locali dopo 5h50’ di volo.
Dopo l’ottenimento del visto d’ingresso, incontro con la guida e prima colazione.
Visita panoramica della capitale con il Museo Etnografico Nazionale e la cattedrale della Trinità e, a seguire, partenza con jeep 4×4 per la grande avventura verso il sud attraversando le fertili campagne della spettacolare Rift Valley, punteggiata da grandi laghi vulcanici e imponenti catene montuose. Pranzo a Debre Zeit (48 Km), proseguimento per Awasa passando dal Lago di Zuai e al Lago Langano. Ad Awasa discesa in hotel, sistemazione nelle camere riservate e cena.

3° giorno – lunedì 24 settembre 2018: Awasa > Yabelo
Pensione completa. Prima colazione in hotel e visita del mercato del pesce di Awasa. Partenza per Yabelo (320 km), attraversando l’area delle piantagioni di caffè. Durante il percorso sosta ad un villaggio dei Guji, popolo appartenente all’etnia Oromo, per proseguire per la terra dei Borana, il popolo dell’aurora. Arrivo a Yabelo e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

4° giorno – martedì 25 settembre 2018: Yabelo > El Sod > Konso
Pensione completa. Mattinata dedicata all’escursione al lago nero El Sod (100 km) da cui i Borana estraggono il sale e passeggiata per scendere nel cratere (la discesa al cratere si svolgerà a piedi in andata, con un percorso di media difficoltà, mentre per il ritorno sono a disposizione, a pagamento, degli asinelli). Visita dei pozzi dei pastori Borana, detti “cantanti”. La visita è soggetta a riconferma in base al livello dell’acqua. Nel pomeriggio proseguimento per la regione dei Konso, caratterizzata da estesi terrazzamenti a uso agricolo. Sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

5° giorno – mercoledì 26 settembre 2018: Konso > Parco Nazionale Mago > Jinka
Pensione completa. In mattinata partenza per il parco Nazionale Mago dove vive il popolo Mursi, bellicosa etnia, ormai molto ridotta numericamente, dedita prevalentemente alla pastorizia. Tra le tradizioni più note di questo popolo vi sono i combattimenti rituali con bastoni e i piattelli labiali indossati dalle donne. Successiva partenza per Jinka. Nel pomeriggio, partecipazione alla cerimonia di Meskel, nella piazza principale del paese. Sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

6° giorno – giovedì 27 settembre 2018: Jinka > Key Afer > Turmi (120 km)
Pensione completa. Partenza per Turmi con soste per visitare i villaggi delle etnie Erbore e Tsemay.
Tempo per la visita del mercato di Key Afer dove convergono, da villaggi distanti a volte parecchi chilometri, i popoli di etnia Benna, Hamer, Ari ed Erbore per gli approvvigionamenti e i baratti settimanali. Molto caratteristiche le donne che portano i capelli acconciati in un caschetto di treccine impastate di grasso animale e polvere di ferro. Sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

7° giorno – venerdì 28 settembre 2018: Turmi
Pensione completa. Mattinata dedicata alla escursione verso il fiume Omo (71 Km) attraversando una savana pianeggiante dominata da grandi termitai.
Visita ad un villaggio di etnia Karo (30 Km) che sorge in posizione panoramica su una scenografica ansa del maestoso fiume. I Karo, che sono uno dei popoli più a rischio estinzione, amano decorare il loro corpo con farine colorate, piercing e scarificazioni rituali.
Pranzo pic-nic sul fiume in località Murule e passeggiata per vedere le mandrie abbeverarsi.
Rientro a Trumi e possibilità, da verificare sul posto, di assistere a una cerimonia di Salto del Toro tra gli indigeni Hamer (a pagamento extra quota). Cena e pernottamento in hotel.

8° giorno – sabato 29 settembre 2018: Turmi > Dimeka > Konso > Arba Minch (290 km)
Pensione completa. In mattinata partenza per Arba Minch, con sosta lungo il percorso per le visite ai mercati Weyto e di Dimeka. bel mercato Hamer. Sosta per il pranzo a Konso, popolato da un’etnia di agricoltori sedentari. Tempo per la visita dei villaggi terrazzati e delle caratteristiche steli funerarie. Arrivo a Arba Minch in serata e sistemazione in hotel per la cena e il pernottamento.

