Lucca e dintorni

Lucca, città atipica contornata da una lussureggiante vegetazione ma praticamente senza alberi e giardini all’interno della città; la denominazione di origine celtica “Luc” significa luogo paludoso, ma la città non è attraversata neppure da un rigagnolo; contornata da poderose mura mai intaccate da un colpo di cannone nemico, alla pari dei suoi cannoni che non hanno dovuto sparare mai un colpo; una città che non si è mai lasciata coinvolgere in guerre e che si è tenuta lontana dalle lotte tra fiorentini e pisani; una città situata nel punto di confluenza di percorsi commerciali e religiosi importanti e predestinata da epoche remote ad accogliere popoli in un processo di condensazione urbana.

Fu ligure ed etrusca per poi passare dal III sec. a. C. sotto il dominio romano; ne è testimonianza l’anfiteatro che in epoche successive fu completamente incorporato nelle abitazioni che mantennero il serrato modello originale; dopo la caduta dell’impero romano fu occupata dai goti e dai bizantini che la elevarono a capitale della Tuscia.

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Ma il momento più straordinario della storia lucchese fu tra il XIII e XVI sec. quando raggiunse l’apice della sua potenza politica ed economica; l’industria serica e mercantile permisero di raggiungere un elevato grado di ricchezza per cui fu possibile aprire innumerevoli cantieri; furono ridisegnate piazze e nuove vie, costruiti palazzi, innalzate torri, ampliate chiese in stile romano-lucchese fra cui il Duomo di San Martino e soprattutto la Chiesa di San Michele in Foro (perché là c’era il foro romano) situata nell’ombelico della città, opera rimasta incompiuta per mancanza di soldi per cui allo slancio verticale della facciata piena di bifore non corrisponde un altrettanto bella parte posteriore; a Lucca non poteva mancare anche un palazzo ducale dove risiedevano i signori di Lucca e nel periodo napoleonico la principessa Elisa Bonaparte sposata al capitano Baciocchi, sorella di Napoleone che governò dal 1804 al 1814.
Lucca fu anche città di Santi come Zita e Frediano e città di illustri musicisti come Puccini.

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Oggi Lucca mi è apparsa come una città borghese, riservata, leggibile tra le sue mura, restia all’ostentazione, senza lode per i suoi figli, tanto che il teatro non porta il nome di Puccini, ma quello del Giglio; una città racchiusa nelle sue mura come avvolta da un drappo di seta costruita dai suoi cittadini.
Dopo quattro ore di camminata per le vie di Lucca, ora deserte, ora affollate, finalmente ci avviamo nel tardo pomeriggio verso l’hotel San Bernardino; “sempre diritto, appena fuori dalla porta”, ci dice Annalisa, ma per lei, come per Einstein tutto è relativo.
Al mattino dopo il Borgo delle Camelie ci accoglie con una bellissima giornata di sole, tra le sue case di pietra e le sue camelie di tutti i colori; un paesaggio verde, variopinto e fantasioso che cattura i tuoi occhi e non ti fa pesare lo zaino e il percorso a saliscendi.
A mezzogiorno il pranzo è servito in un bel ristorante con portate gustose e particolari.
Nel pomeriggio in fondo al lungo viale dei cipressi ci accoglie Villa Torrigiani col suo parco erboso dove il piede finalmente gode e si riposa.
La Villa passò di mano diverse volte, dalla famiglia Buonvisi passò al marchese Nicolao Santini, ambasciatore in Francia, il quale volle ristrutturarla rifacendosi a Versailles; poi passò a Pietro Torrigiani che aveva sposato Vittoria, l’ultima discendente del Santini; infine appartenne a Carlo Colonna che sposò Simonetta, ultima discendente dei Torrigiani.

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Malgrado tutti questi passaggi la villa ha mantenuto intatto tutto il suo arredamento originale, dai letti col baldacchino ai quadri, ai pavimenti in cotto.
Non succede spesso, tante volte si assiste a dei rifacimenti che sono delle vere brutture!

Guglielmo




Cena degli sportivi 2019

8 marzo 2019

Venerdì 8 marzo 2019 – ore 20

Agriturismo “Al Bachero”
Via Meassa, 96/A – Levego – BELLUNO

 

Siete invitati alla cena dei Trekkisti, Montanari, Ciclisti, “Ciaspolisti” e simpatizzanti.

Menu composto da: antipasti misti, due primi, due secondi, contorni vari, dolce, acqua, vino, caffè. Possibilità di opzione per i vegetariani.

Quota della serata: € 28,00 a persona
Durante la serata verranno proiettate delle diapositive relative alle attività effettuate nello scorso anno.

Iscrizioni in sede, a Belluno in via Carrera n. 1 – tel. 0437 950075, entro venerdì 1 marzo 2019




Corso di storia e cultura locali

Settecento e dintorni
Le sorprese di biblioteche e archivi bellunesi

Gli argomenti delle conversazioni del nuovo ciclo di incontri sulla storia e la cultura locali costituiscono un approfondimento di problematiche legate ai protagonisti e agli eventi, che hanno caratterizzato il territorio bellunese nel corso del Seicento e del Settecento, dal dominio della Serenissima, al suo tramonto, alla diffusione delle idee illuministe, alla fondazione di Accademie, all’avvento dei Francesi e degli Austriaci.

