Per un battito di … Giglio

Apro gli occhi: un profilo di tenue verde accoglie dolcemente l’azzurro del cielo. Non vedo più monti e rocce ma fluttuanti colline e vasti prati interrotti ogni tanto dalla presenza rassicurante della chioma tondeggiante di pini solitari che invogliano al benessere. Dove l’orizzonte diventa una linea diritta ed il colore marrone della terra bruciata si alterna al blu scuro delle acque si propaga la quiete del Lago di Burano. Qui, come anche nel Parco della Maremma, la natura è a casa propria ed è curioso e stupisce sempre come anche le più scontate conoscenze diventino invitanti scoperte quando l’uomo libera la propria passione ed ama ciò che fa.

Apro gli occhi: diventa difficile scorgere i resti della Torre di Capo d’Uomo anche se siamo sulla cima dell’Argentario e ad un passo dal toccarne la fredda pietra. La nebbia confonde ma dà ampio spazio all’immaginazione per farci diventare d’un colpo le anime vaganti di tutti coloro che un tempo lontano potevano avvistare da quassù il mondo prima che giungesse ai propri piedi e decidere se diventare eroi o semplici comparse.
Apro gli occhi: vari livelli di cupe nuvole fanno da contorno ad un’emozionante dirupo di roccia tufacea la cui sommità è stata magistralmente trasformata dall’uomo in sorprendenti costruzioni.
Appare come sospesa Pitigliano ed è difficile capire se sia più influente il colore e la conformazione di quella pietra o la capacità di fondersi e trarre da essa forza e poesia. Che sia stato per necessità od anche grazie a fortunate combinazioni storiche, ciò che riempie di speranza è che la capacità di costruire bellezza e positività dura nel tempo, parla e viaggia nei più differenti animi e ci invoglia ad aggiungere un frammento in più.
Apro gli occhi: mi inebrio di natura e ne sento il rispetto. Dalla via Cava di San Giuseppe, scavata in profondità nel tufo quale importante via di comunicazione, all’immenso mare di pini che come un tappeto si stende sino alla costa, alla spiaggia dove sembrano sculture i tronchi portati a riva dalle onde, agli ulivi argentei sorpresi a chiacchierare ora con distese di margherite ora con allegri gialli sinapsis, prodigiosa e preziosa sempre accompagna il nostro andare e lo arricchisce di colori, profumi e ricordi, così che i diversi luoghi del mondo si accomunano e ci riconoscono.
Apro gli occhi: un quadretto di piccole e colorate abitazioni sorride alle nostre inquadrature: ecco il Giglio. Sia che la si prenda dal porto, che dalla Torre del Campese, che da ogni passo percorso per raggiungere il dominate borgo medioevale del Castello, non c’è uno scorcio che sminuisca la sua potenza ed insieme dolcezza e guardarla dall’alto libera il cuore. Sembra un’isola forte, anche se un errore l’ha incrinata, anche se il dolore avrà sempre un’eco tra le sue onde. L’uomo sbaglia e poi magistralmente ripara, produce cose mirabili per inciampare magari nelle banalità, ma ciò che sorprende è vedere come la forza che spinge il suo genio sia un’amalgama tormentata della sua fragilità.
Apro gli occhi: l’aver dovuto rinunciare all’isola di Giannutri ci ha permesso di entrare in un mondo di ammirazione. Al centro della piazza di Massa Marittima con davanti il Duomo e la sua scalinata ed un girotondo di palazzi alle spalle non si può che restare incantati. Insieme alla storia si respira anche tranquillità come se il tempo avesse portato il giusto equilibrio di talento e bellezza, di potere e divinità.
Apro gli occhi: non è l’emozione che mi fa scendere le lacrime ma l’impertinenza di un fastidioso e sferzante vento che oltre ad insinuarsi tra le viuzze delle cittadine e nascondersi dietro ogni angolo di muro, a modellare i tronchi degli alberi, a scolpire sia le rocce friabili che quelle resistenti, ci ha inseguiti, scompigliati, rivoltati, elettrizzati senza alcuna pietà. Dobbiamo forse a lui l’intraprendenza dei due “sirenetti” sulla Spiaggia Collelungo? Di uno (Giorgio) abbiamo goduto del tuffo marino fuori stagione, dell’altro (Anacleto) abbiamo seguito la danza propiziatoria del piede in ammollo che tenta il volo.
Apro il cuore: per sentirlo non mi serve aprire gli occhi.
Batte piacevolmente sorpreso per la contentezza di aver incontrato un gruppo che, pur ampio e vario, ha saputo mantenere compattezza e flessibilità.
Batte di ammirazione notando come anche chi è costretto a rinunciare ad andare oltre possa farlo con un sorriso e come la tenacia e la voglia di vita spingano a superare impensabili limiti e passo dopo passo arrivare sino alla cima e non solo del Giglio.
Batte di gratitudine per aver ricevuto nel bisogno aiuto e comprensione, disponibilità e sostegno.
Batte di gioia visto che la capacità di alcuni ha saputo risvegliare gli animi portando canti ed allegria.
Batte di riconoscenza per l’impegno impiegato perché, sia nel passato ed ancor più oggi, sembra facile ma agire non è da tutti.
Riapro gli occhi e sorrido soddisfatta perché ….. ci siete.

Sara