9° giorno – domenica 30 settembre 2018: Arba Minch
Pensione completa. Mattinata dedicata alla visita Parco Nazionale di Netch Sar, che conta esemplari di fauna endemica e riserva bellissime vedute. Nel pomeriggio escursione in battello sul lago Chamo alla scoperta di pellicani, coccodrilli del Nilo e ippopotami oltre a numerosi grandi uccelli (marabù,fenicotteri, ibis ecc.). Cena e pernottamento in hotel.

10° giorno – lunedì 01 ottobre 2018: Arba Minch > Chenca > Arba Minch
Pensione completa. Partenza per Chenca e visita del villaggio Dorze, popolo che trae il suo sostentamento dall’ensete, pianta simile al banano. Visita al mercato settimanale. Rientro a Arba Minch e tempo a disposizione per il relax. Sistemazione nelle camere riservate e cena.

11° giorno – martedì 02 ottobre 2018: Arba Minch > Tiya > Addis Abeba (430 km)
Pensione completa. Di primissimo mattino partenza per il rientro ad Addis Abeba con soste per le visite del sito archeologico (UNESCO) di Tiya, contenente molte stele funerarie antiche. Arrivo a Addis Abeba, trasferimento in hotel e sistemazione nelle camere riservate in uso diurno. Relax per qualche ora e cena in un ristorante tradizionale con spettacolo di danze tradizionali.

12° giorno – mercoledì 03 ottobre 2018: Addis Abeba > Roma Fiumicino > Venezia
Partenza per l’Italia con volo Ethiopian ET 712 delle 00h10 dopo la mezzanotte. Arrivo previsto a Roma Fiumicino alle 05h10. Proseguimento con volo Alitalia 1471 delle 08h15 con arrivo a Venezia alle 09h15 e successivo trasferimento in pullman per Belluno.

Programma dettagliato in sede




Ciclo autunnale 2017

Brevi escursioni nella natura, nella storia e nelle tradizioni in Valbelluna e dintorni

Sabatambientali


Sabato 30 settembre 2017

Sedico: Noal da castelliere a castello
Dopo un breve tratto in salita su sentiero ben tracciato, si arriva su un falsopiano che porta al parco archeologico di Noal, dove potremo salire sulla torre, straordinario punto di osservazione sul Bellunese e il Feltrino. Alcune foto di grandi dimensioni, con indicazioni geografiche e storiche, permetteranno di riconoscere il territorio circostante. Verranno quindi illustrati i disegni e le copie di reperti, contenuti in alcune teche, risalenti alle tre età (del Bronzo, del Ferro e Medioevale) che videro la frequentazione del sito di Noal.

Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30 o a Sedico Piazza della Vittoria ore 14:45
Durata: circa 2:30 ore
Dislivello: contenuto
Interesse: storico e archeologico
Calzature e abbigliamento: comodo
Accompagnatore: Margherita Marzemin (cell. 339/4495929)


Sabato 7 ottobre 2017

Lamon: un altopiano tutto da scoprire
Accompagnati da esperti locali inizieremo con la visita al piccolo Museo Civico Archeologico, interessante raccolta di reperti provenienti dalla necropoli romana di S. Donato. Proseguiremo poi alla volta del Municipio, nel cui atrio si trovano i resti dell’”Orsus Spelaeus” mentre la Sala Consiliare riporta sulle pareti la storia del paese di Lamon. Saliremo poi alla Chiesa di San Daniele, per terminare la visita dell’antica chiesa di S. Pietro, che sorge su un panoramico parco da dove potremo apprezzare la vista sull’intero altopiano lamonese.

Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30 o a Lamon davanti al Municipio ore 15:30
Durata: circa 2 ore
Dislivello: contenuto
Interesse: archeologico, artistico
Calzature e abbigliamento: comodo
Accompagnatore: Margherita Marzemin (cell. 339/4495929)


Sabato 14 ottobre 2017

Mel: l’antico borgo di Samprogno
Salendo a sud di Mel, a circa 500 m di quota, si trova l’antico borgo di Samprogno dove le case raccontano storie di fatica e difficoltà ma di dignitosa esistenza. Visiteremo la chiesa della SS. Trinità e quella dedicata ai Santi Vittore e Corona, per ammirare, infine, un panorama su tutta la Val Belluna e le montagne che la proteggono a nord.

Appuntamento: a Belluno – Piazzale Resistenza ore 14:30 o a Mel parcheggio cimitero di Marcador ore 14:45
Dislivello: contenuto
Durata: circa 2:30 ore
Interesse: storico, artistico
Calzature e abbigliamento: comodo
Accompagnatore: Maurizio Lorenzet
Referente: Margherita Marzemin (cell. 339/4495929)


NOTE GENERALI

Mezzi di trasporto: privati con spesa di euro 0,25 al km per auto, da distribuire tra gli occupanti di ogni
mezzo.
Rientro: verso le ore 18:00 – 18:30
Animazioni: le uscite saranno guidate da animatori del CTG con possibili collaborazioni esterne, per le
quali può essere eventualmente richiesto un contributo.
Partecipazione: aperta a tutti (soci e non soci) 
Informazioni: presso la sede del Gruppo “Belluno” – Via Carrera n. 1, nelle ore di apertura (tel. 0437/950075)
o da Margherita (0437/752494)

Nota bene: il programma potrebbe subire delle variazioni, a giudizio dell’organizzazione, soprattutto
per motivi meteorologici.



Pellegrinaggio regionale 2017

17 settembre 2017

Basilica Santuario dei SS.Vittore e Corona ad Anzù di Feltre

Il santuario custodisce le venerate reliquie dei santi martiri paleocristiani Vittore e Corona, patroni principali della diocesi. Giunte dall’Oriente più di mille fa, sono contenute nell’arca all’interno del prezioso “martyrium”, collocato accanto all’altare.


La vicenda del martirio dei due santi, come quella relativa alla traslazione delle loro reliquie presso il Miesna, intreccia storia e leggenda, senza per questo intaccare in alcun modo il valore e il senso profondo della presenza delle sante spoglie in questo luogo: una presenza che motiva da secoli nel popolo feltrino, in particolare nel giorno della memoria il 14 maggio, la  pratica del pellegrinaggio, a conferma del naturale desiderio del credente-pellegrino, amante di Dio, di raggiungere una meta spirituale, ma anche di vedere e toccare qualcosa che avvicina di più all’amato: e chi più di un martire può dirsi vicino a Dio.
C’è una forte carica simbolica nella pratica del pellegrinaggio: il camminare, il viaggiare verso luoghi santi, è immagine della vita del credente, tesa a raggiungere la meta celeste dell’incontro pieno con Dio, il cristiano è infatti “colui che si sente “straniero” su questa terra, in esilio, rispetto alla sua vera città che è la città di Dio”.
L’intensa e ricca ritualità che accompagnava l’esperienza del pellegrinaggio del passato è in parte andata persa, per lasciare spazio a qualcosa di nuovo e più conforme all’oggi: il riappropriarsi di ritmi più lenti, di silenzi e attenzione all’intorno, di pensieri, di essenzialità, un andare verso una meta avvolta di mistero, per incontrare il fondamento della propria vita.

Descrizione delle attrattive della giornata
Il Santuario, Monumento Nazionale Italiano, fu costruito “omogeneo e di getto datato dal 1096 al 1101” ed era parte integrante della cortina difensiva del territorio feltrino verso la pianura trevigiana. Cortina difensiva che dal castello della Rocchetta (q. 439), al castello di S. Vittore (ora Convento) e giù in fondo valle al castello della Chiusa (q. 257), risaliva poi con alcune fortificazioni il fianco opposto del Monte Tomatico. Alla difesa armata verso il Mille venne affiancata la difesa spirituale del Santo Martire soldato Vittore. Dal poggio si domina, con una visuale a 360 gradi, tutto il Feltrino: dal Piave, al Grappa, all’antica città murata di Feltre, alla pianura movimentata da colli e ville alla chiostra delle Vette Feltrine, magnifico fondale predolomitico.