Una ricognizione fatta dagli studiosi col supporto di fonti storiche e letterarie, indagate con particolare attenzione al dato inedito e alle connessioni tra la nostra “piccola” storia e la “grande” storia nazionale.
È il caso di Michele Cappellari (1630-1717), appartenente alla nobile famiglia che, nel 1831, vide salire al soglio pontificio, col nome di Gregorio XVI, Bartolomeo Alberto.
Decano della Cattedrale, esperto latinista e autore di molte opere, soggiornò a Roma dove godette della protezione della regina Cristina di Svezia, mecenate e animatrice dell’Accademia dell’Arcadia, che lo incaricò di scrivere un poema encomiastico in suo onore.
Dalla contestualizzazione del poema “Cristina lustrata”, Francesco Piero Franchi ricava una serie di informazioni che hanno una notevole ricaduta sulla storia della nostra cultura locale, così come dall’opera di Andrea Chiavenna, dedicata alle molte guerre combattute fino all’anno 1648, desume l’ammirazione, dell’autore per i domini “da mar” della Serenissima, per l’eroe della guerra di Candia, Francesco Morosini e per il vescovo locale Lollino.
Dalle settecentesche Memorie di don Flaminio Sergnano, Miriam Curti attinge le più svariate notizie riferentesi alle vicende delle famiglie nobili, ai fatti di cronaca, alle pratiche religiose e alla vita culturale, con particolare riferimento alla Accademia degli Anistamici, luogo di incontro di intellettuali, aperti a contatti con esponenti di ceti più bassi, in nome di una cultura “enciclopedica” e condivisa da tutti, come voleva l’Illuminismo.
E proprio all’Accademia, quando era presidente il conte Giuseppe Urbano Pagani Cesa si ricollega l’esperienza vissuta dal poeta contadino Valerio Da Pos, (1740-1822), prima accolto fra gli Anistamici, poi allontanato, la cui biografia e vastissima produzione, in parte inedita, vengono illustrate da Rosetta Girotto Cannarella, con riferimenti utili anche a comprendere le dinamiche politico-sociali di un’epoca complessa, che vide il succedersi di molte dominazioni.
Rita Da Pont presenta la figura di Luigi Rudio, spirito ribelle ed inquieto come il suo contemporaneo Da Pos, membro nel 1797 di un Governo Centrale di 23 elementi, scelti dai Francesi per rappresentare i tre territori della provincia: Belluno, Feltre, Cadore.
La studiosa, esperta del ‘700 bellunese, ricostruisce la personalità di questa figura di anticonformista, polemico con le autorità ecclesiastiche locali e simpatizzante della rivoluzione francese, partendo dalla scoperta di un testamento redatto dal padre, ricco di informazioni e dati interessanti per la contestualizzazione storica.
Mara Losso conclude il ciclo, riproponendo un personaggio femminile che sta assumendo contorni sempre più precisi e affascinanti: la giovane Marianna Corte, pittrice a cui si deve un ritratto del conte Giuseppe Urbano Pagani Cesa, custodito nel locale Museo Fulcis.
Dopo la “scoperta”, della sua esistenza, le ultime ricerche d’archivio hanno permesso di allargare il campo di indagine, fornendo utili spunti anche per analizzare i rapporti interpersonali e l’evoluzione della condizione delle donne all’interno delle nobili famiglie bellunesi del tempo.

Rosetta Girotto Cannarella

Programma




Le camelie della Lucchesia

30-31 marzo 2019

tra borghi e giardini

Nei borghi di Pieve e Sant’Andrea in Compito, nelle vicinanze di Lucca, si svolge la Mostra “Antiche Camelie della Lucchesia” evento unico dove paesaggio, storia e piante secolari si mescolano creando curiosità e suggestione.
Esposizioni, concerti, degustazioni di prodotti locali e passeggiate nel verde insieme alla protagonista della manifestazione: la camelia.
LUCCA: città, romantica, appartata, avvolta nella consapevolezza di un passato illustre; cinta dalle mura rosse, che conserva gelosamente l’intatto tessuto antico con notevoli monumenti e opere d’arte.

Programma

Sabato 30 marzo – Belluno/Lucca
Ore 7:00 – partenza in pullman GT dal P.le Stazione di Belluno (via Ponte Alpi, autostrada) per Lucca.
Soste di ristoro in autostrada lungo il percorso.

Pranzo libero.

Pomeriggio, incontro con la guida e visita della città. Lucca è conosciuta come la città delle cento chiese. All’interno delle mura rinascimentali si raccoglie un ricco patrimonio di architetture religiose, piccoli oratori, cappelle private di palazzi nobiliare e grandi chiese, patrimonio architettonico e artistico, oltre che religioso.

Al termine della visita, rientro in hotel sistemazione, cena e pernottamento

Domenca 31 marzo – Lucca/Belluno
Dopo la prima colazione partenza con il pullman per la “Mostra delle Camelie”; incontro con la guida e visita al “Borgo delle Camelie”. Case di pietra, vicoli pieni di verde, fiori colorati, ovunque ti giri ci si sente in un luogo incantato dove il tempo sembra essersi fermato e l’attenzione è catturata da alberi di camelie che in Lucchesia diventarono, nel corso dell’ottocento, una vera e propria passione e che oggi possiamo ammirare in tutto il loro splendore.

Pranzo in ristorante.

Nel pomeriggio trasferimento a Villa Torrigiani e visita guidata agli interni.
Due maestose ali di cipressi, lunghe quasi un chilometro, annunciano la teatrale facciata di uno dei migliori esempi di architettura barocca in Toscana, ovvero Villa Torrigiani. Gli interni sono arricchiti da affreschi ed arredi originali. Passeggiata libera nel parco dove antiche camelie e rare specie botaniche completano la cornice di questo splendore.

Al termine partenza per il rientro a Belluno, con soste di ristoro lungo il percorso, ed arrivo in tarda serata.

N.B. – Sarà valutata la possibilità di assolvere al precetto festivo.

Programma dettagliato in sede




Le saline di Sicciole e Capodistria

10 marzo 2019

Le saline sono un luogo sospeso, al di fuori dal tempo: in questa distesa di acqua salata situata tra le colline e l’Adriatico si produce il sale con metodi antichissimi, proprio come se il tempo si fosse fermato. Passeggiando tra le vasche dove si raccoglie il sale, i riflessi rosati e dorati e il bianco delle incrostazioni di sale – simile a ghiaccio – danno a questo luogo un aspetto quasi irreale.
Le saline sono una realtà molto antica: erano già sfruttate dai romani, e nel medio evo divennero una realtà importante, Pirano e la vicina Strugnano rifornivano di sale, una merce importantissima in passato, la Repubblica di Venezia prima e l’Impero Austro-Ungarico dopo.
Nel 2001 il governo della Slovenia ha proclamato le saline Parco Naturale.

Programma

Ore 6:00 – Partenza da Belluno (p.le Stazione) – via Ponte Alpi e autostrada. Chi volesse usufruire della fermata allo Stadio è pregato comunicarlo in Sede.

Sosta di ristoro lungo il percorso.

Arrivo a Sicciole e visita guidata alle saline, una distesa di acqua salata situata tra le colline e l’Adriatico dove si produce il sale con metodi antichissimi. Qui si potranno osservare i metodi di produzione e lavorazione del sale e visita al museo.

Pranzo LIBERO a Pirano.

Nel pomeriggio trasferimento a Capodistria e visita guidata del centro storico che ruota intorno a Piazza Tito, su cui si affacciano monumenti con influenze veneziane come il Palazzo Pretorio, realizzato in stile gotico veneziano, che è il simbolo della città, sul lato opposto spicca la bella Loggia, mentre l’adiacente Fontana Da Ponte, costruita nel 1666, ha una forma decisamente particolare: la vasca ottagonale è sormontata da un ponte balaustrato di stile barocco, è poi circondata da 15 colonnine, anch’esse barocche, sormontate da stemmi e collegate fra di loro da una catena.

