Russia, un paese ancora sospeso tra passato e presente

Commenti di viaggio

A Mosca tra chiese e monasteri. A San Pietroburgo tra dimore regali e dinastie. E sopra la selva di cupole dorate, pinnacoli multicolori e palazzi tinta pastello, un cielo azzurro punteggiato di nuvolette bianche. “Condizione eccezionale per un periodo di così tanti giorni” ci hanno detto. E noi 28 del Ctg ce le siamo godute tutte quelle giornate, insieme con le diverse pennellate dei boschi, dei fiumi e del mare. La tavolozza della Russia che abbiamo visitato un mese fa è stata questa. Splendida!


Il primo impatto è stato con la grande Mosca, luccicante, ancora sospesa tra passato e presente. Poi la nordica San Pietroburgo proiettata verso il futuro; nessuno la chiama più Leningrado, solo in Italia si sente pronunciare questo nome. E in mezzo l’Anello d’Oro dove il tempo s’è preso una pausa e dove le piccole città si gloriano dei loro gioielli pieni di storia.

È un strana sorte quella della Russia: dai grandi fasti ai gradi tonfi. Dall’orgoglio patriottico a una specie di complesso d’inferiorità. Negli ultimi 300 anni della sua storia questo Paese ha sempre avuto uno zar che domina e un popolo che spera. Dai Romanov ai Lenin ai Putin. Ognuno diverso e tutti con un solo dictat: comandare. E con un ricorrente imperativo, unico e differente, sul culto: su le chiese, giù le chiese e di nuovo su le chiese. Ci hanno messo del loro anche le guerre a far piazza pulita di palazzi, monumenti e luoghi di culto. Nel nostro gruppo di turisti da una parte si sente bisbigliare “colpa dei tedeschi” e dall’altra “colpa dei russi”. Di sicuro a colpire se stessi sono stati i sovietici. Ma ecco che è arrivata la terza epoca zarista con il plenipotenziario Putin che, dominato dallo zelo, edifica strade, ponti e grattacieli, rimette in piedi gli antichi palazzi e le cattedrali ed erige centinaia di nuove chiese. Putin capovolge tutto in Russia, dando spazio al capitalismo tanto aborrito dal comunismo e anche facendo del cristianesimo ortodosso la religione di Stato. In quest’ultimo caso credo che la spiegazione più verosimile sia quella di dire a chi ha orecchie: “Alt, qui non si entra!”. Cecenia docet!
Un dato è certo: in questa parte di Russia si lavora e le città sono pulite. A Mosca si è voluto realizzare anche la city: un pugno di grattacieli che messi a confronto con quelli di Dubai (tanto per fare un esempio) fanno tenerezza. Pure San Pietroburgo ha voluto la sua torre, anche se in verità sembra un solitario dito medio alzato nella zona del porto e a poca distanza dai grandi casermoni di epoca sovietica. Maestosi però sono i nuovi lunghi e larghi viadotti e le sopraelevate alla foce della Neva (da pronunciarsi con l’accento, ci è stato detto) sul Golfo di Finlandia.

Le meraviglie in Russia spesso ti tolgono il fiato. Da brividi sono i capolavori dell’Ermitage a San Pietroburgo, come lo sono le stazioni della metropolitana o la Piazza Rossa a Mosca. A farti rimanere a bocca aperta in ogni posto visitato sono le architetture e gli affreschi delle cattedrali, le dimore settecentesche delle zarine, i monasteri dell’Anello d’oro. Ho provato grande emozione nel trovarmi davanti alle sepolture di sommi scrittori e musicisti conosciuti attraverso la letteratura e le note immortali. Profonda commozione invece ha pervaso tutti noi quando, nel monastero di Sant’Eutimio a Suzdal, siamo entrati nel piccolo museo di guerra che custodisce cimeli, foto e scritti da far rabbrividire. È quel che resta dei soldati italiani imprigionati e morti dopo lunghe marce a temperature di oltre 20 gradi sotto lo zero sulla steppa innevata. Ancora tanto raccoglimento e qualche preghiera ci hanno unito intorno alla tomba comune nel bosco dove sono sepolti i nostri connazionali.
Un commento sull’industria del turismo in Russia? C’è ancora tanto da fare, a partire dalla doppia scritta di località, vie, piazze che sia diversa dal cirillico. La cucina? Stendiamo un velo pietoso. Il servizio? Un altro velo.

Maria Zampieri