La cittadina di Feltre ha un nucleo caratteristico sul declivio del Colle delle Capre.  Conserva l’impronta cinquecentesca, datale dai Veneziani, dopo la distruzione subita nel 1509, durate la guerra della Lega di Cambrai.
Molte sono le case del XVI e XVII con facciata dipinta o graffita e tetto molto sporgente.
Alcuni edifici sono di particolare pregio come  Il Teatro de la Sena di Feltre, ovvero “della Scena”, che è un teatro di rilevanza storico-artistica situato all’interno del Palazzo della Ragione, o come il palazzo del Municipio, formato da due componenti: quella che era il Palazzo dei Rettori, disegnato dal Palladio, conserva un teatrino di legno del 1802, progettato dall’architetto della Fenice di Venezia e soprannominato La Piccola Fenice.
Tra le cose più interessanti va segnalata l’area archeologica ipogea che si estende per oltre 900 mq sotto piazza Duomo:  si tratta di un quartiere a carattere residenziale-commerciale di Feltre romana.

La Birreria Pedavena  offre piatti bellunesi, birre artigianali e musica tra colonne di marmo e soffitti di legno in un locale con parco.
Da sottolineare la vastissima varietà di birre alla spina. Per gli intenditori è sempre possibile degustare una particolare birra prodotta in esclusiva per la Birreria Pedavena: la Birra del Centenario, creata nel 1997 dai mastri birrai in occasione del centenario dello stabilimento di Pedavena. Si tratta di una birra non filtrata e non pastorizzata con malti, luppoli e lieviti selezionati, il tutto realizzato con tecniche quasi artigianali e con una tradizionale lunga stagionatura.

Itinerario
Si parte da Anzù, a circa 3 km. ad oriente di Feltre, ai piedi del Miesna, sul versante del quale è posto il Santuario, si arriva allo stesso, percorrendo una distanza di circa 700 metri in salita con una moderata pendenza  ed un dislivello di circa 60 metri.
Tema del pellegrinaggio:  Ecumenismo, testimonianze di vita.

  • 7 riflessioni previste saranno curate dai Comitati Provinciali CTG  del Veneto in vari punti dell’itinerario.

Programma

  • Ore 9:00  – Ritrovo ad Anzù (Feltre)  ai piedi dal Santuario. Accoglienza e Segreteria.
  • Ore 9:30  – Inizio del pellegrinaggio con la prima riflessione.
  • Ore 11:00  – dopo il termine del cammino,  S. Messa nel Santuario.
  • Dalle 11:45 alle 12:30  visite guidate, al Santuario ed al Chiostro. Seguirà il trasferimento a Pedavena.
  • 13:00 – 14:30 –  pranzo nel Salone della Birreria Pedavena.
  • 15:30 – 17:30 –  visita guidata della città di Feltre.
  • Ritrovo finale e commiato.

Note Tecniche

  • Promozione: CTG Regionale.
  • Organizzazione:  Comitato Provinciale CTG di Belluno – tel 0437 950075 – per info:  vedere orari di apertura sul sito www.ctgbelluno.it
  • Visite Guidate: guide del Feltrino.
  • Quota di partecipazione: € 20,00 comprensiva di spese organizzative, pranzo (menù Stinco Pedavena  – piatto unico con stinco al forno, polenta di mais sponcio, fagioli di Lamon, gelato con frutti di bosco, caffè, acqua e una birra media) e visite guidate del Santuario e della Città di Feltre.
  • Prenotazioni: tramite il gruppo di appartenenza, entro il 31 agosto 2017.



Settsàss

24 settembre 2017

al centro della regione dolomitica

Programma

Ore 7:00
partenza dal Piazzale della Stazione di Belluno con pulmino e mezzi propri, via Àgordo, Caprile (sosta caffè), Passo Falzàrego e Passo Valparola. Arrivo al parcheggio nei pressi del Rifugio Valparola.