Al termine delle visite rientro a Belluno, dove l’arrivo è previsto in serata.

PRANZO: Per chi lo desidera è possibile prenotare il pranzo di pesce: conchiglie miste alla buzara; bis di primi (risotto ai frutti di mare + bavette al salmone); grigliata per 2 persone (orata, branzino e scorfano) + calamari fritti, scampi e contorno, insalata, crespelle al cioccolato, sorbetto, caffè con correzione, 1/3 l. vino + acqua € 42.
Il pranzo va prenotato al momento dell’iscrizione e pagato al ristorante.

Programma dettagliato in sede




Corso di storia 2019

XX edizione anno 2019

Corso di storia e cultura locali

Settecento e dintorni
Le sorprese di biblioteche e archivi bellunesi

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Giovedì 14 febbraio
Michele Cappellari, esametri dattilici per una grande regina: Cristina di Svezia
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 21 febbraio
Cronachisti bellunesi, le testimonianze di Don Flaminio Sergnano
Relatrice: Miriam Curti


Giovedì 28 febbraio
Un inquieto personaggio tra ‘700 e ‘800: Luigi Rudio
Relatrice: Rita Dal Pont


Giovedì 7 marzo
Andrea Chiavenna: le imprese brandoline e Creta ristorata
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 14 marzo
Valerio Da Pos: poeta contadino
Relatrice: Rosetta Girotto Cannarella


Giovedì 21 marzo
Marianna Corte: la riscoperta di una pittrice
Relatrice: Mara Losso


Gli incontri si terranno a Belluno presso la Sala Bianchi in Viale Fantuzzi, 11 con inizio alle ore 17:30.
Coordinatrice: Rosetta Girotto Cannarella
Il calendario degli incontri, per motivi contingenti, potrebbe subire delle modifiche. 
Le iscrizioni si ricevono con il versamento della quota di € 30 presso la Sede del CTG Belluno 
– Via Carrera, 1 – tel. 0437 950075 negli orari di apertura.

Informazioni in sede




Le Creste di Croda

4 marzo 2018

tra tabià con vista lago

Programma

Ore 7:30 – partenza con pulmino e mezzi propri dal parcheggio della stazione di Belluno, via Tai con arrivo al paese di Grea (m. 910) frazione di Domegge di Cadore.

Ore 9:00 – si inizia a ciaspolare percorrendo una strada forestale (segnavia 264) che si addentra nel bosco, portandoci in quota e passando a fianco di alcune baite in muratura. Usciti dal bosco il sentiero segue la comoda Cresta di Croda, dove, su un pianoro a quota circa 1700 metri, si trova un agglomerato di tabià che si affacciano verso sud e il sottostante lago di Centro Cadore. Bellissimo panorama verso gli Spalti di Toro (circa 2 ore e mezza – 3).
Per chi lo desidera si può proseguire per altri 20 minuti fino a raggiungere un comodo passo da dove si può ammirare il paesaggio verso nord con il maestoso Antelao e il Gruppo delle Marmarole.

Sosta per il pranzo. Si precisa che NON ci sono punti di appoggio.

Ore 13:00 – inizia la discesa seguendo lo stesso percorso fatto in salita.

Ore 15:00 – partenza per il rientro con arrivo previsto a Belluno attorno alle 16:00 circa (in base al traffico).

Dislivello escursione: circa 800 mt
Tempo: 4/5 ore
Carta: TABACCO n. 16 scala 1:25.000 DOLOMITI DEL CENTRO CADORE
Difficoltà: nessuna difficoltà tecnica ma si richiede comunque un minimo di allenamento dato il dislivello.
Iscrizioni: presso la sede del Gruppo Belluno negli orari di apertura entro venerdì 2 marzo 2018.
Accompagnatori: Elio Pancot (347 705 0361)
Qualora non ci fosse la neve effettueremo lo stesso il giro (consigliati i ramponcini da ghiaccio).

Programma dettagliato in sede




Trekking Toscana Meridionale

29 marzo – 3 aprile 2018

Isole del Giglio e Giannutri, Argentario e Parco della Maremma

Programma

Giovedì 29 marzo Belluno – Capalbio
Partenza in pullman da Belluno verso Capalbio. Arrivo e sistemazione nelle camere.
Nel pomeriggio visiteremo la vicina Riserva Naturale dello Stato “Lago di Burano”.
Rientro in hotel, cena al ristorante e pernottamento

Venerdì 30 marzo Isola del Giglio
Incontro con la guida e traghetto delle ore 8:30 per l’isola del Giglio, con arrivo alle ore 9:30.
L’isola del Giglio è un territorio per il 90% ancora incontaminato e selvaggio, che invita ad avventurarsi per i molti percorsi pedonali e scoprire un’isola lontano dai flussi turistici con spettacolari viste panoramiche sull’Arcipelago Toscano e immerso nei profumi della macchia mediterranea.
Escursione dal Porto fino a Giglio Castello, dove visiteremo il paese medioevale, e da qui fino alla spiaggia di Campese e fino alla punta del Faraglione.
Rientro con il traghetto in partenza alle ore 18:00 dall’isola del Giglio.
Lunghezza circa 15 km, dislivello in salita circa 550 metri, tempo di percorrenza circa 5 ore
Rientro in hotel, cena al ristorante e pernottamento.

Sabato 31 marzo Monte Argentario
Splendida escursione verso la Torre di Capo d’Uomo a picco sul mare, una delle più suggestive dell’Argentario, non tanto per le caratteristiche dell’edificio, attualmente in rovina, ma per la posizione sulla cima dell’omonimo promontorio, vero e proprio “nido d’aquila” dal quale si domina la costa sud-ovest del promontorio e si spinge lo sguardo sino alle isole dell’Arcipelago Toscano.
Lunghezza circa 10 km, dislivello in salita circa 450 metri, tempo di percorrenza circa 5 ore
Rientro in hotel, cena al ristorante e pernottamento.

