La consistenza della… Creta

Non avevo mai fatto caso agli alberi di carrube.
Hanno una chioma grande ma molto composta, un tronco a volte contorto ma solido e ben piantato, delle foglie lucide di un verde intenso, un frutto coriaceo ed un seme altrettanto duro e resistente, un tempo usato per pesare l’oro.
Li trovi isolati, sparsi qua e là e quasi ti vengono incontro a segnalare una presenza di vita in questa parte di ISOLA di CRETA il cui suolo dominato da rocce aspre e taglienti fa da padrone.

Nonostante l’arsura, la poca terra rossa, il vento sferzante, il sole cocente, loro sono diventati grandi, forti, fieri, alteri e la loro dignità addolcisce ed accompagna le sterminate distese di arbusti di timo, erica e lentisco che con caparbietà conquistano la luce riducendo al minimo le proprie esigenze vegetative.
Le difficoltà segnano ma non fermano né la forza della natura né l’orgoglio dell’uomo che dignitosamente costruisce, piega, strappa al mare spiagge e radure per seminare, coltivare, sopravvivere.
Una terra per gente tenace, che non teme il cielo dal quale ottiene acqua e neve per dissetare, nè il mare che porta diversità, né la lotta costante con l’ignoto.

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Forse perché l’abbiamo percorsa in questi giorni d’inverno con nessuna confusione e sconfinati silenzi…
Forse perché ho sentito sulla pelle la sferzata del vento e della neve proprio lì a poca distanza dal mare in un giorno di marcia…
Forse perché ho ascoltato il belare straziante di un capretto appena nato ed il suo disperato richiamo alla ricerca della madre e perché con frustrante rassegnazione ne ha lasciato un altro in balia della legge del più forte e della morte…
Forse perché ho avvertito le innumerevoli gole – quelle di Samarià, di Aradena – che dall’interno aprono dei varchi profondi verso il mare, come delle intime ferite…
Forse perché ha saputo rendere perigliosi i nostri percorsi tra pietre e scogli mettendo a dura prova agilità e resistenza e ci ha quasi respinti soffiandoci contro un vento forte ed autoritario…
Forse perché in certi momenti è riuscita persino a metterci in discussione, a disarmarci, trovandoci vulnerabili con noi stessi e con gli altri…
… io l’ho percepita come una sfida.

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Facile arrivare su un’isola ed appropriarsi delle sue bellezze e delle sue particolarità.
Difficile è entrare nelle sue verità, comprenderne i comportamenti, le credenze, le abitudini, senza giudicare o portare via ma accettandone la dignità e la dinamicità.
Creta ha messo a dura prova l’equilibrio di Luigina, scosso le caviglie di Matilde ed Antonia, ha sferrato un pugno all’occhio di Annalisa mandandole in frantumi gli occhiali e truccando la sua spavalderia, costretto Gigi e Gemma a far compagnia all’autista ed immolarsi sulla tavola del buon pesce, fatto ansimare Elisabetta piazzando salite dietro ogni curva, reso silenzioso Anacleto dosandogli la “ricarica” piano piano, spinto Lucia a stringere intimi rapporti con tutti i cespugli della strada da Balos a Falassarna, Lorenzo ad ammettere che “l’antica acqua di Lissos” era un tantino pesante e costretto tutti noi a deviare su percorsi più agibili.
Ma quando si è accorta che nulla poteva ostacolare il nostro desiderio di cammino e di scoperta e che mai ci saremmo arresi, allora l’isola ha dato il meglio di sè.
Ha tolto il velo di nebbia e ci ha regalato un magnifico giorno primaverile, ha ritoccato le nubi creando spettacolari sfumature di chiaroscuri, reso il mare talmente azzurro da spingerci ad immergere i piedi e desiderare di perdersi dentro, disseminato coralli tra la sabbia e svelato la “Vie en rose” ai nostri occhi, appostato chiesette solitarie ma rivelatrici in angoli impensabili e spettacolari, addobbato di squisite arance gli alberi più belli, fatto sbocciare tra una pietra e l’altra il fiore splendido della mandragora e ci ha salutati amichevolmente con il belare calmo delle suoi abitanti a quattro zampe.

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La sua “consistenza” mi ha fatto capire che senza sfide nessuno di noi sarebbe spinto a cercare e dare il meglio di sé, che vale la pena lottare contro qualche paura piuttosto che non spingerci mai verso orizzonti nuovi, che se si affronta una sfida con un atteggiamento positivo risulta tutto più leggero e che la sfida più grande è quella di non percorrere la strada da soli ma di cercare di unire le forze per realizzare qualcosa insieme.
Forse per me non è stato amore a prima vista ma uno di quelli che si rivelano piano piano e spingono alla conoscenza oltre i confini. In fondo è questo che dà significato al nostro come a qualsiasi viaggio sia fuori che dentro di noi. Che dite: accettiamo la sfida?

Sara