Ore 9:00
Gruppo A: dal Passo di Valparola (q.2168) si imbocca il facile sentiero n. 24 che parte proprio dietro il rifugio omonimo e aggira il Piz Ciampài tagliando in leggera salita il versante settentrionale del Monte Castello, per poi proseguire pressoché in piano prima di scendere nell’ampio anfiteatro posto proprio sotto alla vetta del Settsàss. Con continue belle vedute sulla Val Badia e sulle cime delle Cunturines, si giunge fino alla cresta Nord della nostra montagna. Si rimonta un dosso con grossi massi, arrivando al sommo delle Pizzade: qui bisogna fare attenzione ad una traccia segnalata che si stacca sulla sinistra e che va seguita per raggiungere la cima. Questo sentiero è meno agevole del precedente ma, seppure su terreno roccioso, non presenta difficoltà tecniche. Esso sale ripido per un tratto fino a raggiungere una crestina erbosa da dove si ha una prima veduta del percorso restante; si prosegue seguendo i segnavia e gli ometti, spostandosi alternativamente sulla destra e sulla sinistra della cresta, fino ad una lastronata rocciosa che immette sulla rampa finale oramai in vista della vetta. La cima Settsàss, a q.2571m, caratterizzata da una grande croce, offre panorami di incredibile vastità: ad ogni lato spazia libero il nostro sguardo. Rifocillati nel corpo e nello spirito, si scende ripercorrendo in senso inverso la via fatta in salita, fino a ritornare sul sentiero n. 24 che si seguirà per un breve tratto verso sud e poi verso ovest fino ad incontrare il sentiero n. 23 proveniente dal Rifugio Pralongià, ben visibile in lontananza contornato dai prati dell’omonima località. Si prosegue ora il giro dirigendosi sul versante Sud del gruppo, camminando alternativamente su prati e su terreno roccioso con dei piccoli saliscendi fino alla biforcazione dove sulla sinistra si stacca la traccia che sale alla sella fra la vetta principale ed il Piccolo Settsàss. Si prosegue sul sentiero principale fino al bivio che conduce verso il passo Sief, q.2260m, dove tenendosi sulla sinistra si inizia la discesa che porta al bosco della Vizza, q2000m, passando sotto i lisci e verticali bastioni delle Pale di Gerda. Si risale quindi il Gradone delle Lastre, aiutati nel punto più ripido da una corda metallica e da dei pioli. Con un ultimo tratto in leggera salita si arriva al lago di Valparola e quindi al vicino rifugio omonimo, chiudendo così questo meraviglioso giro ad anello nel cuore delle Dolomiti.
Note: È uno dei posti più panoramici delle Dolomiti. Pur essendo un piccolo gruppo poco importante alpinisticamente, è praticamente al centro della regione dolomitica e le vedute sono spettacolari sull’insieme dei vari gruppi. Interessantissimo l’aspetto geologico per il sovrapporsi di terreno vulcanico alle classiche balconate dolomitiche.

Gruppo B: stesso itinerario, escluse salita e discesa alla cima dei SettSàss. Il gruppo B, giunto al Rif. Valparola, attenderà qui l’altro Gruppo che giungerà circa un’ora dopo.

Ore 16:30
partenza per Belluno con sosta ristoratrice lungo il viaggio di ritorno.

Ore 19:00
arrivo previsto a Belluno.

Dislivello in salita e discesa: 900m per il Gruppo A; 600m per il Gruppo B.
Ore di effettivo cammino: 7h per il Gruppo A; 6h per il Gruppo B.
Difficoltà
Gruppo A: sentiero mediamente difficile solo nel tratto per la salita alla cima.
Gruppo B: percorso privo di difficoltà alpinistiche.
Per entrambi i gruppi: itinerario molto lungo e con parecchi saliscendi nel tratto finale. È richiesto un allenamento commisurato con la lunghezza del percorso. Qualche attenzione nel breve tratto ripido della salita dal Gradon delle Lastre, verso la fine, che può essere scivoloso in caso di tempo umido.