Domenica 1 aprile Isola di Giannutri
Traghetto da Porto Santo Stefano alle ore 8:00 per l’Isola di Giannutri con arrivo alle ore 9:00.
L’isola di Giannutri, la più a sud, quasi di fronte al Lazio è un piccolo paradiso a forma di mezzaluna, dalla vegetazione rara e popolato da pesci e uccelli; acquee cristalline, natura incontaminata, panorami mozzafiato e tanta, tanta tranquillità, sono solo alcune delle caratteristiche di questa bellissima isola.
L’isola si visita esclusivamente a piedi, percorrendo i sentieri del Parco che portano i visitatori alla scoperta dei punti più interessanti e panoramici.
Rientro con il traghetto in partenza alle ore 15:00 dall’isola di Giannutri e rientro in hotel.
Percorso facile, con poco dislivello, circa 4 km di lunghezza su sentieri e strade sterrate con sassi poco agevoli
È possibile assistere alla messa in serata presso la Chiesa di Borgo Carige.
Rientro in hotel, cena al ristorante e pernottamento.

Lunedì 2 aprile Parco Regionale della Maremma
Percorreremo l’itinerario torri costiere, un bellissimo percorso che si sviluppa tra una fitta macchia mediterranea e un incantevole bosco di sughere e roverelle secolari ed offre la possibilità di scrutare tra il verde animaletti che si aggirano indisturbati.
Lunghezza circa 16 km, dislivello in salita circa 150 metri, tempo di percorrenza circa ore 5,30
Rientro in hotel, cena al ristorante e pernottamento.

Martedì 3 aprile Capalbio e Pitigliano – Belluno
Visiteremo il borgo di Capalbio, che per il contesto ambientale in cui si trova e per l’importanza storico-artistica assunta in epoca rinascimentale, è stato soprannominato la piccola Atene.
Ci dirigeremo poi verso Pitigliano, il cui caratteristico centro storico è noto come la piccola Gerusalemme, per la storica presenza di una comunità ebraica, da sempre ben integrata nel contesto sociale che qui aveva la propria sinagoga.
Dopo il pranzo libero, partenza per Belluno, con sosta per uno spuntino libero in autostrada. Arrivo previsto a Belluno in serata.

Nota bene: il programma potrà subire delle modifiche, anche sostanziali, a giudizio del capogruppo e della guida locale, per motivi soprattutto meteorologici.
Sistemazione: Hotel I Briganti di Capalbio – Capalbio (GR) cat.3*.

Programma dettagliato in sede




Corso di storia e cultura locali

Giovedì 15 febbraio 2018, ore 17:30, presso la Sala Bianchi di Viale Fantuzzi 11, avrà inizio il Corso di Storia e Cultura Locali, organizzato dal CTG gruppo Belluno e giunto alla XIX edizione.

Il Settecento: luci di un tramonto
Riflessi degli ultimi decenni della serenissima in terra bellunese.

Dopo il Seicento e i rapporti di Venezia con i suoi domini di mare e terraferma, oggetto della trattazione dello scorso anno, il nuovo ciclo di conversazioni si presenta come il completamento del quadro storico già delineato : saranno infatti illustrati alcuni aspetti, che hanno caratterizzato la vita socio-politica e culturale della Serenissima, fino al tramonto della sua potenza, e le loro “ricadute” nei nostri territori periferici.
La conversazione di Rita Da Pont, studiosa che si occupa in particolare del periodo della decadenza della Serenissima, ci introdurrà nel mondo dell’Illuminismo riformatore di Venezia, che riguarderà anche Belluno, dove viene istituita la famosa Accademia degli Anistamici, luogo di dibattiti e scambi culturali.
Belluno, in questo periodo, non è isolata, ma partecipa al dialogo politico e culturale, come ci dimostrerà Francesco Piero Franchi, presentando la figura dello zattiere Giuseppe Fantuzzi, amico del Foscolo e da lui molto ammirato per il suo spirito patriottico, che, dopo aver combattuto in nome della libertà dei polacchi, diventerà generale di Napoleone, e quella del poeta Antonio Lamberti a cui si deve, tra l’altro, una delle canzoni più popolari e più significative della “venezianità”: La biondina in gondoleta.
L’Illuminismo raccomandava la circolazione delle idee e la diffusione della cultura tra le masse.
Così anche a Belluno nasce l’interesse per i libri, e si coltiva il piacere della lettura , con il proliferare di lettori ed editori locali, come risulta da un’originale ricerca di Monica Frapporti, appassionata bibliofila.
L’argomento della trattazione di don Claudio Centa ci riporta a un contesto più propriamente storico-politico: esperto di storia della Chiesa, ci parlerà infatti della figura e dell’opera di due vescovi bellunesi, Giovanni Battista Sandi e Sebastiano Alcaini, che nel 1798 accolse, con una funzione liturgica, gli Austriaci, i nuovi padroni dei nostri territori.
Non mancherà un approfondimento della pittura bellunese del ‘700, con Marco e Sebastiano Ricci, che ci verranno presentati da Giorgio Reolon.

Questa conversazione avrà poi un riscontro in una gita a Venezia, in programma a fine corso, con visita guidata al palazzetto Bru Zane.

Il ciclo di incontri è coordinato da Rosetta Girotto Cannarella.




Pasqua nel Ducato

29 marzo – 3 aprile 2018

tra l’Appennino e il Po

Parma è una delle città più belle d’Italia. E lo sa. Basta vedere con quanta cura riesce a mantenere quell’aria da “piccola capitale”. E’ un luogo che appaga tutti i sensi ed esprime una raffinata gioia di vivere. Non è un caso che sia la capitale della musica e della buona gastronomia! E non è neppure un caso che Maria Luigia d’Asburgo, dopo aver vissuto nelle più scintillanti corti d’Europa, una volta arrivata qui, nel 1816, se ne sia innamorata e non l’abbia lasciata più.
“Piacenza è terra di passo”, scriveva Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico. La città infatti ha una collocazione unica, al crocevia tra quattro regioni, adagiata sulle rive del Po e circondata dagli Appennini. Colonia romana, poi importante centro medievale, fu da sempre una sosta ideale nel passaggio di principi e pellegrini, crociati e templari, commercianti ed artisti. Ed è appunto come “crocevia di culture” che la città ha presentato la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura per il 2020.
E intorno? Un tripudio di castelli, rocche, regge, borghi e fortezze: per questo il territorio del Ducato viene chiamato “la valle della Loira” italiana; pievi e abbazie, pietre miliari delle antiche strade dei pellegrini (la passeggiata di 273 metri sui ciottoli del Ponte Gobbo di Bobbio, più che un’attività fisica, è una vera esperienza mistica); il fascino di paesaggi un po’ nascosti in cui la natura ancora prevale, come la Val Trebbia.
Il tutto immerso in un territorio pieno di incanto, cucito di vigneti e ricco dei sapori della tradizione contadina- i formaggi e i salumi, i vini e i funghi- lavorati da mani sapienti, al punto da meritarsi l’onore di musei dedicati al cibo ed una fama mondiale.

Programma

Giovedì 29 marzo: le rocche di Fontanellato e Torrechiara
Di buon mattino, partenza da Belluno, p.le Stazione, via Ponte Alpi e autostrada, con destinazione la zona di Parma. In mattinata visita guidata della rocca di Fontanellato, che sorge al centro di un borgo d’impianto medioevale. Edificata dalla famiglia Sanvitale, con tanto di fossato, merlature e poderose torri angolari, conserva sale arredate e gli affreschi- capolavoro del Parmigianino. Sosta per il pranzo in ristorante e nel pomeriggio visita di Torrechiara, uno tra i più suggestivi e meglio conservati esempi di architettura castellare italiana, a cui si aggiungono veri e propri tesori all’interno, tra cui la Camera d’Oro, ispirata all’amor cortese. Terminata la visita, sosta ad un prosciuttificio con degustazione e possibilità di acquisto. In serata trasferimento a Parma e sistemazione in hotel nelle camere prenotate, cena e pernottamento.

Venerdì 30 marzo: Parma, la capitale del Ducato
Prima colazione in hotel. Incontro con la guida e per l’intera giornata visita guidata della città di Parma, ricca di chiese ed edifici nobiliari. Nel cuore pulsante della città, la piazza della Cattedrale, visiteremo il Duomo e il Battistero, due costruzioni di grande bellezza; inoltre, fra l’altro, Teatro Farnese e Santa Maria della Steccata. Sosta per il pranzo in ristorante in corso di visite. Al termine, rientro in hotel, cena e pernottamento.

Sabato 31 marzo: da Parma a Piacenza, tra borghi arroccati
Prima colazione in hotel e partenza per Vigoleno, certificato tra i Borghi più belli d’Italia, che colpisce per l’integrità del sistema difensivo: visita del borgo, racchiuso entro imponenti mura merlate, e del mastio. Sosta per il pranzo in ristorante e nel pomeriggio trasferimento a Castell’Arquato, intatto agglomerato medievale arrampicato su una collina, che rivela alla sommità i suoi gioielli più significativi: la rocca Viscontea, la Collegiata, il Palazzo del Podestà. Terminate le visite, sistemazione in hotel a Piacenza, cena e pernottamento.

Domenica 1 aprile: Piacenza
Prima colazione in hotel, incontro con la guida e visita di Piacenza, città d’arte con una storia millenaria alle spalle ed un ragguardevole patrimonio artistico. L’itinerario di visita toccherà Piazza Cavalli, il Palazzo Gotico, Palazzo Farnese e, tra le molte chiese che sorgono in città, la Cattedrale romanica e San Savino con uno straordinario pavimento musivo. Nel corso delle visite, sosta per il pranzo di Pasqua in ristorante.
Durante la giornata, è prevista la possibilità di partecipare alla Santa Messa.

Lunedì 2 aprile: lungo la Val Trebbia
Prima colazione in hotel e partenza per un’escursione in Val Trebbia, nel cuore delle colline piacentine, famose per la loro enogastronomia. Attraversando suggestivi paesaggi naturalistici si raggiungerà Bobbio, che possiede il titolo di città fin dal 1014, conferito con bolla imperiale da Federico II. Nell’alto Medioevo fu una delle principali sedi della cultura religiosa in Italia e centro cosmopolita di arte, cultura e scienza. Il borgo, fatto di strette viuzze, case in sasso e palazzetti signorili, è cresciuto intorno alla grande abbazia di San Colombano (che visiteremo) ed è dominato dal Castello Malaspiniano, ma l’icona per eccellenza di Bobbio è il Ponte Gobbo, o Ponte del Diavolo, che supera il Trebbia con undici arcate diseguali e sbilenche. Pranzo in ristorante nel corso delle visite. In serata rientro a Piacenza, cena e pernottamento.

Martedì 3 aprile: il borgo di Grazzano Visconti e Fidenza
Prima colazione in hotel e trasferimento a Grazzano Visconti. All’arrivo, visita libera del suggestivo borgo neomedioevale realizzato agli inizi del 1900 dal Duca Giuseppe Visconti di Modrone intorno all’antico castello, con raffinato gusto scenografico e grande ricercatezza nei particolari e nelle decorazioni, nell’intento di ospitarvi i migliori artisti ed artigiani del territorio. Diverse botteghe artigianali operano ancora. Trasferimento a Fidenza. Sulla via dei pellegrini medioevali, per una breve visita al grandioso Duomo romanico. Dopo il pranzo in ristorante, partenza per il rientro a Belluno, con soste di ristoro ed arrivo previsto in serata.

Programma dettagliato in sede




Milano

4 marzo 2018 6 marzo 2018

sulle orme di Leonardo

La visita al Cenacolo (o Ultima Cena) di Leonardo da Vinci è una vera e propria esperienza estetica e visiva a cui nessun turista rinuncia ed è uno dei maggiori vanti della città di Milano. Patrimonio dell’Unesco e capolavoro assoluto della storia dell’arte, il Cenacolo è il capolavoro rinascimentale più noto al mondo ed è anche l’apice professionale in cui il maestro toscano sintetizza ed esplica le sue ricerche estetiche ed espressive.
Il genio del Rinascimento fu chiamato nella città lombarda nel 1482 da Ludovico il Moro. Qui curò allestimenti scenici per spettacoli della corte e dipinse alcuni dei suoi capolavori. Realizzò anche una serie di opere di ingegneria idraulica e architettura nel territorio urbano ed extraurbano, studiò a fondo la natura e i paesaggi.

Programma

Ore 5:00 – Partenza da Belluno (p.le Stazione e Stadio) – via Ponte Alpi e autostrada.

Sosta di ristoro lungo il percorso.

Arrivo a Milano, incontro con la guida e visita guidata alla chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Di origine paleocristiana, ricostruita nel cinquecento, a lungo in rovina, è uno dei monumenti più visitati da quando i restauri nel 2015 hanno riportato in vita la cosiddetta “Cappella Sistina di Milano”. La definizione di Sistina non è affatto un’iperbole; si tratta davvero di un gioiello del rinascimento rivestito da migliaia di metri quadri di affreschi di scuola leonardesca. Tra le firme famose: Bernardino Luini, Simone Peterzano, il maestro di Caravaggio, del Bergognone e di Antonio Campi.