Riferimenti cartografici: cartina Tabacco 1:25.000 n. 07 “Alta Badia – Livinallongo”.
Equipaggiamento: scarponi o pedule, giacca a vento, mantella od ombrello, borraccia piena d’acqua, viveri, ricambio di biancheria. Consigliate le racchette telescopiche.
POSTI DISPONIBILI: n. 25. La precedenza nell’assegnazione dei posti sul pulmino verrà definita in base all’ordine dell’iscrizione completa del versamento della quota.
ACCOMPAGNATORI: Bepi Colferai (cell. 320 0779501) e Vanni Case (cell. 340 8248222).
ISCRIZIONI: presso la sede del Gruppo “Belluno” in Via Carrera, con contestuale versamento della quota, entro venerdì 22 settembre 2017.

Il presente programma è da ritenersi indicativo; in caso di maltempo si tornerà al Rif. Valparola per lo stesso itinerario dell’andata, meno accidentato.

Programma dettagliato in sede




Cima Mulaz

10 settembre 2017

paesaggi selvaggi e spettacolari

Programma

Ore 7:30: partenza con pulmino e mezzi propri, dal Piazzale della Stazione di Belluno, alla volta del parcheggio in Val Venegia (1730 mt), via Agordo, Falcade e Passo Valles.

Ore 9:00: partenza di tutti i gitanti con due itinerari.

Il gruppo A segue la strada sterrata fino alla malga Venegiota e oltre fino ad un bivio; si lascia la stradina e si prende ora il sentiero n° 710 che sale al Passo del Mulaz (2619 mt), con tratti anche ripidi.  Un’ultima salita consente il raggiungimento della panoramica cima del Monte Mulaz (2890 mt). Dopo il pranzo al sacco e le foto di rito, rientro con percorso circolare. Tornati al Passo, si scende al Rif. Volpi di Misurata al Mulaz e da li, per il sentiero n. 751 dell’Alta Via n. 2, si giunge al Passo del Fochet del Focobon (2291 mt) e subito dopo al Passo di Venegiota (2303 mt). Un’ultima discesa, per il sentiero n. 749, permette di  chiudere l’anello e tornare al parcheggio di partenza.

Il gruppo B si inoltra, come il gruppo A, per la stradina che sale alla Malga Venegiota, ma la abbandona quasi subito imboccando un comodo sentiero, verso destra, che sale alla Malga di Iuribello (1868 mt).  Proseguendo, si incrocia e si segue la stradina che, dal Passo Rolle, sale al Rif. Capanna Cervino.  Un ultimo sforzo consente, infine, il raggiungimento della Baita Segantini (2170 mt), con i suoi laghetti e la vista incantevole sulle Pale di San Martino.  Sosta per il pranzo al sacco o in baita.  Ora, per comoda carrareccia si scende alla Malga Venegiota e al punto di partenza.

Ore 16:30: partenza per rientro, con arrivo previsto a Belluno per le ore 18:00 circa.

Dislivello escursione: gruppo A – 1180 mt,  gruppo B – 500 mt
Difficoltà: nessuna difficoltà tecnica, si richiede un discreto allenamento fisico.
Equipaggiamento: scarponi o pedule, giacca a vento, mantella od ombrello, viveri, ricambio di biancheria. Consigliate le racchette telescopiche.
Posti disponibili: n. 25; la precedenza nell’assegnazione dei posti sul pulmino verrà definita in base all’ordine dell’iscrizione, completa del versamento della quota.
Riferimenti cartografici: Cartina Tabacco n. 022 – Pale di San Martino – 1:25000.

Iscrizioni: presso la sede del Gruppo Belluno negli orari di apertura entro venerdì 8 settembre 2017.
Accompagnatori: Vanni Case (cell. 3408248222) e Paolo Da Canal.

Il presente programma è da ritenersi indicativo; potrà subire delle variazioni che saranno comunicate dopo la ricognizione o in corso dello svolgimento dell’escursione in base alle condizioni atmosferiche.