Pranzo libero

Nel pomeriggio visita guidata alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie ed al Cenacolo Vinciano, che rappresenta una delle opere d’arte più importanti di tutti i tempi, sia per la sua carica innovativa che per l’impatto che ebbe sugli artisti di tutte le epoche.
“Opera assolutamente unica e non vi è nulla che possa esserle paragonato”, così Goethe definisce l’Ultima Cena.
Leonardo con il Cenacolo creò un mirabile esempio della nuova prospettiva, inaugurata nell’arte fiorentina, aprendo la parete di fondo del refettorio con l’illusione di una stanza spaziosa dal soffitto a cassettoni.
Quando Cristo annuncia il tradimento di uno di loro, attorno a lui i 12 apostoli sono visibilmente scossi dalle parole del Profeta. Proprio nella rappresentazione delle emozioni così nette sui volti dei 13 personaggi del dipinto, sta la magnificenza dell’Opera di Leonardo, nel rendere visibili “i moti dell’animo”, che è fondamentale per un’artista come scrive lo stesso Leonardo nel suo “Trattato della Pittura”.

Al termine partenza per Belluno, con sosta di ristoro, dove l’arrivo è previsto in tarda serata.

Un appuntamento di grande interesse, da non perdere.
Abbiamo la necessità confermare al più presto la visita al Cenacolo, per questo motivo è necessario dare subito l’adesione alla gita versando l’intera quota di partecipazione.

Programma dettagliato in sede




Corso di storia 2018

XIX edizione anno 2018

Corso di storia e cultura locali

Il Settecento: luci di un tramonto.
Riflessi degli ultimi decenni della serenissima in terra bellunese.

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Giovedì 15 febbraio
Tentativi di illuminismo riformatore nella Repubblica di Venezia: il caso di Belluno e della sua Accademia.
Relatrice: Rita Da Pont


Giovedì 22 febbraio
Lo zattiere di Napoleone: l’affascinante storia di Giuseppe Fantuzzi.
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 1 marzo
“Un bellunese in gondola” lacrime e baci per la Serenissima: il poeta Antonio Lamberti.
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 8 marzo
Vescovi del crepuscolo: Giovanni Battista Sandi e Sebastiano Alcaini
Relatore: don Claudio Centa


Giovedì 15 marzo
I Ricci e la pittura bellunese del ‘700.
Relatore: Giorgio Reolon


Giovedì 22 marzo
Leggere tutti: libri e lettori nel ‘700 veneto.
Relatrice: Monica Frapporti


Gli incontri si terranno a Belluno presso la Sala Bianchi in Viale Fantuzzi, 11 con inizio alle ore 17:30.
Coordinatrice: Rosetta Girotto Cannarella
Il calendario degli incontri, per motivi contingenti, potrebbe subire delle modifiche. 
Le iscrizioni si ricevono con il versamento della quota di € 30 presso la Sede del CTG Belluno 
– Via Carrera, 1 – tel. 0437 950075 negli orari di apertura.

Informazioni in sede


7 aprile 2018

pittura – scultura – architettura

A conclusione del Corso di Storia e cultura locale, proponiamo la visita guidata di alcune testimonianze del Settecento bellunese.




Foto Ravenna

Inserite foto gita a Ravenna (5/03/2017)

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Quale miracolo

Quale miracolo è avvenuto in pochi decenni, in meno di due secoli (V° e VI° d.C.), in un paese fino ad allora paludoso ed inospitale?

Sidonio Apollinare così la definiva, all’inizio del 400: “Ravenna non è che una palude dove tutte le forme della vita si presentano alla rovescia. Dove i muri cadono e le acque stanno, le torri scorrono giù e le navi si piantano fisse, gl’invalidi vanno girando e i loro medici si mettono a letto, i bagni gelano e le case bruciano, i vivi muoiono di sete e i morti nuotano galleggiando sull’acqua, i ladri vegliano e i magistrati dormono, i preti fanno gli usurai e i siriani cantano salmi, i mercanti vanno armati e i soldati mercanteggiano come rivenduglioli, le barbe grigie giuocano a palla e i ragazzi ai dadi, gli eunuchi studiano l’arte della guerra e i mercenari barbari studiano letteratura.”.
Era passato mezzo millennio da quando Augusto aveva creato il grande porto di Classe, ma ormai il territorio era tutto una palude, tutto era affondato in un acquitrino insalubre.
Eppure proprio lì, nel volgere di pochi decenni, il grande Teodorico avrebbe dato inizio ad una splendida civiltà: quella di Ravenna.

Domenica 5 marzo Annalisa ci ha accompagnati a vedere quelle stupende architetture, lo splendore dei mosaici pieni della pura luce dell’oro e dell’incanto del blu dei cieli trapunti di minute stelle, che ci raccontano di processioni di vergini e di martiri, dei segreti della regina Teodora (molto “chiacchierata” da giovane, ma poi moglie dell’Imperatore d’Oriente Giustiniano), delle grandi intuizioni del primo Imperatore d’Occidente Onorio che morì troppo presto per vederle realizzate, e della sorella Galla Placidia.

E così, senza tempi morti, salvo l’immancabile sosta per il pranzo, percorremmo le vie centrali di Ravenna con una guida che ci fece visitare, nell’ordine, la Chiesa di S. Giovanni Evangelista (voluta per adempiere un voto di Galla Placidia; distrutta, dopo 1500 anni, dai bombardamenti aerei della 2^ guerra mondiale ed ora ricostruita com’era); Sant’Apollinare Nuovo (fatto innalzare da Teodorico che lo dedicò al Redentore e lo destinò inizialmente al culto ariano); il Battistero degli Ariani (col grande mosaico sul soffitto a rappresentare il battesimo di Cristo sul Giordano); il Battistero degli Ortodossi (con l’altro analogo mosaico); la tomba di Dante; la Chiesa di San Francesco, Piazza del Popolo ed infine, nel pomeriggio, il geniale capolavoro della Chiesa di San Vitale, consacrata nel 547 (ricca di prospettive per la disposizione a raggiera che moltiplica i punti di vista, tra le più alte espressioni dello stile architettonico bizantino, coi famosi mosaici di Teodora che reca il calice e di Giustiniano che reca la patena d’oro) e il piccolo ma preziosissimo tesoro del Mausoleo di Galla Placidia (i pochi metri quadrati delle superfici murarie sono interamente ricoperti, anche nelle volte e nelle lunette, di mosaici che conferiscono, con lo splendore dei colori e dell’oro, una diffusa astratta luce che toglie ogni peso di realtà all’antico mondo romano e lo immerge nella visione trascendentale e contemplativa dell’Oriente mistico e favoloso). Infine, sulla via del ritorno, l’ultima visita a Sant’Apollinare in Classe (coi grandi mosaici dell’arco trionfale e del catino absidale e con la curiosa cripta ora allagata per l’inarrestabile “subsidenza” che colpisce tutte le opere dell’architettura ravennate).

Giornata memorabile nella quale il tempo è stato proficuamente impiegato per vedere, soprattutto, i colori dei mosaici che studiammo, ai tempi della scuola, chini sui libri che però avevano ancora le immagini in bianco e nero (e quest’ultima affermazione può dare adito a supposizioni circa l’età dello scrivente).

A.




Appuntamento al Museo

Tremila metri quadrati di spazio espositivo distribuito su 5 piani e in 24 stanze; stucchi e affreschi settecenteschi: a Belluno torna a splendere Palazzo Fulcis destinato a nuova sede della collezione d’arte del Museo Civico.

Oltre 600 opere da Bartolomeo Montagna, Domenico Tintoretto, Matteo Cesa, Andrea Brustolon, Marco e Sabastiano Ricci, Ippolito Caffi, ma anche le preziose collezioni di porcellane, i rari bronzetti e le placchette rinascimentali, la raccolta di disegni e le incisioni di altissimo pregio fanno bella mostra, nelle rinnovate sale di Palazzo Fulcis, uno degli edifici più importanti del Settecento veneto.
Ospite d’eccezione Tiziano Vecellio con “la Madonna Barbarigo” arrivata per l’occasione dall’Ermitage di San Pietroburgo, dopo 167 anni; il dipinto è affiancato a un’altra versione autografa del pittore “La Madonna con il Bambino e San Paolo” del Museo di Belle Arti di Budapest e a una replica di bottega “La Madonna con il Bambino e Santa Caterina” delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Il CTG di Belluno ha programmato delle visite guidate, con prenotazione obbligatoria; il nostro socio Michele Buoso ci guiderà alla scoperta delle opere esposte.

Orari delle visite

  • mercoledì 29 marzo – ore 15:30
  • mercoledì 5 aprile – ore 15:30
  • mercoledì 19 aprile – ore 15:30
  • sabato 22 aprile – ore 10:00
  • venerdì 28 aprile – ore 15:30

Quota  (ingresso e visita guidata)

  • €  6 (over 65 e residenti a Belluno)
  • €  8 (under 65 e residenti fuori Belluno)

Adesioni
Sono riservate ai soci e si ricevono solo nella sede del CTG di Belluno, con il versamento della quota, a partire da lunedì 27 marzo, non si accettano prenotazioni telefoniche.

Appuntamento
Davanti al Museo Civico 15 minuti prima dell’inizio delle visite.




Cena degli sportivi

3 marzo 2017

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Sieti invitati alla cena dei Trekkisti, Montanari, Fondisti, Discesisti e “Ciaspolisti”

Venerdì 3 marzo 2017
ore 20:00

Trattoria “CILIOTTA DA LOLLI”
Via Giaon, 88 – Limana (BL)

Menu composto da: antipasto, due primi, due secondi, contorni vari, dolce, acqua, vini e caffè. Possibilità di opzione per i vegetariani.

Quota della serata € 30 a persona

Durante la serata verranno proiettate delle diapostive relative alle attività sportive effettuate nello scorso anno e verrà presentato il programma del 2017.

Iscrizioni in sede, a Belluno in via Carrera n. 1 – tel. 0437 950075, entro venerdì 24 febbraio 2017.

Vi aspettiamo numerosi




Corso di storia e cultura locali

XVIII edizione

Il Seicento.
Gli ultimi ruggiti del leone: Belluno, Feltre, Cadore alla periferia delle grandi guerre del XVII Secolo.

La scelta dell’argomento del nuovo ciclo di conversazioni sulla storia e la cultura locali, il Seicento e i rapporti della Serenissima con i suoi domini di mare e terraferma, è stata suggerita dall’esigenza di  approfondire  e sviluppare alcuni aspetti della storia di Venezia, già messi in luce nei corsi precedenti.

Infatti l’epoca del dominio veneziano nei territori bellunesi , iniziata con la conquista nel 1404 e conclusasi con la caduta della Serenissima nel 1797, ha determinato profondi cambiamenti nel tessuto sociale, ha avuto un notevole impatto sulle attività produttive con lo sfruttamento di miniere e boschi, ma ha anche influenzato  la cultura, diventando un polo di attrazione per letterati, uomini di scienza, pittori e scultori, e diffondendo le innovazioni e le mode del tempo.
Nei primi tre incontri, il prof. Francesco Piero Franchi presenterà alcuni momenti decisivi nella storia delle guerre affrontate dalla Serenissima per il predominio dei mari: la guerra contro gli uscocchi, pirati che disturbavano i suoi commerci, quella di Candia, l’isola da cui proveniva il vescovo bellunese Alvise Lollino, e altre sotto la guida di Francesco Morosini che si merito l’appellativo di “Peloponnesiaco“ dopo la  riconquista della Morea.
Queste guerre hanno coinvolto i nostri territori, ora in modo attivo con la partecipazione di soldati e la fornitura di armi agli eserciti veneziani, ora in modo passivo, nel senso che, per la loro gestione, hanno richiesto uno sfruttamento indiscriminato delle materie prime, soprattutto del legname, indispensabile per la costruzione di navi.
Infatti l’industria della guerra, come ci documenterà Michele Vello, si è avvalsa della maestria degli spadai bellunesi che, grazie alla reperibilità di ottime materie prime e utilizzando l’acqua dell’Ardo, diedero vita ad un vero e proprio distretto preindustriale, capace di dialogare con l’Europa intera.
E sempre la guerra richiede l’attuazione, nei punti nevralgici, di strategie difensive che comportano la costruzione di mura, castelli, torrioni, strade fortificate, come ci illustreranno Mauro Vedana  che ha studiato l’evoluzione di queste strutture nel territorio bellunese prima e dopo le guerre cambraiche e Matteo Melchiorre che, partendo da documenti d’archivio, datati 1206, ha ricostruito la storia della via di Schener, nell’itinerario da Feltre verso il Primiero, luogo di incontro tra  mondo asburgico e mondo veneziano.

Gli incontri, coordinati da Rosetta Girotto Cannarella, prenderanno il via giovedì 9 febbraio 2017, alle ore 17:30, presso la sala Bianchi in viale Fantuzzi , 11.