Programma dettagliato in sede




Rifugio Tita Barba

25 settembre 2016

Dal Rifugio Tita Barba alle sorgenti del Rio Talagona
Passeggiata sotto gli Spalti di Toro

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Programma

Ore 7:00: partenza dal Piazzale della Stazione di Belluno con mezzi propri, via Domegge (sosta caffè) e ponte sul lago di Centro Cadore, poi per la stradina che porta al Rifugio Padova: la strada è stretta e per brevi tratti esposta; è a traffico alternato (vi si può salire fino alle ore 13.30 e scendere dalle 14.00 in poi; bisogna comunque fare attenzione ad eventuali mezzi di servizio o emergenza). Arrivo al parcheggio nei pressi del Rifugio Padova (q.1287m).

Ore 9:00: partenza a piedi, in salita, per il sentiero n. 352 che ben presto si inoltra nel bosco. Oltrepassato il Fienile Col (o Casel de Col – q.1451m), si inizia a scendere fino al Ponte sul Rio de Val o Talagona, a quota 1340m. Dal ponticello si sale in direzione Vedorcia; poco dopo si trova la storica Casera Valle (q.1360m). Da qui, sulla sinistra, parte un sentiero che, costeggiando il rio e il Fosso degli Elmi, conduce verso Forcella Spe; invece noi proseguiremo sulla destra, sempre nel fitto bosco, per ripida salita, fino all’incantevole radura de “La Palù” (q.1660m) e poco dopo arriveremo nei pressi della Casera Vedorcia (q.1704m – a 2 ore dal rifugio Padova). Dopo aver ammirato lo splendido panorama delle slanciate ed aguzze sagome degli Spalti di Toro, si continua a salire passando per diverse baite, ora su stradine forestali, fino al Rifugio Tita Barba a quota 1821m (ore 3 dal Rif. Padova). Nei pressi del Rifugio Tita Barba (5 minuti) c’è il Belvedere che offre uno splendido panorama su tutto il Centro Cadore.

Ore 12:00: Sosta pranzo al sacco nei pressi o, per chi lo desidera, nel Rifugio (privato).

Ore 13:00: partenza per il sentiero n. 350 che in moderata salita e con ampia visuale sugli Spalti porta fino al bivio sotto Forcella Spe, (q.1877m – ore 1.30 dal Rif. Tita Barba); da qui si scende lungo il sentiero n. 352 nel Cadin dei Elmi (sentiero a tratti sconnesso). Dopo una breve sosta per ammirare le smeraldine sorgenti del Rio de Val o Talagona, si arriva al Ponte sul Rio Talagona (ore 1.00 dal bivio per Forcella Spe) e si torna a salire per il sentiero fatto il mattino fino al Fienile Col e poi a scendere fino a tornare al Rifugio Padova (ore 1.00 dal ponte, ore 3 e ½ dal Rif. Tita Barba).

Ore 17:00: partenza per il viaggio di ritorno a Belluno, con arrivo previsto alle ore 19:00.

Dislivello: 800 metri circa in salita e in discesa.
Ore di effettivo cammino: 6h.30’.
Difficoltà: nessuna: itinerario escursionistico per sentieri ben segnalati; alcuni tratti sono molto ripidi. È richiesto un allenamento commisurato col dislivello complessivo e con la lunghezza del percorso.
Riferimenti cartografici: cartina Tabacco 1:25.000 n. 016 – ‘Dolomiti del Centro Cadore’.
Equipaggiamento: scarponi o pedule, giacca a vento, mantella od ombrello, borraccia piena d’acqua, viveri, ricambio di biancheria. Consigliate le racchette telescopiche.
Posti disponibili: n. 24 (max 6 autovetture).
Accompagnatori: Bepi Colferai (cell. 320 0779501) e Guido Sonego (cell. 366 2888074).
Iscrizioni: presso la sede del Gruppo “Belluno” in Via Carrera, con contestuale versamento della quota, entro venerdì 23 settembre 2016.

Programma dettagliato in sede