Ravenna

5 marzo 2017

Un mosaico di capolavori

A Ravenna si respira Arte, Storia e Cultura. Riconosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze storiche e artistiche, la città conserva  il più ricco patrimonio di mosaici databili tra il V e il VI secolo d.C. all’interno dei suoi splendidi edifici religiosi paleocristiani e bizantini, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Percorrere il suo centro storico a piedi è come rivivere una storia millenaria che, partendo dall’epoca romana attraversa l’epoca rinascimentale e giunge sino all’Ottocento, quando la città fu riscoperta da visitatori celebri quali Lord Byron, Oscar Wilde, Sigmund Freud e Gustav Klimt.

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Programma

Ore  5:30 – Partenza da Belluno (p.le Stazione) – via Ponte Alpi e autostrada.
Chi volesse usufruire della fermata allo Stadio è pregato comunicarlo in Sede.

Ore  9:30 – Arrivo a Ravenna, incontro con la guida e inizio  della visita alla città. Percorreremo  a piedi il suo centro storico: Chiesa di San Giovanni Evangelista, fatta costruire da Galla Placidia nella prima metà del V secolo per sciogliere un voto; Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, costruita da Teodorico, che presenta splendide decorazioni musive; Battistero degli Ariani, dove si avverte l’influenza ellenistica, è l’unico battistero conosciuto nato per il culto ariano; la centralissima Piazza del Popolo; la Tomba di Dante;

PRANZO libero
(Per chi lo desidera è possibile prenotare il pranzo presso un Ristorante di Ravenna)

Pomeriggio – visita guidata ad una delle meraviglie della città vicaria di Bisanzio con la splendida Basilica di San Vitale ed infine la grandiosa e solenne Sant’Apollinare in classe con gli splendidi mosaici policromi del suo catino absidale.

Al termine rientro a Belluno dove l’arrivo è previsto in tarda serata.

Programma dettagliato in sede




Corso di storia

XVIII edizione anno 2017

Corso di storia e cultura locali

Il Seicento
Gli ultimi ruggiti del leone: Belluno, Feltre, Cadore alla periferia delle grandi guerre del XVII secolo

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Giovedì 9 febbraio
La guerra degli Uscocchi e la grande congiura contro Venezia.
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 16 febbraio
Morire per la gran sultana: la guerra di Candia.
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 23 febbraio
Francesco Morosini “Il Peloponnesiaco” e la guerra della Sacra Lega.
Relatore: Francesco Piero Franchi


Giovedì 2 marzo
Evoluzione delle fortificazioni veneziane nel territorio bellunese prima e dopo le guerre Cambraiche
Relatore: Mauro Vedana


Giovedì 9 marzo
Il Passo di Schener: chiusure e aperture di un confine tra il mondo asburgico e il mondo veneziano.
Relatore: Matteo Melchiorre


Giovedì 16 marzo
Industria, arte, mito degli spadai bellunesi.
Relatore: Michele Vello


Gli incontri si terranno a Belluno presso la Sala Bianchi in Viale Fantuzzi, 11 con inizio alle ore 17:30.
Coordinatrice: Rosetta Girotto Cannarella

Informazioni in sede




Venezia

10 marzo 2016

La Città e l’Oriente

L’itinerario proposto è un percorso che attraverso l’arte e la storia di Venezia porterà alla scoperta delle diverse tradizioni religiose che, nel corso dei secoli, hanno partecipato alla vita politica e sociale della città e che ancora oggi sono una viva testimonianza del suo passato.
Per apportare vitalità e proteggere i suoi interessi marittimi e i suoi scambi commerciali con l’Oriente, la Serenissima ha sempre accolto e si è sempre fatta garante della tutela della giustizia e del rispetto dell’individuo e dell’integrazione tra etnie, senza distinzione di costumi, colori e religioni.
Armeni, cristiani, ebrei, ortodossi si sono incontrati in questa città che per sua natura, per la sua struttura sociale e per la sua vocazione economica è da sempre aperta ai rapporti con culture diverse.

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Programma

ore  7:00  – ritrovo dei partecipanti davanti alla Stazione Ferroviaria di Belluno, tempo a disposizione per acquistare il biglietto, che è individuale, e partenza con il treno delle 7:16  (cambio a Conegliano) per Venezia.

ore  9:30  – arrivo a Venezia e pian piano ci avviamo a piedi verso la parte greca della città dove troveremo la guida. Visita alla chiesa cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, conosciuta con il nome di San Giorgio dei Greci (1536/1577), è la più antica e storica chiesa dell’Ortodossia nella diaspora e che è stata per interi secoli una delle più splendide chiese ortodosse nel mondo. La sua costruzione si è resa possibile grazie ai contributi dei greci ortodossi di Venezia e dei marinai greci di passaggio nella città.
Il campanile pende da quando fu costruito, aggiungendo una nota pittoresca all’elegante complesso monumentale.  Visita quindi all’adiacente Museo delle Icone bizantine che accoglie rari dipinti del XIV-XVIII sec, molte icone, ma anche codici miniati, paramenti sacri ricamati in oro e oggetti di piccolo artigianato di grande valore storico ed artistico.

Pranzo  LIBERO

ore 15:00 – appuntamento al Ghetto per la visita guidata alle Sinagoghe e al Museo. Tra i suoi tanti primati Venezia vanta quello del più antico e meglio conservato fra i quartieri ebraici del Vecchio Continente, nato nel 1516 in seguito alle disposizioni del Governo della Serenissima, che confinava gli ebrei in una zona circoscritta della città. L’atmosfera d’altri tempi e l’inconfondibile fisionomia della zona, con calli e campielli bordati da case altissime e fatiscenti, è uno dei motivi che ne fanno una visita da non perdere.

A fine visita (16:30 circa) si potrà comperare i caratteristici dolci ebraici e girovagare per le calli dirigendosi verso la stazione.

ore 17:31 – partenza con il treno da Venezia (cambio a Conegliano) per il rientro a Belluno, dove l’arrivo è previsto alle ore 19,42.

PRANZO: Per chi lo desidera è possibile prenotare un pranzo Kosher in ristorante tipico € 27 (antipasti israeliani con Falafel e Pita fatta a casa; Carciofi fritti (una specialità del Ghetto); Cous Cous con verdure e Cous Cous con pesce; Latkes (specialità ebraica); una bibita o una bottiglia di acqua minerale; torta e caffè)

Programma dettagliato in sede